La (ri)scoperta dell’America

12 ottobre 1492: l’espansione del sistema occidentale al resto del mondo

di Gabriele Germani

Come ogni anno il 12 ottobre si celebra la scoperta dell’America, avvenuta nel 1492 d. C. ad opera di Cristoforo Colombo su incarico degli allora regnanti di Spagna. Si tratta di una data evocativa e importante per la storia europea e mondiale: l’arrivo nel nuovo continente segnò per gli europei l’avvio di un ciclo storico completamente diverso dai precedenti, quel lungo processo di globalizzazione in cui siamo ancora immersi.

Il sistema-mondo Europa prendeva il largo e tramite i propri uomini armati e sacerdoti procedeva alla conquista dei mari e dei continenti altri. L’America veniva così forzosamente inserita nel sistema-mondo europeo, assieme alle coste africane, da cui la tratta degli schiavi e da qui iniziava quel lungo processo di accumulazione delle energie che avrebbe successivamente permesso nell’Ottocento l’attacco finale ai due giganti demografici ed economici del mondo in Asia: la Cina e l’India.

L’Europa era un’economia-mondo, un sistema politicamente e burocraticamente frammentato di Stati, città, famiglie, imprese, potentati e persino religioni in lotta tra loro. Come tutte le economie-mondo presentava una grande dinamicità, una grande capacità di innovazione e voglia di espansione.

La storia eurocentrica che noi studiamo è che gli europei “scoprono” il mondo. Questo introduce una serie di conseguenze logiche: la storia è solo quella europea, quella del sistema-mondo che identifichiamo con la propaggine occidentale del continente euroasiatico; lasciando fuori milioni di esseri umani nel corso di millenni e millenni di storia.

Viene non a caso fatta coincidere con questa scoperta anche la nascita dell’Età Moderna, altra concezione convenzionale. La grandissima maggioranza della popolazione europea continuò a vivere ignara della scoperta del resto del mondo, morendo e coltivando lo stesso campo per tutta la vita, non spostandosi mai oltre il proprio circondario, ancora per secoli e secoli. Parte della popolazione rurale europea uscì dal Medioevo solo con la Prima Guerra Mondiale.

Ora la scoperta dell’America diventa così data politico-economica, data di conquista ed espansione del sistema occidentale, in qualche modo di un proto-capitalismo, al resto del pianeta. La messa a risorsa del mondo.

Altro episodio importante della conquista dell’America, nome forse più corretto, è quello di Cortés che giunto in Messico decide di far bruciare le proprie navi. Si può solo andare avanti, il tempo non è più quello dei campi, del lunghissimo Medioevo fatto di preghiere circolari dalla mattina alla sera, un tempo di Dio; al contrario ora la Storia entra prepotente, il tempo diventa una freccia. I soldati spagnoli sbarcati in Messico non possono che conquistare e uccidere con ogni mezzo gli Aztechi e gli altri nativi, il tempo non può più essere riavvolto.

Decisivo è anche il concetto di scoperta, che segnala un nuovo mondo di pensieri, più che geografico. Gli europei non trovano, non si affidano a fortuite divinità, ma scoprono, il loro ingegno li rende artefici del loro stesso destino. Non importano i precedenti storici, non importa la precedente scoperta dell’America settentrionale da parte dei Vichinghi, le scoperte sono effettuate da chi ne ha consapevolezza, non scopri qualcosa che non sai di aver scoperto.

Anche la precedente presenza dei nativi americani, che vivevano nel continente da millenni, è stata colpevolmente ignorata. L’idea di scoperta è servita a far sembrare che la terra e le risorse lì presenti fossero di nessuno. I nuovi arrivati possono così appropriarsene, senza doversi giustificare. Non è furto, ma sfruttamento di risorse altrimenti abbandonate.

La domanda che dobbiamo porci è se dunque sia corretto, nonostante la consapevolezza dei crimini coloniali, parlare di scoperta dell’America e non di invasione delle Americhe. L’idea stessa di scoperta serve a giustificare un mondo coloniale che spazia dalla cancellazione di Aztechi, Inca e tutti i popoli nativi americani, fino alla scoperta dell’Australia, dagli stati fantoccio del Sudafrica dell’apartheid fino all’occupazione israeliana in Palestina. A mancare è dunque una consapevolezza dei crimini coloniali, del profondo legame tra capitalismo e colonialismo, tra espansione sui mari e messa a profitto di tutti i corpi, della natura e del tempo.

Quel legame profondo e inconfutabile tra capitalismo e genocidio.

12/10/2026 https://www.capibara.media/

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