La Toscana di fronte al rischio climatico: acqua, città e sicurezza nel nuovo scenario
Recentemente è stato presentato lo studio “La Toscana è centrale. Dalle città alle città-spugna” a cura di Erasmo D’Angelis e Mauro Grassi di Fondazione Earth and Water Agenda, che analizza in modo sistemico i rischi legati al cambiamento climatico e alla gestione delle acque nei territori urbani, con particolare riferimento ai 65 comuni della Toscana centrale.
Un territorio sempre più esposto agli effetti del clima
La Toscana centrale è oggi uno dei territori italiani più esposti agli effetti del cambiamento climatico. Il nuovo studio analizza in modo approfondito i rischi legati all’acqua – alluvioni, piogge intense, instabilità idrogeologica – mettendo in evidenza come l’aumento delle temperature e degli eventi estremi stia già modificando profondamente gli equilibri territoriali.
Secondo il report, il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale e anche in Toscana il trend è chiaro: dal 2000 le temperature sono in costante crescita e il decennio 2010-2020 è stato il più caldo degli ultimi 150 anni . Le proiezioni indicano un possibile aumento fino a +2,9°C entro fine secolo, con effetti diretti sull’intensità delle precipitazioni e sulla frequenza degli eventi estremi.

Il nodo strutturale: l’acqua nelle città
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda il modo in cui l’acqua interagisce con gli spazi urbani. In Toscana centrale, molti corsi d’acqua minori sono stati nel tempo tombati e inglobati nel tessuto urbano, trasformando le città in veri e propri “nodi idraulici”.
Questi sistemi, progettati in passato per gestire portate limitate, oggi non sono più adeguati. Le piogge intense tendono a concentrarsi in tempi brevi e le reti fognarie non riescono a smaltire i volumi d’acqua, aumentando il rischio di allagamenti .
Il database sviluppato nello studio analizza 65 comuni della Toscana centrale, mappando il reticolo idraulico, i tratti intombati e le aree a rischio, offrendo per la prima volta una visione integrata e sistemica del problema .
Un rischio già evidente: i costi delle alluvioni
Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura ma una realtà già in atto, con impatti economici rilevanti.
I dati riportati nello studio sono significativi:
- oltre 1 miliardo di euro di danni nel 2025
- circa 2,7 miliardi nel 2023
Questi numeri dimostrano come la gestione emergenziale sia ormai insufficiente: intervenire dopo gli eventi costa molto più che prevenire.

Dalla difesa alla resilienza: il modello delle “città spugna”
Lo studio propone un cambio di paradigma: non più contrastare l’acqua, ma conviverci e gestirla in modo intelligente.
Il modello di riferimento è quello delle “città spugna”, già adottato in diverse metropoli internazionali. L’obiettivo è aumentare la capacità dei territori urbani di assorbire, trattenere e rallentare l’acqua attraverso soluzioni basate sulla natura:
- aree verdi permeabili
- bacini di laminazione
- recupero dei corsi d’acqua
- infrastrutture blu-verdi
Secondo il report, i 65 comuni analizzati hanno le condizioni per diventare un laboratorio avanzato di questo approccio in Italia .
Un sistema integrato di difesa
La strategia proposta si basa su un sistema multilivello che integra interventi strutturali e non strutturali. Tra gli strumenti principali:
- Pianificazione di bacino con opere idrauliche a monte
- Infrastrutture di contenimento come casse di espansione e argini
- Interventi urbani diffusi (città spugna)
- Monitoraggio e tecnologie di allerta
- Formazione e coinvolgimento dei cittadini
Si tratta di un approccio che combina ingegneria, pianificazione urbana e partecipazione sociale.
Tecnologie e conoscenza: una nuova frontiera
Lo studio evidenzia anche il ruolo crescente delle tecnologie avanzate:
- droni con sensori LiDAR e termocamere per l’ispezione dei tratti tombati
- robot per il monitoraggio delle condotte sotterranee
- modelli idrologici e database aggiornati per la gestione del rischio
Questi strumenti consentono una conoscenza molto più precisa del territorio, elemento essenziale per pianificare interventi efficaci.
Un piano da oltre un miliardo di euro
Per rendere operativo questo modello, lo studio propone un piano decennale da circa 1,1 miliardi di euro, articolato in diverse linee di intervento:
- infrastrutture di bacino
- interventi di città spugna
- difesa da frane e alluvioni
- tecnologie e monitoraggio
- manutenzione del territorio
L’obiettivo è chiaro: aumentare la sicurezza delle aree urbane e delle infrastrutture, riducendo al tempo stesso i costi futuri legati ai disastri.
Verso una nuova urbanistica dell’acqua
Il messaggio più forte dello studio è culturale prima ancora che tecnico: serve una nuova urbanistica dell’acqua.
Come sottolineato nel report, “se non puoi vincere contro l’acqua, devi lasciarla scorrere” . Questo significa ripensare le città non come sistemi impermeabili ma come ecosistemi capaci di adattarsi.
Una sfida per la Toscana (e per l’Italia)
La Toscana centrale può diventare un modello nazionale ed europeo di adattamento climatico, ma la condizione è una: passare rapidamente da una logica emergenziale a una strategia strutturale.
Il cambiamento climatico è già qui. La differenza la farà la capacità di trasformare il rischio in opportunità, costruendo città più resilienti, sicure e vivibili.
3/4/2026 https://ambientenonsolo.com










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