Lettera aperta di Ivan Cavicchi al periodico on line “Quotidiano sanità”.

Medicina e Potere è una lettera periodica a cura di un gruppo di attiviste/i del Forum per il Diritto alla Salute e di Medicina Democratica

Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-novembre-2025/

Archivio https://www.lavoroesalute.org/

Care/i tutte/i,
vi proponiamo come Medicina e Potere la lettura di questa lettera aperta di Ivan Cavicchi al periodico on line “Quotidiano sanità”.

Quotidiano sanità è la prosecuzione con altro nome del periodico “Il bisturi”, un tempo vicino al sindacato medico ANAAO, diretto allora da Cesare Fassari padre dell’attuale direttore.

Oggi Quotidiano sanità è di proprietà di Consulcesi (https://www.consulcesi.it), una associazione/fondazione con scopo di lucro, che gestisce cause e relative assicurazioni professionali per la difesa di medici nonché iniziative di formazione, nata in passato anche per far riconoscere ai medici che non ne avessero usufruito il pagamento degli anni di specializzazione (come previsto dalla UE e non attuato dai governi italiani di vario orientamento).

Ovviamente possiamo avere legittimamente tutte le opinioni possibili su Cavicchi, il suo pensiero e i suoi scritti, ma, bisogna ammettere che, a differenza di altr?, sono alcuni decenni che porta avanti i suoi argomenti, la sua critica e il suo impegno sui temi della salute e della sanità sin dagli anni Settanta del ‘900, dalle colonne de il manifesto, di Quotidiano sanità, con il suo blog su Il fatto quotidiano e su altre riviste, con i suoi libri e in molte iniziative pubbliche. Forse l’unica voce critica fuori dal coro degli esegeti dell’esistente e degli apologeti del passato, almeno nella parte “destruens”, anche autocritica dell’azione della sinistra sociale e politica cui Cavicchi appartiene.

I suoi libri coprono due filoni: uno epistemologico, forse più ostico, e uno invece più politico di riflessione critica e proposte sul Servizio Sanitario Nazionale. Anche qui si può condividere in tutto in parte o per nulla il suo pensiero, ma non si può negare il suo sforzo in un momento di appiattimento sul pensiero unico dominante neoliberale di cui sono alfieri università pubbliche e private, fondazioni, amministrazioni pubbliche e organizzazioni politiche e sindacali.

Cavicchi proviene originariamente dal lavoro vivo in sanità in un ospedale pubblico romano (non come altri commentatori che non hanno mai lavorato come dipendenti della sanità pubblica un solo giorno della loro vita), da quella che fu un pezzo della sinistra extraparlamentare degli anni ’70, il manifesto-PdUP, nella CGIL per molti anni come dirigente sindacale, organizzazione che poi lasciò polemicamente (la cosa non ci stupì e non ci stupisce), per dedicarsi allo studio con una laurea in sociologia per cui insegna come Docente all’Università di Tor Vergata in Roma.

Molti lo criticano per aver trascorso alcuni anni, forse proprio per via di quel tormentato percorso in CGIL, bruscamente interrotto dalle vicende interne, come Direttore generale di Farmindustria, l’organizzazione del settore dell’organizzazione datoriale (padronale), Confindustria negli anni ’90 durante i governi del centrosinistra (Prodi 1, D’Alema, Amato, Prodi 2) e questo non ci sembrò e non ci sembra un caso conoscendo le modalità governative della sinistra del nostro paese.

Possiamo condividere la critica. Ma a parte il fatto che molti dirigenti sindacali e di partito sono passati in organizzazioni datoriali, se non proprio in consigli di amministrazione veri e propri, in aziende con finalità spesso divaricanti con quelle del movimento operaio e democratico da cui provenivano (se non proprio grazie a quello), detta critica è inaccettabile da parte di chi ha svolto e svolge ruoli di potere nella sanità: ministri, direttori generali di ministeri, assessori ragionali e comunali, direttori generali, sanitari e amministrativi di Aziende sanitarie, parlamentari, portando con tali ruoli la responsabilità della sinistra per quelle scelte politiche e amministrative che hanno condotto il Sevizio Sanitario Nazionale nella grave situazione in cui si trova (vedi https://www.blog-lavoroesalute.org/malapolitica-sanitaria-salute-e-sanita-in-italia-tra-riforme-e-controriforme-di-governi-e-ministri/)

La lettera aperta di Ivan Cavicchi al periodico on line “Quotidiano sanità”.

Caro Direttore (caro Luciano)

Per me è arrivato il momento di separarmi da QS e quindi di salutare te e i nostri lettori. Le ragioni sono tante e diverse.

QS nasce 25 anni fa, tra un grande sogno e il suo abbandono. Cioè nasce tra la 833, la riforma, e le controriforme, che sono venute dopo. La sua caratteristica principale è stata quella di tenere insieme le due cose nel tentativo di farle comunque coesistere.

Tuo padre mio amico in questo senso è stato un vero maestro.

Oggi le cose sono cambiate e QS secondo me non deve più raccontare una coesistenza difficile ma oggi deve in realtà raccontarne la conclusione.

Nel tempo QS ha cambiato il suo progetto editoriale e la sua mission originaria. Cambiamento che a mio avviso non è sfuggito ai nostri lettori. Mi capita continuamente di sentir dire che QS di oggi non è più quello di una volta.

Questo cambiamento coincide con un cambio del contesto politico e soprattutto con un cambio delle politiche sanitarie del paese e quindi con l’ingresso in pista di enormi interessi economici tutti particolarmente insofferenti ai critici come me e che però al sogno antico non hanno mai rinunciato anzi, al contrario, hanno tentato di attuarlo come dimostra il mio ultimo libro “Articolo 32. Un diritto dimezzato” provando nei contesti mutati di definire nuove e più avanzate modalità.

In questi anni su QS per non perdere questo sogno mi sono praticamente inventato di tutto: una exit strategy, una quarta riforma un appello alla ragione. La questione medica. La depenalizzazione della complessità. La scienza impareggiabile. E un sacco di altre cose. Tutto sempre precorso quindi anticipato su QS.

Come ho scritto nell’ultimo articolo che ti ho inviato del quale però hai pubblicato solo la prima parte ma non la seconda, ormai il governo viaggia a vele spiegate verso un super neoliberismo.

Segnatamente mi riferisco alla proposta di riforma dell’assistenza integrativa presentata al Senato dall’onorevole Zaffini presidente della X commissione.

Già per la sinistra il grande sogno della 833 era quasi irrealizzabile ma con la destra il “quasi” sparisce e il sogno della 833 è semplicemente impossibile.

Ma per chi sostiene come me che si tratta di un imbroglio quasi di una frode ai danni del nostro paese, non è facile avere la libertà di dirlo.

Ormai personalmente sono sempre più in difficoltà ad esercitare il mio diritto alla critica anche se senza critica significa che l’imbroglio diventa invisibile. E per me questo è inaccettabile.

Mi dimetto caro Luciano da QS anche se, dal punto di vista formale, non potrei dimettermi perché non sono mai stato un dipendente di QS e quindi non ho mai avuto nessun tipo di contratto e nessun tipo di compenso.

Per mia scelta, proprio per avere l’autonomia intellettuale di cui oggi più che mai ho bisogno, tutto quello che ho scritto su QS in 25 anni è stato tutto sempre “pro bono”. Compreso i tre ebook che abbiamo pubblicato e che sono stati letti da decine e decine di migliaia di persone.

Libertà in cambio di gratuità. Un uso reciproco: io usavo QS e QS usava me. Da QS ho preteso in cambio del mio lavoro la libertà intellettuale, ma sempre per fare meglio, per offrire coerenza nei confronti dei miei ideali e anche la più ampia competenza andando perfino oltre la grande ignoranza della sinistra nel tentativo di aggiornarne il pensiero, con un pensiero adeguato alle complessità del nostro tempo.

Lo sforzo di adeguare il pensiero come tutti possono testimoniare è stato fatto liberamente, per anni, senza guardare in faccia a nessuno. In particolare la sinistra in tutte le sue forme.

E a parte i detrattori e gli invidiosi e gli imbecilli che non mancano mai è uno sforzo che mi è stato sempre riconosciuto. Questo sforzo prima di diventare libri, conferenze, seminari, convegni, è stato un pensiero che è passato prima per QS.

Oggi caro Luciano considerando le nostre difficoltà preferisco avere le mie libertà e non essere un problema per nessuno a parte per le mie tante controparti e per chi non mi vuole bene.

Sappi che lasciare QS è una decisione che mi procura un forte dispiacere e mi priva della possibilità di parlare direttamente alla mia gente e al mio mondo nel quale ho passato ormai più di 50 anni della mia vita, 25 dei quali scrivendo per QS.

Caro Luciano una volta mi dicesti, molto affettuosamente, che io per te ero l’ultimo “maitre a penser” della sanità rimasto in pista e che come tale andavo ascoltato se non altro come testimone di quel grande sogno di cui parlavo prima.

Allora per me fu quasi un complimento anche se mi sono sentito un po’ come il rinoceronte nero e l’ultimo dei moicani.

Ma bontà tua, ammesso e non concesso che io sia davvero un maitre a penser, spero che tu comprenda la contraddizione nella quale mi trovo: se lo fossi per davvero, non potrei accettare condizionamenti alla mia autonomia di pensiero dal momento che se li accettassi smetterei di essere un maitre a penser.

Purtroppo i condizionamenti come tu sai bene ci sono e sono innegabili. È inutili negarli.

Caro Luciano io ti conosco fin da piccolo e con tuo padre ho fatto per la sanità molte cose importanti e so anche che in questi anni per te a volte sono stato un problema. Come sai le discussioni non sono mancate, ma so anche che hai fatto il possibile per dare voce alla mia battaglia per cui ti ringrazio di cuore per averci provato. Dopo tanti anni di intelligente complicità oggi siamo nostro malgrado e malgrado i nostri sforzi su sponde opposte. Quindi è giusto che ognuno vada per la sua strada

Quindi confermandoti l’affetto che provo per te e per tuo padre, non mi resta altro da fare che salutare i nostri lettori, moltissimi dei quali miei lettori da diversi anni, per informarli della mia decisione, ma anche per ringraziarli per la stima che mi hanno dimostrato e per l’uso che del mio pensiero essi hanno fatto e ancora oggi fanno sperando che sia un uso duraturo.

La battaglia naturalmente non finisce ma continuerà in altre sedi e in altre forme.

Un abbraccio a tutti

Ivan Cavicchi

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