La gente ha parlato: cosa dicono i sondaggi globali sulla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran

Ad eccezione di Israele, l’opinione pubblica in tutto l’Occidente è sempre più contraria alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. (Progetto: Cronaca Palestinese)

Nuovi sondaggi d’opinione rivelano un’ampia opposizione globale alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con un forte sostegno presente principalmente in Israele.

Punti chiave

  • Sondaggi recenti negli Stati Uniti condotti all’inizio di marzo 2026 mostrano che solo circa un quarto degli americani sostiene un’azione militare contro l’Iran.
  • L’opinione pubblica europea è anch’essa fortemente contraria all’intervento, con maggioranze contrarie all’escalation militare in diversi paesi.
  • I sondaggi israeliani mostrano un sostegno interno schiacciante alla guerra, con oltre l’80 percento a favore di un’azione militare.
  • In tutto il mondo arabo, un importante sondaggio regionale pubblicato a febbraio 2026 mostra un netto rifiuto della normalizzazione con Israele.
  • Il divario nei sondaggi evidenzia una netta divisione tra l’opinione pubblica israeliana e gli atteggiamenti in gran parte del mondo.

Sondaggi globali

Mentre la guerra israelo-statunitense contro l’Iran continua a intensificarsi, l’opinione pubblica in gran parte del mondo appare molto meno entusiasta di quanto le politiche governative possano suggerire.

Una serie di recenti sondaggi d’opinione condotti negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente rivela un modello sorprendente: mentre gli israeliani sostengono in modo schiacciante la guerra, l’opinione pubblica in molte altre regioni rimane scettica o fortemente contraria all’escalation militare.

I dati, raccolti nelle ultime settimane da diversi importanti istituti di sondaggi e centri di ricerca, suggeriscono che il conflitto sta affrontando una crescente resistenza non solo in Medio Oriente, ma anche tra l’opinione pubblica occidentale.

USA: Supporto limitato

Negli Stati Uniti, un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato il 1° marzo 2026 ha rilevato un sostegno relativamente basso a un’azione militare contro l’Iran.

Secondo il sondaggio, il 27 percento degli americani ha dichiarato di sostenere gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, mentre il 43 percento si è opposto agli attacchi e il 29 percento ha dichiarato di non essere sicuro.

Il sondaggio ha evidenziato una divisione significativa lungo linee di parte. Gli elettori repubblicani erano più propensi a sostenere l’azione militare, mentre democratici e indipendenti erano molto più scettici.

Un altro recente sondaggio della Quinnipiac University, pubblicato il 5 marzo 2026, ha raggiunto conclusioni simili. Il sondaggio Quinnipiac ha rilevato che il 53 percento degli americani si opponeva all’azione militare statunitense contro l’Iran, mentre il 40 percento la sosteneva.

Lo stesso sondaggio ha anche rivelato una profonda riluttanza verso un conflitto più profondo. Secondo Quinnipiac, il 74 percento degli americani si oppone all’invio di truppe di terra statunitensi in Iran, sottolineando una diffusa preoccupazione per un’altra grande guerra in Medio Oriente.

Nel complesso, i sondaggi suggeriscono che il sostegno pubblico americano all’escalation rimane limitato, soprattutto quando si solleva la possibilità di un conflitto prolungato.

Opinione pubblica europea

In tutta Europa, i dati dei sondaggi indicano uno scetticismo simile nei confronti della guerra.

In Spagna, un sondaggio condotto dal Centro ufficiale per la Ricerca Sociologica (CIS) del paese e pubblicato all’inizio di marzo 2026 ha rilevato che il 76 percento degli spagnoli si oppone a un intervento militare contro l’Iran.

Il sondaggio è stato ampiamente citato nei dibattiti sul rifiuto della Spagna di sostenere l’escalation militare nel conflitto.

L’opinione pubblica in Gran Bretagna mostra anche una forte resistenza a una guerra più ampia. Un sondaggio YouGov condotto dal 30 al 31 gennaio 2026 ha rilevato che il 57 percento degli intervistati britannici si opponeva all’azione militare statunitense contro l’Iran, mentre solo il 17 percento la sosteneva.

In tutta l’Europa occidentale in generale, precedenti sondaggi YouGov EuroTrack pubblicati alla fine del 2025 hanno rilevato che solo dal 14 al 28 percento degli europei sostiene la fornitura di assistenza militare a Israele in un potenziale conflitto con l’Iran, mentre un numero significativamente maggiore si oppone a tale coinvolgimento.

Questi dati suggeriscono che l’opinione pubblica europea rimane cauta riguardo all’escalation militare in Medio Oriente, soprattutto dopo decenni di costosi conflitti in Iraq e Afghanistan.

Israele: Forte sostegno alla guerra

L’opinione pubblica all’interno di Israele rappresenta un netto contrasto.

Un sondaggio condotto dall’Israel Democracy Institute il 2–3 marzo 2026 ha rilevato un sostegno israeliano schiacciante alla guerra contro l’Iran.

Secondo il sondaggio, l’82 percento degli israeliani sostiene la campagna militare contro l’Iran. Tra gli israeliani ebrei, il sostegno era ancora più alto, raggiungendo il 93 percento.

I sondaggi suggeriscono che la guerra gode di un forte sostegno in gran parte della società israeliana, anche se altrove il sostegno appare molto più limitato.

Opinione pubblica araba

Oltre a Israele e al mondo occidentale, i sondaggi in tutta la regione araba indicano un’altra tendenza importante.

L’Arab Opinion Index 2025, condotto dall’Arab Center for Research and Policy Studies e reso pubblico nel febbraio 2026, ha intervistato più di 40.000 intervistati in 15 paesi arabi, rendendolo uno dei più grandi sondaggi d’opinione mai condotti nella regione.

I risultati hanno rivelato un’opposizione schiacciante alla normalizzazione con Israele.

Secondo il sondaggio, l’87 percento degli intervistati ha dichiarato di opporsi al riconoscimento di Israele, mentre solo il 6 percento ha sostenuto la normalizzazione.

In diversi paesi, l’opposizione era ancora più alta. In Libia, il 96 percento ha rifiutato la normalizzazione, mentre in Giordania e Kuwait la percentuale ha superato il 90 percento.

Il sondaggio ha inoltre rilevato che Israele continua a essere visto da un gran numero di arabi come la minaccia più grande alla stabilità regionale.

I risultati sono particolarmente significativi dato il clamore diplomatico che circonda gli Accordi di Abramo firmati da diversi governi arabi negli ultimi anni.

Nonostante tali accordi, il sondaggio mostra che il sostegno alla normalizzazione tra i pubblici arabi rimane estremamente basso—ben al di sotto delle popolazioni dei paesi i cui governi hanno normalizzato le relazioni con Israele.

La nostra valutazione strategica

I dati emergenti dei sondaggi indicano una realtà geopolitica più ampia.

La guerra lanciata da Israele e sostenuta dagli Stati Uniti contro l’Iran sembra incontrare una resistenza significativa non solo sul campo di battaglia ma anche nell’opinione pubblica.

Uno degli obiettivi strategici originali ampiamente discussi dagli analisti era la possibilità che la pressione sull’Iran potesse portare a un cambio di regime o a una destabilizzazione interna. Un’altra era la speranza che attori regionali—inclusi stati arabi o altre forze regionali—potessero unirsi allo scontro contro Teheran.

Finora, nessuno dei due obiettivi sembra vicino a essere realizzato.

Invece, i dati dei sondaggi suggeriscono che la guerra manca di un ampio sostegno internazionale tra le principali popolazioni, inclusi americani ed europei.

Diversi fattori aiutano a spiegare questo schema.

Primo, c’è una diffusa stanchezza di guerra in tutto l’Occidente dopo decenni di interventi militari. La guerra in corso in Ucraina e le sue conseguenze economiche hanno già messo a dura prova la pazienza pubblica di fronte ai conflitti internazionali prolungati.

In secondo luogo, le narrazioni dei media occidentali mainstream che hanno tentato di presentare la guerra come necessaria o difensiva non sono riuscite a generare un ampio sostegno pubblico. Anche tra molti sostenitori del presidente USA Donald Trump, l’entusiasmo per un’altra guerra in Medio Oriente rimane limitato.

In terzo luogo, l’eredità della guerra in Iraq del 2003 continua a plasmare gli atteggiamenti pubblici, in particolare in Europa e nel Regno Unito. Il danno reputazionale associato a quel conflitto—soprattutto per figure come l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair—ha lasciato i governi cauti nel sostenere nuove guerre le cui conseguenze a lungo termine restano incerte.

Un altro fattore che sta influenzando l’opinione pubblica globale è il genocidio a Gaza.

La campagna di sterminio in corso di Israele a Gaza ha generato una diffusa rabbia e condanna in gran parte del mondo, inclusi Europa e Stati Uniti. La devastazione e la crisi umanitaria a Gaza hanno danneggiato significativamente l’immagine internazionale di Israele e hanno reso molte persone profondamente scettiche verso le azioni militari israeliane altrove.

Per molti osservatori, la guerra contro l’Iran è quindi vista non come un conflitto isolato, ma come parte della più ampia escalation regionale legata alla guerra israeliana a Gaza.

Allo stesso tempo, i tentativi di rappresentare il conflitto come una più ampia lotta regionale tra arabi, curdi e iraniani sembrano fallire.

L’Indice dell’Opinione Araba mostra che la schiacciante maggioranza degli arabi continua a considerare Israele—e non l’Iran—come il loro principale avversario regionale.

L’unico luogo in cui sembra esistere un ampio sostegno pubblico alla guerra è all’interno di Israele stesso.

Questa realtà rafforza la crescente percezione tra gli analisti che il conflitto non sia una campagna internazionale ampiamente sostenuta, ma piuttosto una guerra guidata principalmente da calcoli strategici israeliani.

Nel tribunale dell’opinione pubblica globale, la guerra appare sempre più isolata.

10/3/2026 https://www.palestinechronicle.com/

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