Le politiche neoliberiste si nutrono della menzogna
di Giuseppe Libutti
Gualtieri, Spin Time, i fondi immobiliari e il diritto alla casa
Alla fine Roberto Gualtieri ha scoperto che i fondi immobiliari non hanno un cuore. È servito un intero mandato, ma ci siamo arrivati. Davanti alla vicenda di Spin Time il Sindaco di Roma ha improvvisamente assunto i toni del difensore del diritto all’abitare contro le ragioni della proprietà e della rendita immobiliare. Benissimo, si garantisca nel più breve tempo possibile una soluzione stabile alle famiglie, perché la casa è un diritto e non può diventare “materiale da campagna elettorale”. La domanda che va posta al sindaco e all’assessore al Patrimonio è, semmai, dove siano stati in questi cinque anni.
Basti pensare che già nel marzo del 2023 Andrea Catarci, allora assessore della giunta Gualtieri, annunciava pubblicamente che nel nuovo Piano Casa era previsto l’acquisto dell’immobile di Spin Time. Non usava formule prudenti. Parlava di una proposta “in via di ultimazione” e addirittura di un “cambio di passo” del sindaco, dell’assessore Zevi e dell’intera maggioranza sul tema dell’abitare. Arrivava a sostenere che a Roma governasse “una sinistra che fa la sinistra”, con un sindaco e una maggioranza dotati di “un’anima e una spiccata sensibilità sociale”.
Sono passati più di tre anni e quelle parole impongono oggi alcune semplici domande. C’è da chiedersi con chi parlassero gli amministratori capitolini quando annunciavano come imminente l’acquisto dell’immobile, visto che il gestore ha sempre dichiarato di non voler vendere. C’è da chiedersi su quali basi venisse presentata come prossima alla conclusione un’operazione che poi non si è realizzata e che cosa sia accaduto in tutto questo tempo. Sarebbe stato interessante affrontare anche questi temi durante la recente visita istituzionale a Spin Time. Semplici domande alle quali questa classe politica dovrebbe dare una risposta.
Oggi, dopo l’incendio e l’evacuazione dell’immobile, Roma Capitale si ritrova nuovamente a trattare con Investire SGR e, mentre le famiglie vengono trasferite in alberghi, case famiglia e altre sistemazioni temporanee, si scopre persino che il venir meno dell’emergenza potrebbe rendere più difficile una trattativa diretta, costringendo il Campidoglio a passare attraverso un avviso pubblico. Una vicenda che nel 2023 veniva descritta come vicina alla soluzione rischia così di tornare al punto di partenza.
Ma il punto politico va molto oltre Spin Time. Lo ha ricordato persino Marco Miccoli, già segretario romano del Partito Democratico: “Investire SGR non è scesa da Marte ora”. Il ruolo assunto dai grandi fondi immobiliari nella Capitale non è un fatto naturale né inevitabile. È anche il risultato delle scelte urbanistiche e politiche compiute negli anni. Ed è proprio qui che la recente rappresentazione di Gualtieri come antagonista dei fondi immobiliari diventa assai difficile da sostenere.
Nell’agosto del 2023 nasceva infatti la Fondazione Roma REgeneration, promossa da DeA Capital Real Estate SGR, Fabrica Immobiliare SGR e Investire SGR, cioè proprio il gestore del fondo proprietario dell’immobile di Spin Time. L’amministrazione capitolina accolse l’iniziativa con grande favore. L’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia spiegò di aver incontrato “più volte” le tre SGR e di essersi confrontato con loro su come “costruire una collaborazione con l’Amministrazione capitolina”. Salutò inoltre l’operazione come la dimostrazione che Roma stava diventando “sempre più attrattiva per gli investimenti”, capace di attirare “l’attenzione dei mercati e dei grandi partner”. Non proprio una dichiarazione di guerra ai fondi immobiliari.
Qualche mese dopo, davanti alle stime che attribuivano alla rigenerazione urbana romana un potenziale di 144 miliardi di euro entro il 2050, fu direttamente Gualtieri a invitare gli investitori a partecipare alla trasformazione della città, arrivando a rivolgersi loro con un esplicito “venite ad aiutarci a cambiare la città”. Nello stesso intervento annunciava un processo di “massiccia semplificazione” destinato a favorire gli interventi di rigenerazione pubblica e privata.
I fondi immobiliari, dunque, non hanno improvvisamente perso il cuore nell’estate del 2026. Sono gli stessi soggetti che questa amministrazione ha riconosciuto per anni come interlocutori centrali della trasformazione urbana.
Il MIPIM di Cannes è forse la rappresentazione più nitida di questo modello. È uno dei principali appuntamenti internazionali del real estate, il luogo nel quale città, fondi, grandi operatori immobiliari e investitori si incontrano. Roma Capitale si presenta lì per mostrare opportunità immobiliari, aree, trasformazioni urbane e occasioni di investimento. Il MIPIM è il luogo nel quale le città vengono rese presentabili al mercato, diventano piattaforme di valorizzazione e vengono offerte agli investitori.
Non è quindi la singola trasferta a Cannes il problema, ma l’idea di città che quella partecipazione rappresenta. La città non viene considerata principalmente come il luogo nel quale garantire diritti, redistribuire ricchezza e correggere diseguaglianze, ma sempre più come una piattaforma da rendere competitiva e attrattiva. Il patrimonio diventa una riserva di valore, la rigenerazione diventa investimento e l’amministrazione assume il ruolo di soggetto che crea le condizioni affinché il capitale privato possa intervenire. È difficile trovare una descrizione più chiara di una politica urbana liberista.
Ed è proprio per questo che lascia quantomeno perplessi vedere oggi gli stessi amministratori che hanno portato Roma davanti ai fondi immobiliari come una grande opportunità di investimento proporsi come paladini del diritto all’abitare contro l’insensibilità di quegli stessi fondi.
Quindi la domanda da porci è cosa abbia fatto concretamente questa amministrazione per garantire il diritto alla casa. Già nel 2023 vi erasno oltre 15.000 famiglie in attesa di un alloggio popolare e una situazione quotidiana drammatica sul fronte degli sfratti. Oggi sono oltre 17.000 le famiglie in attesa di una casa popolare. Dietro questi numeri ci sono famiglie con bambini, anziani, lavoratori poveri, persone che hanno diritto ad avere una casa e che, mentre aspettano, possono essere raggiunte dall’ufficiale giudiziario.
In questi anni si è parlato più volte di un protocollo sfratti che avrebbe dovuto costruire un meccanismo strutturale per impedire che famiglie già collocate utilmente nella graduatoria ERP venissero sfrattate prima di ottenere l’alloggio pubblico. Il protocollo è stato più volte annunciato, accompagnato da dichiarazioni e fotografie sui social, ma non è mai diventato quello strumento stabile e concreto di cui Roma avrebbe bisogno. Questa sarebbe stata una misura capace di incidere realmente sulla vita delle persone, molto meno spettacolare di una visita pubblica a Spin Time, ma assai più utile per chi rischia di ritrovarsi in strada.
Perché il diritto alla casa non esiste soltanto quando una vicenda diventa nazionale e arrivano televisioni, intellettuali e appelli pubblici. Esiste ogni mattina davanti alle porte delle famiglie sfrattate.
Ed è proprio da qui che bisogna ripartire. Perché la questione abitativa non può essere separata dal modo in cui questa amministrazione ha gestito il patrimonio pubblico, le trasformazioni urbanistiche e il rapporto con i territori. È lì che il modello liberista di governo della città mostra forse le sue contraddizioni più profonde.
Segue: https://www.lafionda.org/2026/08/20/le-politiche-neoliberiste-si-nutrono-della-menzogna-parte-ii/
20/8/2026 https://www.lafionda.org










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