Linea di fuoco

Arturo Perez Reverte – Rizzoli 2023

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Arturo Perez Reverte per ventanni reporter di guerra in Libano, Eritrea, Isole Falkland, Nicaragua, Monzambico, Romania, Bosnia e altre roventi zone del pianeta, è autore di numerosi libri tradotti in oltre quaranta paesi.

Con Linea di fuoco Reverte racconta la notte tra il 24 e il 25 luglio mentre sta per cominciare la battaglia dell’Ebro, la più sanguinosa mai combattuta in terra spagnola.
L’XI Brigata Mista dell’esercito repubblicano attraversa il fiume per stabilire una testa di ponte a Castellets del Segre. Nei pressi del paese, mezzo battaglione di fanteria, un tabor marocchino e una compagnia della legione straniera difendono la zona.

Sono uomini e donne, in larga parte giovanissimi, che per sostenere una causa hanno messo in pausa la vita.
Nella realtà né Castellets né l’XI brigata né le truppe che la affrontano in Linea di fuoco sono mai esistite. Se i personaggi sono pura invenzione, non lo sono i fatti e i nomi a cui si ispirano.
La battaglia dell’Ebro causò più di ventimila morti nazionali e repubblicani, fu la più dura e sanguinosa avvenuta in terra spagnola e documenti alla mano, tra fiction e realtà, l’autore ha costruito il romanzo.

E allora ecco Patricia Monzon, addetta al reparto trasmissioni, che tra una spola e l’altra a sistemare telefoni incontra una carezza d’amore. Gines Corguel, falegname di Albacete, che si rolla una sigaretta e intanto medita di passare al nemico, il sottotenente Santiago Tojo, ventanni, ex studente di ingegneria navale, che prima della battaglia strizza l’occhio ai suoi compagni per nascondere la paura.
E poi c’è Herminio Sanchez, l’unica presenza maschile tra le diciotto donne del reparto trasmissioni.
È l’unica voce maschile del reparto, quella del tenente delle milizie Herminio Sanchez. La sua sagoma minuta e magra si muove tra di loro, ripetendo l’ordine. Pato non può vederlo in faccia, anche se lo immagina come è di solito: schivo, mal rasato, sempre sorridente. Comunista, come la maggior parte dei comandanti e degli ufficiali della brigata. Si fa voler bene e nell’unità gli vogliono bene. È un bravo ragazzo, con le sue mostrine dell’arma del genio sul colletto della camicia, le sue pessime battute su preti e monache, gli occhiali di tartaruga e i capelli prematuramente brizzolati sotto il berretto, così ricci che tutte lo chiamano Harpo.

E ancora:
Vincenza Espì, la compagna che le è più vicina è una ragazza bella e paffuta che è stata operaia della Singer e reginetta del suo quartiere per la festa delle Fallas un paio di anni prima della sollevazione sovversiva. La Valenciana, la chiamano, e anche per lei è la prima vera azione di combattimento.
Come Pato, proviene dalla Gioventù comunista, ma si sono conosciute quattro mesi prima alla scuola trasmissioni…

Nel tentativo di invertire il corso del conflitto l’esercito repubblicano nella notte tra il 24 e il 25 luglio attraversò il fiume con circa 80000 uomini prendendo di sorpresa i soldati franchisti.
Sono uomini e donne, in larga parte giovanissimi, di ideologia, condizione e coscienza diversa, che combattono una guerra che non tutti condividono.

In queste pagine, anarchici, comunisti, brigate internazionali, giovani leve repubblicane, corrispondenti di guerra e anche figure di falangisti e requetes carlisti.
Tra colpi di fucile e di mitraglia, esplosioni di bombe e proiettili, carri armati (tedeschi e italiani da una parte e di fabbricazione sovietica dall’altra), paure, ripensamenti, smarrimenti, dove nascono speranze da entrambe le parti.
Seguono tre mesi di violenti scontri e alla fine i repubblicani furono costretti a riattraversare il fiume. Sul campo rimasero 13300 morti più o meno degli ambedue schieramenti e un numero imprecisato di mutilati e di feriti.

Come se fosse un film, Arturo Perez Revertte sembra rivestire i panni di un regista e sposta la narrazione tra i due fronti, una lotta brutale e senza esclusione di colpi, dentro un romanzo pieno di vita e di speranza, capace di cogliere l’insensatezza di ugni guerra. anche quando si tratta di una guerra civile, dove senti il nemico chiamare la madre nella tua stessa lingua.

Giorgo Bona

Scrittore. Collaboratore redazione di Lavoro e Salute

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