L’espansionismo sionista in America Latina e nei Caraibi
Come si può vedere in questa sintetica rassegna, “Israele”, la sua diplomazia politico-militare, non riposa e continua ad espandere l’influenza del sionismo e la sua dottrina di morte, in tutto il continente.
L’influenza sionista in America Latina e nei Caraibi è sempre maggiore. Non si tratta solo dell’apertura di possibilità di relazioni politiche, economiche e militari che “Israele” è riuscito a ottenere per mano del suo socio fondamentale, gli USA, ma anche di un’ardita manovra di pressione e cooptazione di capi di Stato e alti funzionari di diversi Paesi, su cui lavora senza sosta ciascuna delle collettività ebraiche facendo pressione, stabilendo relazioni di interessi, e in determinati casi “stringendo le viti a coloro che non si rendono conto dell’importanza che ‘Israele’ ha nel mondo”, secondo le espressioni di un dirigente di un’entità sionista della Colombia.
Per quanto riguarda l’ascesa della presenza israeliana in terre latinoamericane, il caso dell’Argentina ha acquisito un’importanza vitale per l’espansionismo sionista. Sebbene il Paese sia uno di quelli che ha sempre contato su un’alta adesione al pensiero di Theodor Herzl (creatore dottrinario del sionismo) all’interno della collettività ebraica, negli ultimi anni questo si è moltiplicato, sia per adesione piena che per imposizione quasi mafiosa su coloro che non si sottomettono ai dettami delle organizzazioni decisamente filo-israeliane. Dal 2023 con l’arrivo al governo di Javier Milei, il rapporto argentino con “Israele” ha fatto un salto monumentale. Milei si vanta di essere “il primo e principale presidente sionista” del continente, e ha generato relazioni carnali con “Tel Aviv”, applaudendo senza rossore l’azione genocida del governo di Netanyahu, e viaggiando in “Israele” in ripetute occasioni per generare ogni tipo di accordo commerciale, militare e di intelligence.
In effetti, non è un caso che molti analisti considerino che Buenos Aires sia diventata la seconda “Tel Aviv”, dove l’ambasciata e le entità “comunitarie” ebree hanno un ruolo decisivo nell’implementazione delle strategie del governo argentino, tanto o più di quelle che Milei mantiene con gli USA. Il colmo a livello gestuale fu, in questo aspetto, il giuramento sulla Torah prestato dall’ex-cancelliere Gerardo Werthein. Alle ripetute operazioni di acquisto di armamenti e scambio di istruttori, iniziate a pieno regime quando l’ex ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich, viaggiò a “Tel Aviv”, indossò l’uniforme dell’esercito di occupazione e fece esercitazioni di tiro con ufficiali israeliani, si aggiungono le operazioni di ogni tipo promosse dall’imprenditore Mario Montoto, della Camera Commerciale Argentino-Israeliana.
Tra le ultime iniziative di entrambi i governi, c’è la firma e l’avvio degli “Accordi di Isaac” per approfondire la cooperazione in difesa, intelligence e sicurezza, non solo per l’Argentina ma per il resto del continente. Non a caso, “Israele” ha designato Buenos Aires come il suo centro regionale di operazioni. Questi “accordi” sono simili a quelli “di Abramo” che “Israele” ha imposto in Medio Oriente a Paesi di quella regione che non solo hanno “normalizzato” le loro relazioni con l’entità sionista, ma che in mezzo alle stragi contro la popolazione civile palestinese e libanese, continuano a vendere o comprare armi e ogni tipo di fornitura al governo Netanyahu.
Un altro degli elementi da tenere in considerazione per quanto riguarda l’espansionismo sionista in Argentina è la presenza dell’azienda statale israeliana di acque Mekorot, che è arrivata nel Paese a partire da vergognosi accordi firmati dall’ex ministro “progressista” Wado de Pedro (durante il governo di Alberto e Cristina Fernández) e che ora, grazie alla collaborazione servile dei governatori, l’impresa insignia sionista si è istituzionalizzata in tutto il Paese.
L’altro aspetto da tenere in considerazione quando si parla di presenza sionista in Argentina è la lenta ma persistente incursione di coloni-soldati israeliani in Patagonia, ciò che ha già provocato allarmi di ogni tipo nella regione. Naturalmente, la loro installazione in quel territorio avviene con il via libera del governo sion-fascista di Milei e la complicità aperta di governatori del partito al potere e anche dell’”opposizione” peronista. Tra le ultime e gravi novità in questo senso, c’è l’istituzione di un consolato israeliano a Ushuaia, che coprirà tre punti geo-strategici: Terra del Fuoco, Antartide Argentina e Isole Malvine. In queste ultime, da tempo si è installata l’azienda israeliana Navitas Petroleum, che guida lo sfruttamento petrolifero nelle Isole attraverso il progetto Sea Lion (Leone Marino), in associazione con la britannica Rockhopper Exploration. Il progetto si trova a circa 220 km a nord delle isole, con piani per iniziare la perforazione e l’estrazione commerciale di greggio verso l’anno 2028.
I Paesi vicini all’Argentina non sono da meno nel loro rapporto con l’entità sionista. Nel caso del Paraguay, sotto l’amministrazione del presidente ultradestra Santiago Peña, il Paese ha mantenuto una posizione totalmente ossequiosa di sostegno a “Israele”, ufficializzando il trasferimento della sua ambasciata a Gerusalemme. Per quanto riguarda gli accordi bilaterali, entrambi i Paesi hanno formalizzato convenzioni di cooperazione in aree strategiche come difesa, diplomazia e intelligenza artificiale, così come programmi di scambio tecnico per la gestione efficiente dell’acqua e lo sviluppo nel Chaco paraguaiano.
Per quanto riguarda il Commercio e lo scambio: esistono importanti accordi che hanno impulsato settori chiave come l’esportazione di carne paraguaiana verso il mercato israeliano, oltre a borse di studio e tirocini annuali affinché professionisti paraguaiani si formino in “Israele” in innovazione e medicina. Nel settore militare-poliziesco, consulenti israeliani frequentano la nazione guaranì offrendo corsi di addestramento, che si coronano con viaggi nei territori palestinesi occupati di ufficiali dell’esercito per partecipare a esercitazioni con fuoco reale.
Dal canto suo, l’impresa di acque Mekorot è stata coinvolta in proposte tecniche e di infrastrutture in Paraguay dal 2014. Il suo progetto più importante si è concentrato sulla costruzione di un impianto di trattamento a Piquete Cué, Limpio (con un costo stimato di 228 milioni di $) per fornire acqua potabile a Limpio, San Lorenzo, Luque e Mariano Roque Alonso.
Per quanto riguarda il Cile, l’attuale governo del nazi-fascista José Antonio Kast progetta con “Israele” nuovi meccanismi di cooperazione in sicurezza, difesa e intelligence. Recentemente l’ambasciatore del Cile a “Tel Aviv”, Gabriel Zaliasnik, si è riunito con il consigliere aggiunto del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, Joseph Draznin, e con il ministro per la Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo, Amichail Chikli, con i quali ha esaminato linee di collaborazione strategica. Oltre allo scambio tecnologico e militare, proposto da Draznin, nell’incontro con Chikli si è parlato di eventuali programmi di formazione “in risposta a minacce alla sicurezza, violenza mirata ed emergenze in casi di sommosse interne o catastrofi”. È stato anche posto l’accento su iniziative legate alla lotta contro l’antisemitismo, lo slogan che il sionismo ripete a scala mondiale per esercitare la censura totale contro qualsiasi tipo di critica al suo operato genocida contro la Palestina e il mondo arabo e persiano in generale.
Nel caso della Bolivia, dove i governi del Movimento al Socialismo avevano preso la coraggiosa decisione di rompere le relazioni con “Israele” e dare il pieno sostegno al popolo e alla Resistenza Palestinese, tutto ha subito una svolta involutiva con l’arrivo al governo di Rodrigo Paz. Svolgendo le funzioni di un nuovo burattino dell’impero yankee nella regione, Paz non solo ha ristabilito immediatamente le relazioni diplomatiche con l’entità sionista ma ha anche avviato iniziative di cooperazione bilaterale in campo commerciale e politico-militare, come fanno di solito tutti i Paesi che si sottomettono all’influenza sionista. Inoltre, si è deciso di eliminare il visto per i turisti israeliani, e di avanzare in progetti di tecnologia dell’acqua, con l’introduzione, ancora una volta, dell’impresa statale israeliana Mekorot.
Dal canto suo, Panama sostiene storicamente “Israele”, essendo uno dei pochi Paesi latinoamericani che non riconosce lo Stato di Palestina. Inoltre, entrambi i Paesi condividono un Trattato di Libero Commercio (TLC) in vigore dal 2020, e mantengono relazioni di scambio commerciale, tecnologico e sul piano militare, di sofisticati strumenti di Intelligence.
Nel maggio 2026, entrambi i governi hanno firmato un memorandum d’intesa per il trasferimento di conoscenze e l’esecuzione di progetti tecnologici, agricoli e di gestione dell’acqua. Inoltre, Panama e “Israele” collaborano attraverso l’Agenzia di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo di “Israele” (MASHAV), formando centinaia di professionisti panamensi. Il documento è stato firmato dal ministro degli Affari Esteri panamense, Javier Martínez-Acha, e dall’ambasciatore di “Israele” a Panama, Mattanya Cohen, il quale ha dichiarato che questo accordo è uno dei risultati diretti della visita del presidente di “Israele”, Isaac Herzog, il 6 maggio scorso, la prima di un capo di Stato in quel Paese centroamericano.
Bisogna tenere presente che la comunità ebraica panamense costituisce un potente gruppo di pressione, ed è per questo che l’attuale presidente, José Raúl Mulino, mantiene con i suoi dirigenti strette relazioni. L’ambasciata di “Israele” a Panama attribuisce al Paese centroamericano anche un “storico” contributo alla nascita dell’Aeronautica Israeliana che servì, a partire da quel momento, a contribuire a ciò che sta accadendo da decenni, bombardamenti costanti contro la popolazione civile palestinese, estendendo quel fuoco aereo al Libano, Iran, Siria, Yemen, e a tutti i paesi che osino opporsi all’imperialismo sionista.
Per quanto riguarda l’America Centrale, Guatemala e “Israele” mantengono una relazione diplomatica, storica e commerciale estremamente stretta. Il Guatemala fu il primo Paese a riconoscere ufficialmente lo “Stato di Israele” e il secondo a votare a favore della sua creazione all’ONU nel 1947. Questa alleanza si formalizza attraverso un Trattato di Libero Commercio (TLC) in vigore dal 2024. L’ambasciatore guatemalteco Jorge García Granados ha svolto un ruolo determinante nella creazione di “Israele”, e in suo onore esistono strade con il suo nome nell’entità sionista. Inoltre, il Guatemala è stato il secondo Paese al mondo (dopo gli USA) a trasferire la sua ambasciata a Gerusalemme nel 2018.
A tutte queste manifestazioni di totale devozione verso l’entità genocida del popolo palestinese, in Guatemala, nel marzo 2024, è entrato in vigore un Trattato di Libero Commercio, per il quale sono aumentate le esportazioni agricole e la cooperazione in tecnologia, cybersecurity e formazione militare.
Vale la pena segnalare la forte influenza che esercita in Guatemala il sionismo cristiano, affinità che è spinta in gran misura dalle comunità evangeliche, consolidando il Paese centroamericano, insieme agli USA e all’Argentina attuale, come uno dei più filo-israeliani del mondo. Tutto ciò nonostante il fatto che “Israele” si sia coinvolto fortemente con il governo militare del Guatemala, specialmente dopo che il presidente USA Jimmy Carter tagliò gran parte degli aiuti militari USA al Guatemala nel 1977 a causa del suo notorio storico di abusi contro i diritti umani. In quel periodo, “Israele” sostituì con entusiasmo gli USA, diventando il principale fornitore di armamenti del Guatemala. Nel 1980, l’Esercito fu completamente riattrezzato con fucili Galil (di fabbricazione israeliana) al costo di 6 milioni di $, armi che servirono a generare un vero genocidio nel paese centroamericano.
Di tutte le violenze commesse dall’entità sionista in Guatemala, vale un doloroso e impunito esempio: Il 6 dicembre 1982, commandos addestrati da “Israele” incendiarono completamente il villaggio di Dos Erres dopo aver fucilato, torturato e violentato più di 200 abitanti del villaggio. Una squadra di investigazione delle Nazioni Unite: “Tutte le prove balistiche recuperate corrispondevano a frammenti di proiettile di armi da fuoco e bossoli di fucili Galil fabbricati in ‘Israele’”. Il generale Benedicto Lucas García, capo di Stato Maggiore dell’esercito guatemalteco che condusse le retate genocide, ringraziò “la consulenza e il trasferimento di tecnologia elettronica” di “Israele” parlando in una cerimonia speciale di inaugurazione della Scuola di Trasmissioni ed Elettronica dell’Esercito del Guatemala.
Per quanto riguarda El Salvador, un altro Paese che negli anni ’70-’80 ricevette anche armi e consulenza militare israeliana per eseguire un altro genocidio contro il suo popolo, le relazioni attuali del governo di Nayib Bukele sono più che strette, evidenziando il sostegno del Paese centroamericano a “Israele” nei fori internazionali e la sua attiva promozione del turismo religioso. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, recentemente, delegazioni salvadoregne hanno partecipato a forum, come il congresso “Terra di Fede Viva, El Salvador 2026”, per rafforzare il settore del turismo religioso insieme al Ministero del Turismo di “Israele”.
L’attuale dittatore Bukele ha sempre mantenuto strette relazioni con “Israele”, anche quando era sindaco, per il FMLN, della capitale salvadoregna. Nel suo primo viaggio a “Tel Aviv”, lui che ha origini palestinesi, si compiacque di dimostrare ammirazione per “la democrazia israeliana” e di dichiarare che sua moglie era di ascendenza ebraico-sefardita. In quell’occasione, manifestò la sua “felicità” di visitare il Paese, che da 76 anni pratica operazioni di sterminio contro il popolo palestinese, e si fece fotografare in preghiera al Muro del Pianto o visitando Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto di “Israele”. Tempo dopo, condivise un’immagine di sé allo stesso Muro dopo la sua vittoria presidenziale nel 2019, e quello stesso anno annunciò una donazione di 3 milioni di $ alla Fondazione di Gerusalemme, che promuove lo sviluppo nella capitale di “Israele”.
Un altro Paese che non è da meno nel manifestare le sue “ottime relazioni” con un governo come quello di Netanyahu, popolato di criminali contro l’umanità, è la Costa Rica. I suoi legami si sono approfonditi dopo la firma di un Trattato di Libero Commercio (TLC) che elimina il 90% dei dazi e cerca di potenziare settori come la tecnologia agricola, i dispositivi medici e l’agroalimentare. Inoltre, il governo costaricano avanza nel trasferimento della sua ambasciata a Gerusalemme.
Con l’arrivo al governo della presidentessa di estrema destra Laura Fernández Delgado, il processo di relazioni di subordinazione costaricana a “Tel Aviv” è aumentato, soprattutto dopo l’incontro nel maggio 2026 in cui Fernández ha promesso al genocida capo di Stato israeliano Herzog la sua intenzione di elevare lo status della missione diplomatica costaricana a Gerusalemme a quello di ambasciata.
Infine, va sottolineato che in una nuova offensiva sionista sull’America Latina e i Caraibi, i recenti eventi del doppio terremoto in Venezuela hanno permesso al governo israeliano di inviare una missione di “soccorritori”, diretta e monitorata dal prossimo ambasciatore sionista in Messico, Yoed Magen, con il sostegno del rabbino della comunità ebraica locale, Yitzhak Cohen.
Così, approfittando del doloroso momento che vive il Venezuela, sono arrivate a Caracas due missioni di coloni “soccorritori” e militari sionisti specialisti del Comando del Fronte Interno delle Forze di Difesa di “Israele”, che, insieme a funzionari del Ministero degli Affari Esteri, hanno dispiegato molteplici attività. Alcuni, compiti di “soccorso” e altri, militari e diplomatici, si sono dedicati a tentare un maggiore avvicinamento tra i due Paesi, poiché bisogna ricordare che “Israele” e Venezuela non mantengono relazioni diplomatiche da quando l’allora presidente Hugo Chávez ruppe i legami con il governo sionista all’inizio del 2009 in protesta per la criminale Operazione Piombo Fuso contro il popolo palestinese. Chávez strinse anche legami con l’Iran, politica che continuò sotto il mandato dell’ora sequestrato dagli USA, presidente Nicolás Maduro.
La delegazione israeliana cercò in questo modo di addolcire le accuse di genocidio e altre pratiche criminali che portano avanti giorno dopo giorno, ora dopo ora, contro palestinesi, libanesi, e recentemente anche contro iraniani. Un regime abituato a uccidere spietatamente come hanno fatto con le bambine della scuola iraniana di Minab, o con la decina di migliaia di bambini e bambine in Palestina sotto occupazione. Tuttavia, in queste circostanze tragiche del Venezuela, si sono portati via, come è accaduto con tutti i soccorritori di diversi paesi, l’ordine Eroi del Venezuela, che è stato loro consegnato dalla presidentessa (ad interim) Delcy Rodríguez, con la quale si sono riuniti.
Come si può vedere in questa sintetica rassegna, “Israele”, la sua diplomazia politico-militare, non riposa e continua ad espandere l’influenza del sionismo e la sua dottrina di morte, in tutto il continente. Approfitta naturalmente della strada aperta dai governi di estrema destra e fascistoidi che oggi controllano diversi Paesi, ma infiltra anche la sua influenza in governi progressisti, approfittando di contraddizioni interne o debolezze manifeste. Nel quadro generale delle loro campagne di cooptazione, sono già riusciti a installare in numerosi Paesi, anche a livello di progetti di legge, la definizione ufficiale di antisemitismo dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA), che afferma che “antisemitismo e antisionismo” sono uguali, ciò che permette a governi filo-sionisti di reprimere qualsiasi manifestazione di critica contro le atrocità israeliane. Qualcosa che già accade in America Latina e in Europa.
Fonte: Al Mayadeen Español
Traduzione: cubainformazione.it
19/7/2026 https://italiacuba.it/










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!