L’enigmatica figura del “criminale pedofilo” Jeffrey Epstein, aspetti da chiarire e domande da fare
di Giacomo Forni
A sei anni dal “suicidio” e 18 dalla sua prima condanna per favoreggiamento della prostituzione minorile, Epstein è oggi al centro dell’attenzione mediatica. Un’attenzione tuttavia che scava poco, molto al di sotto di quanto le vicende che emergono dall’archivio del Ministero della giustizia americano farebbero presupporre. Chi ha una certa età come il sottoscritto (50) ricorderà bene l’assordante strombazzare dei media durante l’affaire Lewinsky, e come i giornalisti si sperticavano a spiegarci la portata politica delle scappatelle di Bill Clinton!
Ora, con tutta la buona volontà, l’interpretazione tra “atti sessuali” e “rapporti sessuali” per dimostrare che il POTUS aveva mentito e quindi meritava di essere rimosso dalla carica, mi pare un tema leggermente meno importante rispetto al sospetto che un uomo, apparentemente senza arte né parte, avesse accesso alle élite politiche e economiche dell’Occidente attraverso una serie di canali che non disdegnavano l’utilizzo criminale della prostituzione minorile, dello stupro, della tortura e forse anche dell’omicidio per costruire legami indissolubili. Dopo così tanti anni e vista l’impossibilità d’ignorare una tale massa di documenti, ci si sarebbe aspettata (in proporzione) una tempesta mediatica senza precedenti. Invece, anche tra chi ne parla con maggior enfasi, c’è la tendenza a concentrarsi sull’aspetto criminologico della vicenda (i rapimenti, i sacrifici umani, il cannibalismo…), su quello scandalistico (chi c’è nei file Epstein? Chi sono i vip che lo conoscevano?) o addirittura ci si esercita a fare ricostruzioni esoteriche complottarde con lo scopo, neanche tanto nascosto, d’intorbidire le acque. Qualcuno sarà pure in buona fede dei nostri esperti giornalisti, ma nulla toglie dalla testa che si facciano tanti giri di parole per sviare l’attenzione da quello che è il vero “elefante nella stanza” di tutte le vicende che riguardano l’operato di Jeffrey Epstein. E cioè quale fosse il vero obbiettivo di tutta questa ansia di conoscere, frequentare e intrattenere decine di persone importanti. Perché una cosa è certa, Epstein non prendeva soldi dai suoi ricchi e potenti amici. Quindi non agiva, come è capitato in altri casi, per lucro personale. Non risultano neanche ricatti a scopo d’estorsione. Inoltre le condotte criminali sembra che non fossero generalizzate, e con molti personaggi famosi s’intrattenesse su temi culturali, sociologici e politici.
Abbiamo l’imprenditore emiratino Sultan Ahmed sin Sulayem con cui si complimenta per il video con torture che gli ha girato, abbiamo la fornitura di antibiotici per la moglie di Bill Gates, contagiata dopo le sue frequentazioni con prostitute russe, ma abbiamo anche scambi filosofici con Noam Chomsky, convenevoli graziosi con Woody Allen e via dicendo… Epstein non sembra essere un buco nero della pedofilia come il serial killer belga Marc Dutroux che tutto riporta alle sue perversioni sadico sessuali; assomiglia piuttosto ad un camaleontico ruffiano che si adatta a fornire sempre la “merce” più rara e pregiata a seconda dei gusti del suo interlocutore. Nei file disponibili c’è una massa notevole di mail che hanno come argomento articoli di giornali, riviste, blog, uffici pubblici, dicasteri, che riguardano i più alti e importanti problemi strategici della finanza, industria e politica europea. Pare che questi temi siano molto cari a Epstein che riceveva tantissime segnalazioni dai suoi collaboratori, come una specie di rassegna stampa geopolitica, in cui le nazioni occidentali erano il perno dell’interesse. Non proprio quello che ci si aspetterebbe di trovare sul PC di uno che i media cercano di tratteggiare come un pervertito sessuale o un faccendiere.
Questo camaleontismo di Epstein emerge continuamente nella sua biografia ed è bene non trascurarne i particolari per cercare di comprendere gli eventuali fini di una tanto complessa e stratificata attività. Epstein nasce in una famiglia newyorchese di origini ebraiche, come ce ne sono tante, e fino alla sua giovinezza non si segnala per nulla di particolare se non per essere un po’ nerd e portato per gli studi matematici e fisici. Il primo vero mistero che lo coinvolge riguarda la sua assunzione come insegnante di fisica alla Dalton School, prestigioso istituto privato di Manhattan, dove vanno a studiare i figli dei ricchi e dei potenti di New York. Nonostante Epstein non si sia neanche laureato, riceve l’incarico su richiesta diretta del preside di allora (siamo nel 1974) Donald Barr, anche lui di origini ebraiche e con un passato nei servizi segreti americani. L’esperienza da professore senza laurea dura solo due anni, e quando Barr lascia l’incarico di preside alla Dalton, Epstein viene licenziato (qui si registrano le prime voci su suoi inappropriati comportamenti verso giovani allieve). Particolare curioso ma non certo irrilevante, uno dei figli di Barr diventerà procuratore generale degli Stati Uniti, nominato da Trump nel 2018 e sarà il procuratore sotto cui verrà arrestato e “suicidato” Epstein. Ma gli anni nella scuola dei ricchi non se li era certo dormiti e nel frattempo era entrato nelle grazie del potente genitore di una sua allieva, Alan Greenberg (anche lui di famiglia ebraica), Ceo della banca d’investimenti Bear Stearns, che lo assume dopo il licenziamento dalla Dalton.
Epstein fa una carriera fulminante, pure per gli standard dei morenti anni ’70 e dei favolosi anni ’80: entra come ragazzo di bottega e 4 anni dopo è socio della Banca! Le testimonianze su questa scalata repentina (su cui deve aver pesato non poco l’amicizia con l’amministratore delegato, pur nel tempio della meritocrazia) raccontano di Epstein particolarmente abile nel trattare con i clienti più ricchi. Come socio però non dura molto e già l’anno dopo viene licenziato in tronco per non meglio precisate violazioni della politica interna, formula che lascia aperte molte supposizioni. La sua repentina uscita però non rovina i rapporti con Greenberg e lo stesso Epstein resterà cliente della banca fino all’anno fatale 2008, quando l’istituto finanziario sarà il primo a dare segni di cedimento in quella che è passata alla storia come la “crisi dei mutui sub prime”, fallendo subito dopo; e il buon Jeffrey verrà condannato per la prima volta per reati sessuali nei confronti di minori. Il licenziamento dalla Bear Stearns si rivela però, in quel 1981, una grande opportunità di crescita per Epstein che, con un’abilità davvero prodigiosa, fonda una società di consulenza che fornisce consulenze davvero particolari e preziose: aiuta ricchi privati, corporation e governi a recuperare fondi perduti nelle frequentissime frodi finanziarie durante quei tumultuosi inizi della sbornia reaganiana. Questa fase della sua carriera è sospettosamente trascurata nelle ricostruzioni giornalistiche e totalmente assente nella documentazione resa pubblica. Come facesse un giovane di neanche 30 anni, che fino a cinque anni prima faceva il professore di fisica senza laurea in una scuola superiore, ad avere le competenze, le risorse e le conoscenze per rintracciare i soldi frutto di frodi finanziare nell’intricata jungla degli anni ’80, quando ancora non esisteva alcuna regolamentazione internazionale e i paradisi fiscali erano vere e proprie nebulose impenetrabili, non è dato sapere. Sarebbe davvero molto interessante capire quali metodi e quali collaboratori utilizzasse per svolgere questo lavoro da “cacciatore di taglie”, come avrebbe avuto occasione di descriversi lo stesso Epstein.
Qui il giornalismo non ci viene in aiuto e neanche le indagini federali, visto che formalmente non è stata mai depositata alcuna denuncia. In effetti è difficile immaginare che un truffatore si metta a denunciare qualcuno che cerca di recuperare i proventi della sua illecita attività. Diciamo che in questo torbido fiume di denaro, Epstein ci sguazza e guadagna molti soldi. In questi anni Epstein avrebbe detto ad amici e conoscenti di “lavorare per i servizi segreti”, era inoltre in possesso di un passaporto austriaco, originale ma con nome falso. In questo passaporto la sua residenza risultava indicata in Arabia Saudita. Appare qui per la prima volta un legame con la ricchissima monarchia della penisola Araba. Ma i legami con l’Arabia non si fermano qui perché tra i clienti della sua società Epstein può annoverare Adnan Khashoggi! Il nome oggi potrebbe far pensare ad un Carneade, ma negli anni ’80 era uno degli uomini più ricchi del mondo. Figlio del medico personale del Re Abd al-Aziz, diventerà il principale trafficante d’armi al mondo, in particolare farà da tramite per molte oscure transazioni tra occidente e paesi arabi, come emergerà nelle indagini dello scandalo “Iran-Contras” (armi americane vendute all’Iran tramite Israele). Se a qualcuno il nome possa ricordare quello del giornalista saudita ucciso e fatto a pezzi nell’ambasciata di Istambul, non si stupisca: Adnan era suo zio.
Altra nota di colore interessante che non c’entra nulla ma apre suggestioni per il futuro di questa storia è legata allo yacht di Khashoggi, che passato per le mani del Sultano del Brunei, finirà in quelle di Donald Trump. In questi anni Epstein stringerà rapporti di amicizia o di affari con moltissimi personaggi legati all’immenso fiume di denaro generato dagli appalti militari del governo americano. Nel 1987 si apre la simpatica parentesi della Tower Financial Corporation, una società gestita da Stefen Hoffemberg, un altro uomo d’affari di famiglia ebraica nato a New York che diede vita alla più grande truffa attraverso l’utilizzo di una schema Ponzi mai fatta fino ad allora (sarà poi battuto da Maddoff), proprio negli anni in cui aveva assunto Epstein, che però non sarà minimamente toccato dalle indagini. Ennesima nota di colore molto interessante è legata alla vita dopo la condanna per frode di Hoffemberg che lo vedrà legato da particolare amicizia con Maria Farmer, la prima accusatrice di Epstein che sarà la chiave per la condanna del 2008. Sarà poi Hoffemberg stesso a dichiarare di aver presentato Jefrey Epstein a Ian Robert Maxwell, personaggio cruciale nella storia di Epstein e di Israele. Maxwell era un ebreo cecoslovacco, che al momento dell’invasione nazista dei Sudeti fuggì in Gran Bretagna e si arruolò nell’esercito britannico (come molti cecoslovacchi in esilio) allo scoppio della seconda guerra mondiale. Di qui una bruciante carriera che lo aveva portato a diventare ufficiale dei servizi segreti, imprenditore di successo, parlamentare inglese per il Labour e già nel 1948 padrino d’Israele; riuscendo a mediare tra il governo della Cecoslovacchia comunista e il neonato stato di Israele una consistente fornitura di armi tedesche e cecoslovacche. Morirà misteriosamente annegato nel 1991 e sarà sepolto con funerali di stato sul Monte degli Ulivi.
Il Rapporto di Epstein con Maxwell era diventato strettissimo quando Epstein aveva cominciato a frequentarne la figlia, oggi in carcere negli USA, figura ancillare e complice di tutta la seguente carriera criminale. Erroneamente si pensa che la Maxwell fosse la moglie di Epstein, ma in realtà la loro era più una società d’affari che una vera relazione sentimentale. La Maxwell sarà anche il tramite con cui Epstein entrerà in contatto col principe Andrea di York, legame che aprirà a Epstein il Sancta Sanctorum delle relazioni di alto livello.
Ma facciamo un piccolo passo indietro per seguire un altro filo dei legami tra Epstein e le élite europee, un filo che ci porta nelle fredde terre scandinave. Nel 1981 Epstein intrattiene una relazione con la modella miss Svezia 1980 Eva Brigitta Anderson; terminata questa relazione la modella sposerà un ricchissimo finanziere ebreo newyorkese di nome Glenn Russell Dubin, che è presente negli Epstein files in una foto mentre palpa una bambina. Eva Brigitta in Dubin sarà poi nominata nel consiglio di amministrazione del Mount Sinai Hospital, il più antico ospedale di New York, nato per volere di un miliardario ebreo dell’800 per accogliere pazienti di origine ebraica, spesso rifiutati dagli altri ospedali. Negli stessi anni è Premier della Norvegia Thorbjorn Jagland, unanimemente considerato il peggiore e più incapace premier della Norvegia. Una carriera cominciata nella gioventù operaia e che lo ha portato ad essere il leader del Partito Laburista norvegese per dieci anni, dal 1992 al 2002. Sono gli anni del Trattato di Oslo, a seguito del quale diventerà pure Premier. Il suo vice era Jens Stoltenberg, oggi segretario della Nato. Tra il 2009 e il 2015 fu presidente del comitato norvegese per il Nobel. È in questi anni che sono accertate le sue frequentazioni con Epstein, ora Jagland è indagato per corruzione dalla polizia norvegese ed è in prigione. Si dice che abbia divulgato segreti di stato, o forse potrebbe divulgarne. Curioso che lo stesso sia stato anche tra i mediatori che hanno portato alla firma dei famosi “Accordi di Abramo” tra Israele e Arabia Saudita. Ma non è l’unico importante norvegese della cerchia di Epstein.
Nel 2011 Epstein è in corrispondenza con Mette-Marit, moglie dell’erede al trono e persona dalla biografia movimentata. Ha avuto un figlio da un pregiudicato prima di imparentarsi con la famiglia reale, figlio che oggi è in carcere imputato di stupro. Con Matte, Epstein scrive di amore, passione e letteratura: ovviamente Nabukov! Ma la Scandinavia fornisce altre frecce all’arco di Epstein, come la Principessa Sofia di Svezia che ha ammesso di essere stata a casa di Epstein negli anni ’90, non è dato ancora sapere in che rapporti fossero. Senza doverci soffermare minimamente su tutti gli aspetti criminali legati alla sfera sessuale, basta questo breve riassunto della vita di Epstein antecedente alla sua prima condanna nel 2008 per comprendere che questi era un uomo con rapporti di altissimo livello, interessi poliedrici e relazioni personali diverse a seconda della controparte. Relazioni accertate le ha avute con Ehud Barak (ex premier laburista d’Israele), con Bill Clinton e, controverse, con Donald Trump. Quello che emerge con chiarezza è l’impegno costante nel coltivare e far evolvere una rete di rapporti che non sempre hanno un vero obbiettivo immediato. Non è una rete di soli “pedofili”, non è una cosca criminale in senso stretto. Con i criminali Epstein fa i crimini. Con le principesse il poeta. Con i potenti il ciambellano. Con gli affaristi gli affari. Sicuramente i soldi sono una componente, visto che alla morte Epstein ha un patrimonio di mezzo miliardo di dollari. Ma è un patrimonio volatile, non ha grandi società, non ha partecipazioni cospicue nel mondo degli affari che frequenta, non è il perno economico di nulla, nonostante un trentennio di lavoro con il top del management mondiale.
Insomma tante piste per approfondire, tante domande cui poter rispondere, e soprattutto una: perché un tale accumulo di file? Che ne tira dietro un’altra: per chi lavorava Jeffrey Epstein?
20/272026 https://www.marx21.it/










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