La penetrazione sionista in America Latina

La transizione al mondo multipolare nell’epoca del fascista sociopatico Donald Trump presenta un duplice aspetto: in Asia occidentale la “coalizione di Epstein” ha perso la guerra di Hormuz, assistendo – su un altro versante geopolitico – in Ucraina ed Asia orientale all’ascesa della Russia come prima potenza militare mondiale e della Cina in quanto super-potenza economica globale; l’America Latina, al contrario, è ritornata ad essere il “cortile dello Zio Sam” con le sole eccezioni di Messico e Nicaragua. Domanda: Donald Trump, appoggiando in Brasile la dinastia Bolsonaro e in Argentina il filo-israeliano Milei, ha applicato la dottrina Kissinger sull’”impero corto” per evitare un collasso analogo a quello dell’impero romano, oppure ha aperto le porte ad una duplice (ed inquietante) prospettiva del sionismo israeliano: la costruzione dell’”Israele sudamericana” in Patagonia come base per la conquista dell’Antartide?

Nel 2017, Il miliardario anglo-israeliano Joe Lewis ha acquistato, sottraendoli alle popolazioni autoctone, immensi territori nell’Argentina meridionale e nel Sud del Cile. Le sue proprietà, che superano per estensione l’entità sionista, vanno dalla Terra del Fuoco fino al Lago Escondido, privando gli storici abitanti della sovranità alimentare e delle risorse idriche fondamentali; un progetto crudele di spoliazione della terra, concentrato nelle mani di pochissimi miliardari sionisti. Gli indios Mapuche, considerati dalla sinistra antimperialista sudamericana come i palestinesi dell’America Latina, hanno scoperto che l’MI6 britannico ed il Mossad hanno favorito la nascita della Resistenza Ancestrale Mapuche – RAM, una misteriosa organizzazione separatista finanziata dallo squalo George Soros, funzionale a staccare le rivendicazioni sacrosante degli indios dalla conflittualità di classe di matrice marxista e terzomondista. Israele ha accelerato un gigantesco progetto di spoliazione dei diritti fondamentali (terra, cibo/acqua, casa e lavoro) con l’intento di riattualizzare una parte delle teorie strampalate di Theodor Herlz: costruire uno “Stato ebraico” in America Latina, incentivando la penetrazione coloniale anglo-sionista in quei territori.

Il giornalista investigativo Thierry Meyssan Ci ha comunicato, con un eccellente articolo del dicembre 2017, che:

“Il miliardario ha costruito un aeroporto privato con una pista di due chilometri su cui possono atterrare aerei di trasporto civile e militare.

Dalla fine della guerra delle Malvine l’esercito israeliano organizza in Patagonia “campi di vacanza” (sic) per i suoi soldati. Ogni anno, da 8.000 a 10.000 soldati trascorrono due settimane nelle proprietà di Joe Lewis.

Se negli anni ’70 l’esercito argentino lanciò l’allarme per 25.000 nuovi alloggi rimasti inabitati, dando vita al mito del piano Andinia, oggi ne sono stati costruiti centinaia di migliaia.” 1

Il rilancio della restaurazione conservatrice in America Latina, piano di matrice anglo-sionista successivamente accolto da Donald Trump, non rappresenta un semplice rilancio della Dottrina Monroe: Israele sta cercando di militarizzare una porzione del pianeta, schiavizzando le popolazioni autoctone.

Brasile ed Argentina: due Paesi chiave per costruire un “impero-sionista” in America Latina

Il sionismo, a differenza di ciò che asserisce la “sinistra neoliberale”, non configura un progetto locale circoscritto alla colonizzazione della Terra di Palestina (“colonialismo d’insediamento”, utilizzando il linguaggio della “sinistra bianca”), ma un’ideologia neo-imperialista che guarda alla schiavizzazione dei popoli di gran parte della Terra. Il complesso militare-industriale israeliano contempla, subordinando alcuni settori di CIA e MI6, la costruzione di diversi imperi ebraico-fascisti militarizzando diverse aeree del pianeta; la conquista delle “terre rare” e le “guerre del ventunesimo secolo”, Israele ha pianificato un futuro da incubo, non soltanto per il “Medio Oriente”, ma per il mondo nella sua interezza.  

Il giornalista sionista Ben Sales del Times of Israel ha parlato del “momento di Israele in America Latina”. Ha scritto che “Gerusalemme come capitale di Israele è un’idea accolta con entusiasmo dai leader latinoamericani di destra (sic), desiderosi di seguire l’esempio della Casa Bianca, di ottenere il sostegno degli elettori evangelici (megasic!) e di beneficiare della tecnologia israeliana” (citato da Alfredo Jalife-Rahme). Un’idea delirante, per nulla sradicata dalla realtà fattuale: necrotizzare una massa abnorme di diseredati, attraverso l’ideologia promossa dalle lobby cristiano-evangeliche.

Scrive l’analista strategico Alfredo Jalife-Rahme:

“Il Brasile ha il maggior numero di pentecostali al mondo, con un censimento che conta 47 milioni di evangelici, principalmente pentecostali. Sebbene manchino statistiche precise, basandosi solo su risultati di sondaggi altamente discutibili, si potrebbe sostenere che quasi la metà di tutti i pentecostali siano “sionisti evangelici” ossessionati dalla “Grande Israele” che non è mai esistita. I premillenaristi/dispensazionalisti/neopentecostali della corrente guidata dal telepredicatore vescovo Edir Macedo si distinguono per il loro impero mediatico, le banche e i soci legati a Trump e alla lobby sionista AIPAC.” 2

Il sionista-revisionista Ben Sales sostiene che “anche in America Latina c’è un numero crescente di cristiani evangelici, molti dei quali sono desiderosi di invocare un significato teologico per il loro sostegno a Israele “. Ma nulla dura per sempre, perché “il sostegno regionale a Israele potrebbe anche raffreddarsi se, tra soli due anni, venisse eletto negli Stati Uniti un presidente meno filo-israeliano. E, come in altri paesi del mondo, i sondaggi d’opinione mostrano che, all’indomani della guerra di Gaza, il sostegno dei leader latinoamericani a Israele non è condiviso dai loro elettori” (cit. da Alfredo Jalife-Rahme). Israele per sopravvivere necessita della “Configurazione del Potere Sionista”, per dirla col sociologo marxista James Petras; le lobby filo-israeliane, un Cavallo di Troia della dittatura post-moderna più pericolosa del pianeta, non conoscono né giurisprudenza (es. il rispetto del diritto interno di altri Paesi) né demarcazioni territoriali, smembrando intere aree geografiche ed espellendone gli storici abitanti.

In Brasile, la dinastia mafiosa dei Bolsonaro, che da decenni finanzia gruppi paramilitari d’estrema destra, non è nient’altro che uno strumento docile del progetto talmudico della “Grande Israele” sudamericana: la balcanizzazione 3, nella logica bislacca del Mossad, di un sub-continente necessario per la transizione al multipolarismo.

Il fascismo del ventunesimo secolo concentra nelle mani di una classe capitalista transnazionale il potere coercitivo, privando il “popolo lavoratore” di terra, cibo/acqua, casa e lavoro; il neo-sionismo, va ben oltre, contemplando lo sterminio delle popolazioni oppresse un po’ come i proto-sionisti fecero con le popolazioni cananee. Israele, una distopia subumana (come direbbe il teorico marxista Amadeo Bordiga) che va oltre ogni limite.

https://www.voltairenet.org/article199044.html

Stefano Zacchinelli

8/10/2026 https://www.linterferenza.info/

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