A Bologna e in tutto il mondo: infanzia e adolescenza ad alto rischio

Adesione al corteo del 12 aprile 2026 in partenza dai giardini Parker-Lennon (via del Lavoro)
Dopo i candelotti ad altezza d’uomo, ora i candelotti ad altezza di bambino…?
Il comune di Bologna parla con “lingua biforcuta” …

La “vicenda” del cosiddetto MUBA (museo dei bambini ?) ha fatto maggiormente emergere contraddizioni esistenti ma tendenzialmente rimosse. Diciamo subito, per chiarezza, che non condividiamo il progetto e, ovviamente, condanniamo i “metodi” utilizzati per imporlo ai cittadini del Pilastro; se fino ad ora vi sono state denunce in tutta Italia per lancio di candelotti lacrimogeni ad altezza d’uomo ormai siamo passati, con il conflitto al Pilastro, al lancio ad altezza di bambino;
al di là della metafora “provocatoria”, che comunque sarà oggetto di imminenti “proposte” alla attenzione dei “tutori dell’ordine” e alle istituzioni a cui dobbiamo chiedere quale “valutazione del rischio” abbiano fatto prima di lanciare candelotti (vedi gli eventi dell’ottobre 2025 a Bologna);

ma torniamo al tema dei “bambini”;

in varie parti del pianeta terra, e quindi anche a Bologna, esistono gravi rischi per l’ambiente e per tutto il genere umano; in questo quadro i bambini sono molto più vulnerabili; SIA IN TEMPO DI “PACE” CHE IN TEMPO DI GUERRA; su questa questione non solo parla la esperienza empirica di tutti noi, ma parlano chiaro persino i “nudi e crudi” dati epidemiologici ; il rischio si associa con particolari fattori: povertà, deprivazione sociale, difficoltà economiche , ecc.; i rischi si riverberano su tutte le fasce di età (per esempio annegamenti e morti per intossicazione da CO) ; l’impatto del rischio è selettivo anche se non al 100% secondo la dinamica del “morire di classe” (per usare un termine proposto da Franco Basaglia;

una organizzazione socio-economica capitalistica fondata sul profitto a tutti i costi ha comunque ricadute che vanno anche oltre i confini della “povertà” come dimostra la strage di Crans Montana che ci addolora profondamente e che ha colpito 41 giovani ancora più esposti al rischio strage rispetto ai lavoratori che pure sono il target principale delle stragi del profitto;

torniamo alla questione della “fragilità” della infanzia; è una fragilità effetto di particolari condizioni rispetto alle quali il “comune di Bologna” che oggi col Mube insinua-con metodi propagandistici- di essere interessato al benessere infantile, ha dato prova di grave amnesia “dimenticando” di ricordare sia la strage di via Bertocchi del 2024 che l’anniversario del rogo (al confine estremo del quartiere Pilastro) che uccise Alex e Amanda nel campo rom nel 2000; ma il comune di Bologna “non discrimina” secondo la età come dimostra la “amnesia” per l’omicidio sul lavoro di Reuf Islami;

una disamina dei fatti più gravi che si sono verificati a Bologna negli ultimi tempi ripropongono il nesso tra povertà/immigrazione/rischio per l’infanzia; agli eventi mortali (certo diversi l’uno dall’altro nella dinamica materiale) si associa la osservazione dei cittadini del Pilastro che hanno sottolineato il tema dell’evasione scolastica così come alcuni operatori del “comparto istruzione” hanno sottolineato la tendenza alla “certificazione” (se abbiamo capito bene si tratta della presa d’atto, con disappunto, della tendenza a “psichiatrizzare” forme di disagio e condotte comportamentali che necessitano di ben altre risposte)

Quasi ovunque le “periferie” e i loro abitanti (sempre a più basso reddito rispetto al resto delle città) si sentono trascurate a causa di progressive riduzioni dei livelli di supporto sociale, di assistenza medica, di garanzie di salubrità ambientale.
L’epidemiologo Giuseppe Costa (Torino) ha evidenziato che i servizi per la prevenzione secondaria scarseggiano di più nelle aree già penalizzate dai livelli più precari ed arretrati di prevenzione primaria…

Fra qualche giorno daremo voce al grido di colore che proviene da una altra periferia : quella del quartiere Corticella !

Occorre affrontare i “problemi” del Pilastro, non studiandoli a tavolino, ma a partire dalla percezione soggettiva e collettiva dei suoi abitanti : impatto del traffico veicolare, difficoltà di accesso ai servizi sociosanitari, scolastici e culturali, effetti negativi della gentrificazione e della turisticizzazione;

i cittadini del Pilastro e qualunque cittadino “ragionevole” chiedono NON CATTEDRALI NEL DESERTO (MODELLO FICO) DESTINATE PERALTRO PERSINO AL FALLIMENTO ECONOMICO;
chiedono PIUTTOSTO INTERVENTI CHE POSSANO MIGLIORARE VERAMENTE IL BENESSERE E LA COESIONE E POSSANO ATTENUARE I DISLIVELLI SOIO-ECONOMICI.
Rispetto a tutto questo il MUBA si presenta come un mix tra protesi artificiale, gioco di prestigio e progetto di speculazione turistica, inventato a tavolino e imposto dal “Palazzo” , come abbiamo già detto, anche con “lancio di candelotti ad altezza di bambino”

Niente gerarchie tra centro e periferia; centri e periferie: un solo e comune futuro.

Vito Totire, Centro F.Lorusso via Polese 30 40122 Bologna


Bologna, 11.4.2026

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