La violenza sulle donne di cui istituzioni e media non parlano neanche : le esposizioni a rischi professionali e ambientali
Crimini di pace senza (apparente) spargimento di sangue. Prendere atto, risarcire (con dignità) e soprattutto prevenire. Proposte oltre il “bla bla bla”
C’è una questione che non viene affrontata sufficientemente anzi viene tendenzialmente rimossa: il tributo che le donne pagano ad una organizzazione del lavoro nociva e costrittiva; come rimediare: intanto prendere atto e non rimuovere, poi risarcire velocemente e dignitosamente, ultimo e non ultimo: prevenire.
In concreto:
• Amianto e altri fattori di rischio : non è possibile che le donne colpite da malattie asbesto correlate e i loro familiari post-mortem debbano anche subire il distress di procedimenti in tribunale che sanciscano una verità già evidente; la letteratura scientifica parla di mesoteliomi paralavorativi, sono in realtà lavorativi a tutti gli effetti visto che sono la conseguenza del lavaggio delle tute inquinate da amianto che il cinico “datore di lavoro” (spesso pubblico de non LO STATO IN PRIMA PERSONA) ha lasciato trasportare a domicilio dai congiunti della donna che poi ne è stata vittima; Maltoni ha descritto il “caso” di una donna deceduta a 45 anni: da bambina aveva lavato al tuta del padre manutentore in uno zuccherificio; in verità l’eccesso statisticamente significativo di malattie da amianto non ha riguardato solo il mesotelioma ma anche altre patologie : in linea di massima tutte disconosciute anzi ancor peggio disconosciute rispetto ai mesoteliomi (le indagini epidemiologiche a questo riguardo sono numerose)
• Ma i disconoscimenti non riguardano solo le malattie da amianto cosiddetto paralavorativo, riguardano anche patologie da esposizione ambientale (domestico) e anche altre patologie da esposizione a fattori di rischio professionali diretti e non “paralavorativi” ; una importante osservazione della consulta sulle malattie professionali correlate a movimenti ripetitivi e movimentazione manuale dei carichi ha documentato che , nell’ambito del quadro generale delle patologie professionali sottosegnalate e sottoriconosciute la situazione per le donne è peggiore di quella (già comunque grave) che riguarda i lavoratori di sesso maschile; questo dipende verosimilmente da diversi fattori : la medicina elabora spesso parametri di riferimento targati sul sesso maschile; i DDVVRR (documenti di valutazione del rischio aziendali) sottovalutano o addirittura ignorano spesso l’imput del decreto 81/2008 che indica la necessità di modulare la valutazione del rischio anche in relazione alla età al sesso e al paese (e cultura) di provenienza; i DDVVRR tendenzialmente sottovalutano i rischi per tutti (maschi e femmine che siano gli/le esposti/e)
I “rimedi” possibili?
• I DDVVRR ove lacunosi vengano riscritti, con la partecipazione e la supervisione delle assemblee operaie di gruppo omogeneo
• Vengano superate le discriminazioni salariali, sessuali, organizzative che collocano le donne in posizioni marginali e connotate da assurde costrittività che non tengono peraltro conto ( accade anche per gli uomini) carichi di lavoro domestici e familiari ; è accaduto a uno di noi (rete nazionale lavoro sicuro) di dare un passaggio in auto ad una lavoratrice marocchina che aveva perso l’autobus; domanda : che turno lavorativo fa ? ; risposta 3 ore al giorno per sei giorni alla settimana; tempo per il tragitto casa lavoro? a/r tre ore !!! se questa è ergonomia …
• I danni subiti vengano evidenziati e “risarciti” dignitosamente per quanto adeguati risarcimenti non sono davvero possibili; che i danni vengano risarciti dopo breve istruttoria da parte di una struttura di sanità pubblica senza costringere le vittime e i loro familiari a defatiganti contenziosi nei tribunali; vengano riaperti con un decreto legge tutti i “casi” disconosciuti in passato anche attingendo informazioni dai registri tumori e dai registri RENAM (MESOTELIOMI)
• La sanità pubblica adotti le strategie necessarie per la emersione delle patologie sottosegnalate e l’accertamento di tutte quelle disconosciute dall’Inail in virtù di una revisione delle procedure che hanno portato al diniego.
ADERIAMO ALLE MANIFESTAZIONI E ALLO SPIRITO DELLA GIORNATA DEL 25 DICEMBRE PER LA PREVENZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE INVITANDO A INDIVIDUARE LA VIOLENZA IN TUTTE LE SUE FORME
Vito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO
Bologna, 24.11.2025
Il 9 dicembre a Calenzano (Fi) incontro pubblico indetto dalla RETE NAZIONALE LAVORO SICURO : MORTI E STRAGI OPERAIE, ARRIVARE IL GIORNO PRIMA










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