La guerra cognitiva potenziata dall’intelligenza artificiale: l’arte dell’inganno
Contro Cuba si sta scatenando, in tutta la sua diversità e portata, una guerra multiforme di carattere non convenzionale; il fulcro della strategia di confronto è costituito dalla guerra cognitiva, che utilizza l’intelligenza artificiale (IA) predittiva e generativa per potenziare le tecniche classiche di manipolazione e ottenere il dominio mentale della popolazione.
Questa «munizione» digitale mira a frammentare il tessuto sociale e a minare la fiducia nelle istituzioni, sincronizzando l’accerchiamento economico con un’offensiva digitale inarrestabile.
I punti chiave di tale offensiva sono: la personalizzazione di massa tramite l’IA, utilizzata per microsegmentare il pubblico e creare narrazioni specifiche per ciascun gruppo demografico; con l’IA generativa si creano deepfake iperrealistici e si simulano conversazioni apparentemente condotte da cittadini comuni, per amplificare il senso di caos.
Inoltre, vengono potenziate le tecniche classiche di manipolazione che consentono di applicare con precisione il framing (inquadramento), l’agenda setting (definizione dell’agenda) e il gaslighting (indurre dubbi sulla realtà), ma ora con una velocità ed efficienza senza precedenti.
Creare un’agenda che decida di cosa si parla e di cosa no, imporre un’agenda di crisi, caos e collasso imminente, incentrando il dibattito pubblico sull’instabilità.
L’obiettivo centrale non è convincere di una menzogna, ma seminare il dubbio affinché la vittima diffidi delle proprie percezioni e del governo, per minare la resistenza.
L’IA predittiva analizza il sentiment sui social per individuare picchi di stanchezza emotiva e attivare campagne di amplificazione nei momenti di maggiore fragilità, mentre gli algoritmi amplificano il rumore di tali campagne creando una realtà parallela che distorce la percezione collettiva.
Vengono create migliaia di versioni della stessa menzogna, adattate al lessico e alla frustrazione di ciascun gruppo per rendere il contesto più efficace; in questo modo l’IA diventa un moltiplicatore di forza della strategia progettata per spezzare psicologicamente la popolazione dall’interno.
In questo contesto, i bot si sono evoluti da semplici programmi a sciami di IA che costituiscono il braccio esecutivo della guerra cognitiva; non si limitano più a ripetere messaggi, ma interagiscono, si adattano ed evolvono per creare l’illusione di un consenso sintetico, il che è di gran lunga più pericoloso di una singola notizia falsa.
Nel frattempo, le piattaforme che utilizziamo abitualmente operano in modo coordinato: ad esempio, WhatsApp o Telegram fungono da centro di coordinamento, mentre Facebook, Instagram e altre vengono utilizzate per conferire alle narrazioni una portata emotiva virale.
In definitiva, il coordinamento tra le piattaforme non è una semplice somma di azioni, ma un sistema intelligente e adattivo che trasforma la guerra cognitiva in un’arma di precisione.
Fonte: Granma
Traduzione: italiacuba.it
18/8/2026










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