LISTE DI ATTESA, LA LEGGE DIMENTICATA PER “SALTARE” LA CODA

liste d'attesa

Prenotare una visita oculistica e sentirsi rispondere che c’è posto l’anno dopo. Aver bisogno di una risonanza, una mammografia, e vedersela fissare a 13-14 mesi di distanza. Cronaca di tutti i giorni in Italia.
Le liste d’attesa, sono uno dei mali storici della nostra sanità. Eppure il diritto a essere curati è stabilito dalla Costituzione. Ed esiste una norma, quasi sconosciuta, che garantisce condizioni ai pazienti di “saltare” le codeinfinite in questi casi. Né gli ospedali né le strutture pubbliche delle Asl ne danno comunicazione ai malati. Ma la legge c’è, è scritta in un decreto legislativo 29 aprile 1998 n.124.

TEMPI CERTI

La legge stabilisce il diritto del cittadino ad avere una visita medica o l’esame diagnostico in tempi certi e nell’accordo Stato Regioni dell’11 luglio 2002, (repertorio atti n.1488) sono stabiliti i tempi: 30 giorni per le visite specialistiche e 60 per gli esami diagnostici. Qualora i tempi di attesa siano superiori, il malato può pretendere che la medesima prestazione sia fornita dal medico privatamente, in intramoenia, senza costi aggiuntivirispetto al ticket già pagato. La prestazione sanitaria può essere effettuata anche nel privato, e avere il diritto al rimborso dall’azienda sanitaria.

L’ESEMPIO DI MODENA

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Tutto è scritto nero su bianco all’interno del decreto legislativo n. 124/1998, Articolo 3 comma 13. Aconfermarci l’interpretazione del dlgs è il direttore generale dell’Ausl di Modena, Massimo Annichiarico: “La Regione Emilia-Romagna recepisce e trasmette alle aziende l’obbligo di rispetto dei tempi di attesa definiti dalla normativa e dagli accordi Stato Regioni “. E se questo non accade? Annichiarico non ha dubbi: “Qualora le aziende non adempiano a quanto previsto in termini di rispetto dei tempi, il cittadino può fare riferimento al dlgs 124/98”.

La Ausl di Modena è un modello di riferimento nazionale, un’eccellenza ricettiva: le visite e le prestazioni ambulatoriali sono smaltite in tempi esemplari. Qui le liste d’attesa rispettano le aspettative dei pazienti e si attestano nei tempi previsti dalla normativa, dunque il problema non si pone, o quasi. Eppure anche qui vi sono stati sporadici casi, uno o due, nei quali, spiega il direttore: “A fronte della segnalazione del cittadino, abbiamo garantito l’erogazione della prestazione nel giro di pochi giorni e il paziente è stato visitato. È comunque vero, da noi il ricorso alla modalità prevista dalla 124/98 non si realizza praticamente mai”.

L’ISTANZA PER PRESTAZIONE IN INTRAMOENIA

È una buona notizia, certo, ma purtroppo quella di Modena è un’eccezione; in Italia la situazione è disomogenea, ci sono aree geografiche di eccellenza e aree dove i dissesti regionali, i piani di recupero regionali e le inefficienze organizzative da una parte, e il consumismo sanitario, le inappropriatezze in eccesso, il conflitto di interessi con la libera professione dall’altra, deprimono la capacità ricettiva. Le liste d’attesa, nella media nazionale, sforano troppo spesso le tempistiche dettate dagli accordi Stato-Regione. Certo è, come dice il direttore Annichiarico che “l’esigibilità di un diritto può comunque rappresentare una forma dipressione legittima in grado di spingere ad assumere con maggiore impegno quello dei tempi di attesa come un elemento centrale nelle politiche di una regione”, insomma far valere i propri diritti migliora la qualità del servizio.

Peter D’angelo

9/1/2017 www.testmagazine.it

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