L’Emilia Romagna dice stop all’AD? Le parole e la realtà
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Lo detesto, detesto dire “l’avevo detto”, perché quando ne ricorrono i presupposti il danno è già avvenuto. Avevamo già superato le 500 mila firme per il quesito referendario di abrogazione della Legge 86/2024 e la Puglia decide di diventare la quinta regione proponente i 2 quesiti di abrogazione totale e parziale. La Puglia era già la prima delle 4 proponenti il ricorso contro la L. 86/2024 (l’Emilia-Romagna non poteva ricorrere in quanto regione proponente il progetto di autonomia differenziata, o meglio poteva ricorrere ma era da sbellicarsi). Ricorsi e quesiti referendari proposti dalle regioni hanno dato la possibilità alla Consulta di emettere la sentenza 192 e di rigettare il quesito referendario di abrogazione totale.
Il problema è che tale quesito l’avevano presentato anche un milione e trecentomila Cittadine e Cittadini, ben oltre le 500 mila necessarie, in due mesi dei 6 utili e per giunta tra luglio ed agosto. Senza quei ricorsi e senza le 5 regioni proponenti i quesiti sarebbe stata durissima sbattere in faccia a quel milionetrecentomila firme il rifiuto di un referendum. Fare ricorso è stato un percorso giuridico e la risposta è stata giuridica: ricorso per l’abrogazione totale respinto perché, banalmente, l’art.116 comma 3 Cost. prevede la possibilità di richiedere ulteriori e particolari forme di autonomia differenziata. Altrettanto giuridica è la sentenza 192 che di fatto svuota la legge 86/2024. E quindi quando è stato respinto il quesito supportato dal popolo nessuno si è strappato i capelli dalla disperazione perché tutti“erano confortati dalla sentenza 192. Poi qualcuno è stato anche contento e lo ha anche dichiarato e motivato. Ma chi? Insomma, chi ha fatto il primo ricorso, Emiliano, consapevole che sarebbe stato respinto, non è un analfabeta ma un ex magistrato e si è pavoneggiato per il risultato della sentenza 192 che non ci sarebbe mai stata senza il ricorso stesso. E’ perché Emiliano è stato felice? Una su tutte quella di non“correre il rischio di perdere un referendum dando un vantaggio al governo delle destre. Nessuno potrà mai dimostrare che con il sesto referendum, quello per l’abrogazione della L. 86/2024, si sarebbe raggiunto il“quorum, ma è anche vero che nessuno potrà mai dimostrare il contrario.
Qualche frase di rito dei proponenti degli altri 5 referendum e tutto è scivolato via. Proviamo ad immaginare invece senza i quesiti proposti dalle regioni e senza i ricorsi. Dovevi rispondere ad 1 milione e 300mila firme che vogliono che tu ponga la domanda a tutto il popolo italiano se vogliono o meno la L.86/2024, semplice semplice, altro che quesito poco chiaro. Non sono scemi, non ti hanno chiesto di abrogarla, lo sanno che è prevista dalla costituzione, ti dicono di chiedere a tutto il popolo italiano se la vogliono, anche qui è semplice! Sei tu che dai una valenza giuridica, rendendo poco chiaro il tutto, a chi si muove politicamente e non giuridicamente. Le regioni chiedono su basi giuridiche, le persone su basi politiche e valoriali. Veniamo a noi. Da fine 2024 a febbraio 2025 in silenzio ad aspettare l’ammissibilità del quesito referendari. Inammissibile. Emiliano felice e tutti gli altri affaccendati sugli altri 5 referendum. Tanto ci tutela la sentenza 192 che sicuramente Calderoli rispetterà come se non ci fosse un domani! Tanto ci tutela la sentenza 192 che ogni regione di sinistra e ogni parlamentare dell’opposizione userà per ricorsi quasi quotidiani.
Poi ci si mette anche De Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, che rinuncia alle pre-intese del 2018-2019. Siamo in una botte di ferro! Una mattina ci siamo svegliati con Calderoli che parte con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria ed il buon De Pascale che sigla un accordo tra Emilia-Romagna e Calabria per gestire al meglio la mobilità sanitaria tra le due regioni. Addirittura Matteo Lepore, sindaco di Bologna e della Città Metropolitana, taccia di esternazioni leghiste i sostenitori“dell’accordo con la Calabria. Vi racconterò in altro momento quanto sia farlocca la questione mobilità, il servizio pubblico è sussidiario al privato accreditato che ha le liste d’attesa perché non ci sono i soldi per nuove convenzioni, il servizio pubblico non ha le risorse umane per smaltire le proprie liste d’attesa e se le prestazioni ai non residenti vengono rimborsate meno del costo effettivo è perché anni e anni di assunzioni bloccate e tariffe bloccate erano la parte occulta dei tagli del governo sulla sanità. Il Governo delle destre taglia esattamente come i precedenti e 10 anni di cessione di prestazioni ai privati come ha fatto Bonaccini vengono alla ribalta impietose.
Dicevamo dunque di un accordo tra Emilia-Romagna e Calabria. Perché la Calabria? Perché solo la Calabria? Perché si parte dalla Calabria? Perché la consulente della Giunta della regione Calabria è tal Licia Petripoulakos silurata dagli uffici dell’Assessorato alla salute dell’E-R 3-4 anni fa dall’Assessore Donini? Una coincidenza? Ma poi, a noi cosa interessa se sia una coincidenza o meno? A noi dovrebbe interessare che due presidenti di regione si incontrano e fanno un accordo che influisce sulla qualità della vita delle persone residenti in due regioni, non in tutte le regioni, solo in due regioni, per farlo in tutte le regioni serve il governo sostenuto dalla conferenza delle regioni che è proprio quello che le regioni dovrebbero fare, è semplice, le regioni devono“sostenere e stimolare il governo non sostituirsi a lui
Ma allora De Pascale come lo inquadriamo? Rifiuta le pre-intese e poi fa il teppista differenziato? E poi comincia a trattare per aprire CPR in Emilia-Romagna? Ma non era Zaia che metteva anche l’immigrazione come materia di autonomia differenziata e l’Emilia-Romagna che mai e poi mai l’avrebbe fatto proprio perché come la facciamo noi la facciamo bene? Perché se tratti con Piantedosi sui cpr non è un problema di autonomia differenziata ma di valori, diamine! Ti fa capire da che parte stai.
E vogliamo parlare della LIP della CGIL sulla Sanità? No, dai, troppa roba, poi ci perdiamo, almeno io mi perdo, però arrivo perché è davvero clamoroso.
Antonio Madera
Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute
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