Mail al Presidente Mattarella e al Segretario Generale Ugo Zampetti

Morti sul lavoro: lo Stato non può avere comportamenti da antistato, pc Al cardinale di Bologna Matteo Zuppi, al Sindaco di Bologna Matteo Lepore, a Sigfrido Ranuzzi di Report

Morti sul lavoro: lo Stato non può comportarsi da antistato, e le ultime “chicche” su alcuni morti sul lavoro

Signor Presidente Mattarella e Dott. Zampetti, è questo che mi viene in mente pensando alle morti sul lavoro, nascoste da pezzi importanti dello Stato. Ho denunciato a tutti i livelli e da 15 anni che una buona parte dei morti sul lavoro sono stati dimenticati e si può dire senza dubbio occultati da parti rilevanti dello Stato: dai Ministeri del Lavoro e dell’Agricoltura, con i Ministri che si sono succeduti in questi 16 anni, di tanti parlamentari ai vertici dei partiti e di ogni colore politico, di Istituti come INAIL e Enti come ANMIL, di tanti amministratori e sindaci.

Hanno fatto finta di non vedere le mie continue denunce sul reale numero di morti sul lavoro, senza che nessuno di questi soggetti sia intervenuto per vedere se quello che scrivevo e scrivo è vero. Dello Stato ho sempre avuto un grandissimo rispetto inculcato da mio padre e da mio fratello maggiore che sono stati Carabinieri, io stesso potevo diventarlo da ragazzo se non mi ammalavo nel periodo di addestramento.

E’ intollerabile che ogni anno spariscono dai 300/400 lavoratori morti sui luoghi di lavoro senza che nessuno di questi soggetti alzi un dito e guardi in faccia alla realtà, su qual’è il reale numero di morti sul lavoro in Italia,  che non si mobilitino per impegnarsi per far cessare questa strage molto più ampia di quella che appare.

Ma non si fermano qui, cercano anche di impedirmi (e ci riescono) di parlare in manifestazione pubbliche su queste tragedie: hanno paura di quello che potrei dire, hanno addirittura paura di una mia mostra sulle morti e infortuni sul lavoro, di un tema che mi occupo da oltre 40 anni, con opere di pittura e scultura che risalgono agli inizi degli anni ottanta; i paragoni storici sono raccapriccianti, su chi ha cercato di farlo. 

Se solo questi soggetti avessero avuto la sensibilità di occuparsene seriamente, senza cercare di far finta di niente, non avremmo questo numero di morti impressionante che sono stati in costante aumento da quando ho aperto l’Osservatorio nel 2008: se lo Stato li avesse contati tutti, se solo INAIL avesse scritto chiaramente   e già da allora, e non solo recentemente ma solo burocraticamente in due righe nell’Open data, che quelli che diffondeva e diffondono agli italiani sono “solo” i morti di questo Istituto, che ci sono tante categorie che non assicura e a queste occorre aggiungere i morti in nero e gli agricoltori. E quelli di INAIL, sono gli stessi morti depurati da itinere che manda in Europa, così l’Italia diventa più virtuale di quello che è in realtà.

Come non rimanere sbalorditi nel vedere uno Stato inerte a una mattanza del genere in Agricoltura, dove in questo periodo stanno morendo diversi agricoltori al giorno schiacciati dal trattore che guidavano? Due anche ieri, uno di questi morto dopo mesi di atroci sofferenze, uno il giorno prima, tre in quello precedente, 147 dall’inizio dell’anno, oltre 2600 da quando ho aperto l’Osservatorio e seppur denunciandolo ogni giorno nessuno di questi soggetti è mai intervenuto, seppure nelle loro competenze, cose se la cosa non li riguardasse.

Come non suscitare in loro angoscia: ma la burocrazia non ha un’anima e lavora anche contro se stessa, quando denuncio che un morto su 4  sui luoghi di lavoro è un ultrasessantenne? L’esempio in questi ultimi giorni di Luigi Bernardini che a 76 anni (nella foto) che muore di notte in un cantiere autostradale, di un altro ultrasettantenne che muore per il caldo su una gru; di tantissimi agricoltori che muoiono alla guida di un trattore, non sapendo per non essere informati, loro che lo guidano e i loro familiari, che il trattore è una macchina di morte, che uccide con estrema facilità soprattutto in manovra in terreno collinare: un Ministero dell’agricoltura informato ripetutamente, ma anche perché poco interessato, visto che nessuno si è mai preso la briga di contattare l’Osservatorio per saperne di più. Terribile anche la vicenda di Simion Panco moldavo di 55 anni morto pochi giorni fa nella provincia di Forlì Cesena: morto in una terribile solitudine: nessuno sa dove abitava Simion, gli inquirenti stanno cercando da giorni di sapere dove avesse la residenza, per trovare i suoi documenti, neppure la figlia in Moldavia lo sa.

Nessuno di questi soggetti sa o vuol sapere che ormai un morto su cinque che muore sul lavoro sotto i 60 anni è straniero, che anche questa è un’autentica emergenza, che entro pochi anni saranno la maggioranza dei morti sul lavoro e con tanti morti le altre comunità ce le troveremo nemiche.

Potrei continuare con tante di queste “chicche” signor Presidente Mattarella, da nonno, non posso pensare che i miei nipoti possono entrare in un mondo del lavoro come questo, che senta lo Stato come un nemico e non protettivo come dovrebbe esserlo.

Grazie dell’Attenzione

Carlo Soricelli curatore dell’osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro

15/10/2023

Immagine: opera di Carlo Soricelli

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