Le parole di Francesco
“La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna nel mondo. E il virus, mentre non fa eccezioni tra le persone, ha trovato, nel suo cammino devastante, grandi disuguaglianze e discriminazioni. E le ha aumentate! La risposta alla pandemia è quindi duplice. Da un lato, è indispensabile trovare la cura per un virus piccolo ma tremendo, che mette in ginocchio il mondo intero. Dall’altro, dobbiamo curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, della emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli”.
“Fiumi di parole” era il titolo ed il ritornello di una canzone popolare qualche anno fa. Ed è ciò che risuona in noi in questi giorni. Fiumi di parole non solo per ricordare un Papa da non dimenticare, ma per dirci di tutto sul suo insegnamento, sulla sua linea pastorale e financo politica. Parole spesso piene di affetto e gratitudine, soprattutto dal popolo povero o colto, a volte stonate e strumentalizzate, soprattutto da politici e potenti. Cosa possiamo aggiungere a tutto questo per non cadere anche noi in una inutile retorica? Ma anche noi, da subito lo abbiamo sentito particolarmente vicino, uno di noi come oggi si sente dire da molti, perché in modo unico e originale il Pontefice argentino, figlio di migranti, non solo ha confermato quanto il Magistero della Chiesa aveva detto e dice rispetto all’ambito delle migrazioni, ma lo ha espresso con forza, con parole, non fiumi ma “lame” che ci hanno trafitto per la concretezza e la coerenza, accompagnate da gesti di reale vicinanza.[1]
Tra le parole dette da Papa Francesco per e sui migranti ne vogliamo sottolineare quattro, in particolare quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.
“L’inizio di questo terzo millennio è fortemente caratterizzato da movimenti migratori che, in termini di origine, transito e destinazione, interessano praticamente ogni parte della terra. Purtroppo, in gran parte dei casi, si tratta di spostamenti forzati, causati da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze, povertà estrema e condizioni di vita indegne [….]. Davanti a questo complesso scenario, sento di dover esprimere una particolare preoccupazione per la natura forzosa di molti flussi migratori contemporanei, che aumenta le sfide poste alla comunità politica, alla società civile e alla Chiesa e chiede di rispondere ancor più urgentemente a tali sfide in modo coordinato ed efficace. La nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.[2]
Quattro verbi che, a ben guardare, se declinati in termini di sanità pubblica, significano salute. E di salute Francesco ha parlato durante la pandemia, esprimendo in una semplice frase la complessità globale e l’impegno necessario.
“La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna nel mondo. E il virus, mentre non fa eccezioni tra le persone, ha trovato, nel suo cammino devastante, grandi disuguaglianze e discriminazioni. E le ha aumentate! La risposta alla pandemia è quindi duplice. Da un lato, è indispensabile trovare la cura per un virus piccolo ma tremendo, che mette in ginocchio il mondo intero. Dall’altro, dobbiamo curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, della emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli”[3].
E le parole le ha sempre accompagnate con gesti altamente simbolici e nello stesso tempo di grande concretezza. Proprio durante la pandemia ricordiamo i suoi passi solitari sul sagrato di San Pietro, sotto la pioggia, con campane e sirene occasionali di sottofondo, con il messaggio che riecheggerà come un mantra nei giorni successivi, di un impegno che deve essere di tutti (siamo tutti sulla stessa barca, nessuno si salva da solo)[4]. Coerentemente, qualche mese dopo, c’è l’offerta, tra il colonnato berniniano, della vaccinazione ai senza dimora quando ancora nei vari protocolli subentranti non era prevista.
Queste parole ci hanno ispirato: nel 2022 abbiamo deciso di dedicare il congresso nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) proprio riprendendo le parole di Francesco, perché il Covid non ha solo diffuso una malattia virale, ma ha anche portato alla nostra evidenza altre epidemie forse ancora peggiori, con danni alla salute gravi e duraturi: l’epidemia della povertà, della marginalità sociale, delle difficoltà durante l’età dello sviluppo, del lavoro senza diritti[5].
E sugli immigrati, tra i gesti concreti di vicinanza, come non ricordare il suo primo viaggio, all’inizio del pontificato, a Lampedusa, l’8 luglio 2013? (Vedi foto di copertina)
“Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. [….] Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie”.[6]
Parole toccanti perché non si limitano a segnalare un dramma, ma esprimono l’empatia di un uomo che soffre della sofferenza altrui, sentendola nel proprio corpo e nel proprio spirito. Significativa anche la decisione di istituire, nel 2016, il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale con una Sezione specifica dedicata ai Migranti e Rifugiati guidata, per i primi cinque anni, direttamente da Francesco. Un impegno di governance per presidiare il tema, a sottolineare come fosse realmente identitario per tutti coloro che si dicono cristiani e non solo.
O ancora, la scelta di recarsi a Lesbo, presso il centro di accoglienza e identificazione, nel dicembre 2021, e nello stesso viaggio, a Cipro, pregare insieme con migranti e rifugiati. Riportiamo alcune significative parole dette in questo contesto.
A Cipro: guardando voi, penso a tanti che sono dovuti tornare indietro perché li hanno respinti e sono finiti nei lager, veri lager, dove le donne sono vendute, gli uomini torturati, schiavizzati… Noi ci lamentiamo quando leggiamo le storie dei lager del secolo scorso, quelli dei nazisti, quelli di Stalin, ci lamentiamo quando vediamo questo e diciamo: “ma come mai è successo questo?”. Fratelli e sorelle: sta succedendo oggi, nelle coste vicine! Posti di schiavitù. Ho guardato alcune testimonianze filmate di questo: posti di tortura, di vendita di gente. Questo lo dico perché è responsabilità mia aiutare ad aprire gli occhi. La migrazione forzata non è un’abitudine quasi turistica: per favore! E il peccato che abbiamo dentro ci spinge a pensarla così: “Mah, povera gente, povera gente!”. E con quel “povera gente” cancelliamo tutto. È la guerra di questo momento, è la sofferenza di fratelli e sorelle che noi non possiamo tacere. Coloro che hanno dato tutto quello che avevano per salire su un barcone, di notte, e poi… senza sapere se arriveranno… E poi, tanti respinti per finire nei lager, veri posti di confinamento e di tortura e di schiavitù.[7]
A Lesbo: il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo che il mare nostrum si tramuti in un desolante mare mortuum, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro! Non permettiamo che questo “mare dei ricordi” si trasformi nel “mare della dimenticanza”. Fratelli e sorelle, vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà![8]
Queste sono solo alcune delle parole dette e dei gesti fatti da Papa Francesco, che ce lo hanno fatto sentire sin da subito molto vicino. Abbiamo ritrovato i nostri pensieri, i nostri dolori detti da un Papa. E con quella partecipazione, con quell’empatia di cui dicevamo. Come società scientifica che si occupa da sempre della popolazione migrante ci è stato naturale e spontaneo invitarlo al Congresso nazionale, subito dopo la pandemia, e lui, con generosità, ha risposto con un messaggio che ci ha spronato ad impegnarci per cambiare un sistema che “discrimina, esclude, scarta e uccide. Urge un cambiamento di paradigma in ogni settore, incluso quello della salute, affinché quest’ultima sia un diritto di tutti e accessibile a tutti”.[9]
Grazie, Papa Francesco[10].
E come sintesi finale, ci risuonano dentro le ultime parole, intrise di speranza, ascoltate nella Benedizione Urbi et Orbi, la Domenica di Pasqua che ha preceduto di qualche ora la sua morte:
Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti! In questo giorno, vorrei che tornassimo a sperare e ad avere fiducia negli altri, anche in chi non ci è vicino o proviene da terre lontane con usi, modi di vivere, idee, costumi diversi da quelli a noi più familiari, poiché siamo tutti figli di Dio![11]
La salute è un bene indivisibile abbiamo sempre detto: Papa Francesco ci ha insegnato che l’umanità è un bene indivisibile, e l’accoglienza, la fratellanza, la pace non sono parole vuote ma una opzione imprescindibile.
Salvatore Geraci (Past President SIMM); Giulia Civitelli (Direttrice Poliambulatorio Caritas Roma); Marco Mazzetti (Presidente SIMM)
Riferimenti
[1] Lo conferma anche la “Dichiarazione dell’UNHCR sulla morte di Sua Santità Papa Francesco” disponibile alla URL:
[2] Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al Forum Internazionale “Migrazioni e pace”, 21 febbraio 2017. Disponibile alla URL:
[3] Udienza generale del 19 agosto 2020. Disponibile alla URL:
[4] Per la cronaca della Preghiera di Papa Francesco del 27 marzo 2020 disponibile alla URL:
[5] La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, nata nel 1990 sulla spinta di gruppi, associazioni, operatori che si occupavano di assistere, prevalentemente nel volontariato, immigrati che in quel periodo avevano il diritto all’assistenza sanitaria negato o nascosto. Nel tempo attraverso la ricerca, la formazione e l’advocacy, questa società scientifica si è impegnata a fare emergere i diritti assistenziali e a diffondere una cultura d’accoglienza e di rispetto reciproco.
[6] Papa Francesco, Omelia, Lampedusa, 8 luglio 2013. Disponibile alla URL:
[7] Papa Francesco, Preghiera ecumenica con i migranti, Cipro, 3 dicembre 2021. Disponibile alla URL:
[8] Papa Francesco, Visita ai rifugiati, 5 dicembre 2021, Lesbo. Disponibile alla URL:
[9] Messaggio di Papa Francesco alla SIMM in occasione del XVI Congresso nazionale, Roma 19 – 21 ottobre 2022:
https://old.simmweb.it/2-simm/1104-messaggio-del-santo-padre-alla-simm
[10] Messaggio del Presidente della SIMM in ricordo di papa Francesco disponibile alla URL:
https://old.simmweb.it/1215-non-siamo-più-stati-soli-grazie,-papa-francesco
[11] Papa Francesco, Messaggio Urbi et Orbi 2025, disponibile alla URL:
Salvatore Geraci, Giulia Civitelli, Marco Mazzetti
27/472025 https://www.saluteinternazionale.info










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