LETTERA APERTA AL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLA AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA
Oggetto: accesso del medico di fiducia della persona provata della libertà; alcune proposte ragionevoli per contribuire a garantire a tutte le persone la stessa speranza di salute e di vita, secondo i principi della Costituzione repubblicana
Spettabile Direttore,
mi corre l’obbligo di proporre alla sua attenzione alcuni problemi che riguardano l’accesso nei penitenziari
del medico di fiducia della persona privata della libertà; attualmente si riscontrano difficoltà a mio avviso
superabili anche con la definizione di un protocollo da redigere consensualmente tra amministrazione e
associazioni di volontariato con la partecipazione e il contributo anche di altri soggetti che si riterrà
opportuno invitare a partecipare alla discussione;
i “problemi” emersi ci paiono questi:
- Spesso la persona privata della libertà non è consapevole di avere il diritto di nominare un medico
di fiducia; negli ultimi decenni i “garanti”, le stesse amministrazioni, i volontari ed altri hanno
dedicato impegno e sforzi per divulgare le informazioni sui diritti (anche con la redazione e
distribuzione di opuscoli e vademecum) ; tuttavia attualmente risulta generalizzata la
misconoscenza del diritto e soprattutto pare “nebulosa” la procedura; pur trattandosi di un diritto
della persona quindi agibile direttamente dall’interessato, spesso il soggetto avente diritto riceve
informazioni errate che obbligano ad intervenire garanti o avvocati; sarebbe congruo informare la
persona avente diritto della sua facoltà di nominare un medico di fiducia senza bisogno di
“assistenza” facendo istanza direttamente , appunto senza necessità di intermediari o
“raccomandazioni”; in definitiva : la persona privata della libertà , informata circa il suo diritto deve
avere facoltà di agirlo direttamente con la famosa “domandina” , temine che pare sopravvissuto
nonostante la meritoria proposta di cambiamento del “vocabolario penitenziario” avanzata dal già
direttore del DAP SANTI CONSOLO - I tempi necessari per la autorizzazione del direttore dovrebbero essere non oltre le 24-48 ore salvo
situazioni eccezionali di sovraccarico lavorativo; in alcuni casi invece i tempo di attesa si sono rivelati
“inspiegabilmente” lunghi; ovviamente quando si tratta di salute e di prevenzione il fattore tempo
è strategico ; frequentemente noi “medici di fiducia” abbiamo perceito di essere vissuti dal
“sistema penitenziario” come una sorta di “corpo estraneo” … - L’avvenuta autorizzazione dovrebbe essere comunicata al medico incaricato con altrettanta
tempestività; oggi accade che il medico consapevole di essere stato nominato chieda al “carcere” se
c’è il nulla osta e gli si risponde che egli può comunicare solo con la persona privata della libertà! - Abbiamo constato che per l’accesso al penitenziari di Parma la Ausl chieda al medico : a) di firmare
un contratto di comodato (marca da bollo da 16 euro, spedire il contratto firmato per posta, pagare
35 euro per ogni ora o frazione di ora di uso dell’ambulatorio) ; questa “fantasiosa” richiesta viene
fatta anche al medico che entra in carcere in attività di volontariato; una “tassa sul buon
samaritano” ? certo la iniziativa pare essere della Ausl non della amministrazione penitenziaria e
peraltro ci risulta (al momento) una iniziativa in Italia della sola Ausl di Parma; tuttavia essendo DAP
e Ausl “coabitanti” nella stessa struttura , qualora il DAP ritenesse la procedura incongrua sarebbe
utile “farlo presente” alla Ausl di Parma anche perché, viceversa, la Regione E-R pare consenziente
(nel senso che pur a conoscenza della prassi non la ha contestata) - Garantita la celerità della procedura vediamo ulteriori possibili “semplificazioni” ispirate a principi di
ergonomia e persino di tutela dell’ambiente; in pratica le ipotesi che avanziamo sono queste: 1) il
medico incaricato ha facoltà di ricevere copia della cartella clinica per via informatica prima della
visita/colloquio; l’invio della documentazione è utile a rendere più proficuo il successivo contatto tra
medico ed assistito 2) sia data facoltà ad attivare contatti da remoto e con gli strumenti di
telemedicina; per quel che riguarda i contatti da remoto soprattutto nei casi in cui il colloquio/visita
dovesse vertere su problematiche psichiatriche e psicologiche, il mezzo risulta particolarmente utile
e proficuo ; per i casi in cui invece si debba indagare problematiche di medicina somatica occorrerà,
appunto, verificare la fattibilità di mezzi particolari ma ci risulta che le tecnologie della telemedicina
siano già utilizzate in alcuni istituti (esempio Civitavecchia, a quanto abbiamo appreso in un recente
seminario ECM dell’Ordine del medici di Bologna) - Nel caso della visita/colloquio focalizzati soprattutto su contenuti psicologico/psichiatrici, il
“vantaggio” , per tutti, è notevole : si riduce la impronta carbonica evitando un viaggio in auto, si
risparmia tempo (il che puo’ consentire di fare un numero di colloqui maggiore piuttosto che
trascorrere tempo in autostrada), il medico volontario risparmia risorse economiche ma risparmia
risorse economiche anche la persona privata della libertà in quanto, evidentemente, le spese della
eventuale prestazione libero-professionale sono a suo carico; - In questo quadro articolato occorrono una riflessione e una proposta ad ampio raggio sulla gestione
dei contatti medico/paziente; per noi che assistiamo anche persone non sottoposte a privazione
della libertà (esempio lavoratori per patologie professionali) il contatto col paziente è facile
(reciprocamente) : dubbi o necessità di approfondimenti possono essere gestiti con una semplice
telefonata o con un contatto via mail ; non possiamo pensare che la relazione medico paziente
possa essere agita in maniera altrettanto agevole nel caso di cui discutiamo: tuttavia occorrerebbe
fare proposte “ragionevoli “ sostenibili circa la facilitazione dei contati (un certo numero di
telefonate al mese, extra ovviamente rispetto a quella previste per i familiari ? la possibilità di
contatto, agevole, via mail ?) - Infine occorre considerare una ultima opportunità suggerita dalla storia e dalla deontologia medica;
già oggi cerchiamo di conoscere e di documentarci sulle condizioni ambientali di vita attraverso la
acquisizione dei rapporti semestrali delle Ausl nelle carceri; TUTTAVIA SPESSO LE AAUUSSLL NON
RISPONDONO ALLA RISCHIESTA DI ACQUISIRE I SUDDETTI RAPPORTI (ESEMPI “GRAVI” : Cagliari,
Bari, Turi, carceri romagnole di Ravenna, Rimini e Forlì) ; anche nei casi in cui la Ausl risponde la
possibilità per il medico di fiducia di visitare gli spazi frequentati ed abitati dal paziente non solo è
una istanza ragionevole ma , come si diceva, suggerita dalla esperienza storica in particolare che chi
di noi si considera medico “ramazziniano” ; ciononostante negli ultimi due istituti a cui abbiamo
avuto accesso il personale di custodia non ha consentito questa visita, evidentemente non per
decisione arbitraria su base soggettiva ma per questioni “regolamentari” sulle quali il DAP potrebbe
sciogliere il “nodo;
non rivendichiamo, almeno al momento, di assumere un ruolo “ispettivo” ma prendere visione
delle condizioni ambientali fa parte integrante della raccolta della anamnesi medica per
evidenziare meglio i fattori di rischio (da quello biologico al fumo passivo, alle condizioni igieniche
generali)
Non abbiamo ovviamente la presunzione di ritenere che il contributo dei medici di fiducia “risolverà” i
problemi e le difficoltà della tutela della salute delle persone private della libertà, tuttavia l’intento è quello
di contribuire a migliorare la speranza di vita e di salute delle persone recluse;
realizzare tutte le sinergie possibili potrebbe portare alla riduzione di quegli eventi traumatici e luttuosi ai
quali abbiamo assistito, con inquietante frequenza, negli ultimi decenni e che il DAP conosce così bene da
rendere superfluo in richiamarli analiticamente in questa sede.
Certo della attenzione attiva da parte di tutti gli interlocutori.
Distinti saluti e buon lavoro.
Vito Totire, medico del lavoro/psichiatra, presidente Centro “F.Lorusso” via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 25.2.2026
Al Presidente della Regione E-R
All’assessore alla Sanità della regione E-R
Al Presidente della Fnomceo
Oggetto: agibilità e prerogative del medico di fiducia della persona privata della libertà
Il medico di fiducia incontra notevoli difficoltà nel gestire il rapporto medico-paziente; negli ultimi tempi si
sono verificati diversi inconvenienti peraltro, in buona misura, segnalati al DAP con documento inviato via
pec nel febbraio 2026 (che si allega), senza ottenere alcun riscontro o considerazione.
Andando per punti :
- La Ausl del carcere di Parma per accedere all’istituto chiede al medico (anche se “ volontario” e non
libero professionista) di sottoscrivere un contratto di comodato (con marca da bollo da 16 euro da
inviare per posta) e di pagare 35 euro per ogni ora o frazione di ora di permanenza nell’ambulatorio;
la questione è stata segnalata più volte alla Regione che evidentemente non ha fatto nessuna
osservazione alla Ausl di Parma; la prassi di Parma non è confermata per altri istituti : Ancona,
Modena, Bologna, Piacenza, Pavia; non abbiamo sondato tutti gli istituti ma ci pare comunque di
trovarci di fronte ad una palese incongruenza - Alla richiesta di contatti da remoto tra medico e paziente : il carcere di Pavia risponde che non è
possibile, il carcere di Piacenza accorda il contatto, il carcere di Modena non risponde nonostante le
reiterate sollecitazioni ; una situazione a macchia di leopardo peraltro in tempi in cui si pratica e si
diffonde la telemedicina ma evidentemente si pratica e si diffonde solo fuori dal carcere salvo rare
eccezioni (Civitavecchia a quel che ci risulta) ; occorre precisare che è stato richiesto il collegamento
da remoto che è molto più facile da gestire che non la telemedicina ; considerato che molto spesso
nel rapporto medico-paziente è all’ordine del giorno la necessità di colloqui nell’ambito psicologico
e psichiatrico piuttosto che la necessità di una visita di tipo somatico, la perdita della possibilità di
effettuare colloqui da remoto è una lacuna veramente notevole che costringe il medico ad una
grande perdita di tempo nonché ad inquinare l’ambiente col suo mezzo di trasporto - Cito ad esempio: nel mio ultimo incontro con un paziente ho dedicato una ora di tempo alla
visita/colloquio ma ne ho trascorse altre sei per strada pur spostandomi solo da una provincia ad
una altra provincia confinante; peggiore il bilancio in caso di spostamento fuori regione ; è evidente
la debacle dal punto di vista ergonomico ed ecologico : è possibile e quindi occorre trasformare le
sette ore di tempo in sette ore di colloqui , frazionati a giorni alterni con vantaggio per il paziente,
per il medico e per la stessa istituzione penitenziaria - Lo stato della telemedicina penitenziaria è stato di recente, significativamente, definito dalla rivista
di “Medina legale” uno “stato di inedia”; è opinione diffusa infatti che occorra fare un salto di
qualità - Occorrerebbe poi affrontare il problema dell’accesso del medico di fiducia al fascicolo sanitario della
persona privata della libertà; esiste oggi un fascicolo sanitario della persona privata della libertà
accessibile? nelle more della praticabilità dell’accesso al fascicolo è necessario che il medico di
fiducia possa contare sull’invio preventivo della cartella clinica scannerizzata o fotocopiata - È congruo che al medico di fiducia venga consentito di accedere all’ambulatorio col cellulare o con
macchina fotografica onde consentirgli di documentare lesioni o altre anomalie cutanee o corporee
o anche di riprodurre pagine di esami di laboratorio, di referti e di cartelle cliniche nel caso che la
cartella non sia stata già inviata altrimenti; la responsabilità dell’uso corretto del mezzo è del
medico che risponderebbe per eventuali usi non consentiti ; non è accettabile una condotta ispirata
a diffidenza a priori; pare che da qualche tempo sia obbligatorio lasciare fuori anche il portafoglio
(anche per il medico “interno”) …ma su questo, ora, non ci soffermeremo - E’ necessario consentire al medico di fiducia di visitare la “stanza di pernottamento” della persona e
comunque gli ambienti in cui la persona trascorre la sua giornata per valutare la presenza di rischi
fisici, chimici, biologici; al momento le direzioni penitenziarie considerano questo impossibile
limitando la agibilità del medico non oltre le mura dell’ambulatorio ; qui non è il caso di rivangare la
storia della medicina ma , quantomeno fin dai tempi di Ippocrate passando per Ramazzini (per la
prevenzione della malattie occupazionali) , il medico considera importante valutare anche
l’ambiente di vita e di lavoro del paziente oltre che considerare la semeiotica dei riscontri somatici ;
circoscrivere la azione del medico di fiducia nelle mura ambulatoriale è una palese ed inaccettabile
forzatura; abbiamo ascoltato pazienti portatori di gravi broncopneumopatie descrivere ambienti
con abbondante presenza di muffa o anche abbiamo ascoltato riferimenti a rielevanti rischi di tipo
biologico a danno di pazienti particolarmente vulnerabili - Auspichiamo poi che la Regione solleciti a rispondere alla richiesta di accesso ai rapporti semestrali
delle carceri la Ausl Romagna che risulta da lungo tempo inadempiente (non che sa la unica Ausl
italiana che non risponde alla richiesta dei rapporti delle visite); tuttavia il rapporto semestrale,
quando non “segreto” ci dà indicazioni e informazioni utili sui rischi visitare fisicamente i luoghi
frequentati dal singolo paziente consente di acquisire una valutazione del rischio più precisa ed
esaustiva - Le autorizzazioni del medico di fiducia dovrebbero essere velocizzate con maggiore sintonia e
sinergia tra la direzione penitenziaria e l’area sanitaria gestita dalla Ausl ; vale a dire: depositata la
istanza da parte della persona privata della libertà, autorizzata la istanza da parte del direttore o del
giudice (a seconda della posizione giuridica) la autorizzazione dovrebbe essere notificata in tempo
reale al medico con indicazioni preventive anche degli orari e dei giorni proposti per l’accesso.
Il medico di fiducia della persona privata della libertà può dare un contributo rilevante alla riduzione dei
rischi penitenziari che negli ultimi decenni hanno drammaticamente ridotto la speranza di salute e di vita
delle persone private della libertà; riteniamo che occorrano dialogo, sinergia e collaborazione per
avvicinarsi a garantire che il carcere risponda pienamente al dettato della Costituzione repubblicana
Su queste questioni, come si diceva, già poste all’attenzione del DAP senza ottenere risposta, chiedo di aprire
un dialogo con la Regione e con le Ausl .
Dr. Vito Totire , psichiatra/medico del lavoro, presidente Centro F.Lorusso via Polese 30 Bologna
componente del gruppo di autoaiuto “per non morire di carcere “(fondato e attivo dal luglio 2023,
riunioni settimanale da remoto venerdì pomeriggio di tutte le settimane)










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