Lega Nord e lavoro precario
L’ ennesimo assalto alla stabilità: la Lega e il dogma della precarietà
La proposta della Lega di allungare ulteriormente la durata dei contratti di somministrazione a termine sino a 5 anni, rappresenta l’ennesima, cinica conferma di una visione del lavoro che ripudia la stabilità e abbraccia la precarietà come modello economico strutturale.
La Lega, che stamane firma a Torino la scellerata pre-intesa con Cirio, lungi dal promuovere la “buona occupazione”, come retoricamente dichiarato, con questa iniziativa mira a istituzionalizzare un precariato lunghissimo, trasformando il lavoro non in un diritto dignitoso, ma in una merce usa e getta, a totale beneficio delle agenzie interinali e delle imprese utilizzatrici.
La misura, che ha già sollevato una indignazione non ancora diffusa a sufficienza, è un attacco diretto alla stabilità occupazionale. Consentire un legame lavorativo così prolungato senza l’obbligo di un’assunzione a tempo indeterminato significa negare ai lavoratori la possibilità di costruirsi un futuro, pianificare una vita, accedere a mutui o semplicemente avere certezze minime.
La norma attuale prevede un limite di 24 mesi, un paletto già fragile che la Lega intende demolire, riprovando un “blitz” fallito in passato, per assecondare la richiesta di flessibilità illimitata e senza causali credibili del mondo imprenditoriale.
Questo approccio si inserisce perfettamente nel solco delle politiche economiche del governo con protagonismo leghista, che sembrano costantemente orientate a favorire interessi specifici a discapito della collettività.
Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è l’emblema di questa deriva, impegnato in un “risiko bancario” e in manovre che strizzano l’occhio ai “salotti buoni” della finanza, ignorando le esigenze dei lavoratori e delle famiglie.
Le sue esternazioni contro le critiche di Bankitalia e degli organismi di controllo sulla manovra finanziaria rivelano una certa insofferenza verso chi osa mettere in discussione un’agenda che appare sempre più sbilanciata: populismo spinto nella narrazione pubblica e pratiche chiare a promuovere le “famiglie amiche”.
Invece di affrontare le vere piaghe del mercato del lavoro italiano, come i bassi salari e la disoccupazione giovanile, la Lega propone soluzioni che non fanno altro che aggravare la segmentazione e l’incertezza.
È una politica miope che, mentre lavora alla stabilità di un sistema austeritario, inietta dosi letali di instabilità nel tessuto sociale, dimostrando ancora una volta da che parte stanno gli interessi che intende tutelare.
La “dignità del lavoro” sbandierata a parole si scontra violentemente con la realtà di un precariato senza fine che la Lega vuole come pilastro del proprio modello economico.
Alberto Deambrogio
Colalboratore redazionale del mensile Lavoro e Salute
19/11/2025









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