Miguel Díaz-Canel – 100 Años con Fidel
E vinceremo!
di Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica
Nella storia di Fidel, dai suoi anni da studente fino alla sua indiscussa presenza attuale, c’è un’infinità di lezioni che coincidono tutte su un punto: non si è mai lasciato sconfiggere dalle circostanze.
Fidel Castro Ruz, leader storico e Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, compie oggi 99 anni in piena forma.
Lo scrivo al presente perché è così che lo sento e perché è così che si sta svolgendo la celebrazione dell’inizio di un anno simbolico per Cuba e per tutti coloro che nel resto del mondo riconoscono l’importanza della sua leadership rivoluzionaria.
Parlo del centenario o dell’eternità di un uomo che rimane vivo nel tempo, anche quando il suo corpo, la sua materia, quasi un decennio fa è diventato cenere e lui ha detto che non voleva statue o monumenti in sua memoria.
Ciò che nemmeno lui poteva decretare era l’impossibile, cioè il suo oblio. E lì rimane, vivo e presente come solo l’eterno può essere. Perché quel destino, come la storia ha dimostrato tante volte, non lo decide nessuno, ma solo il potere imperituro delle idee di coloro che hanno guidato centinaia, migliaia, milioni di esseri umani a conquistare i loro sogni di emancipazione e giustizia.
Fidel è eterno, non per sua decisione o per quella di coloro che cercano di seguire le sue orme e dare continuità alla sua immensa opera di giustizia sociale. Ha raggiunto questa condizione interpretando, sintetizzando e facendo proprio il magnifico patrimonio di idee indipendentiste, anticolonialiste, antimperialiste e marxiste cubane, latinoamericane, caraibiche e universali che lo hanno preceduto, fino a collocarsi all’avanguardia per tutti i tempi.
Nei suoi intensi discorsi pubblici o nei suoi lunghi dialoghi privati mostrava una padronanza totale di quell’infinito bagaglio di conoscenze, stupendo i più diversi tipi di pubblico dalla prima all’ultima parola. Ma ciò che lo ha davvero reso immortale è tutto ciò che ha detto e trasformato, tutta l’azione convertita in opera.
In questi giorni marcatamente fidelisti, in cui ognuno di noi mostra nei libri, nei video, nei media tradizionali o nei social network il Fidel che ci accompagna, si sta accreditando quell’eternità, per la propria emozione intima e quella di altri che provano lo stesso. O per l’odio di chi non sopporta la vitalità abbagliante delle sue idee.
Nel mio caso, come si può immaginare, Fidel non è solo presente. È una costante. Guida e sfida. Esempio e veglia.
Sento che è ancora all’avanguardia, come nella Sierra o a Girón. Ogni volta che le minacce crescono, che la necessità lo impone, che il blocco sembra chiudere tutte le vie d’uscita, la domanda sorge spontanea: cosa farebbe Fidel?
La fortuna di averlo conosciuto, di averlo visto agire e di aver ricevuto molte volte i suoi consigli, facilita le risposte: sono nel popolo, nelle sue infinite riserve di dignità e talento. E nell’indispensabile unità di tutte le forze rivoluzionarie attorno all’ideale martiano di conquistare tutta la giustizia.
È stato sulla base di queste certezze che abbiamo concepito la scienza e l’innovazione come un pilastro della gestione del governo. E con il talento, la solida base materiale da lui creata e l’audacia del Paese di uomini e donne di scienza e di pensiero, che ha modellato per il futuro che oggi è presente, abbiamo affrontato e sconfitto la pandemia e continuiamo a scommettere sulla vittoria anche di ostacoli apparentemente insormontabili come il blocco e le nostre inefficienze interne.
Nella storia di Fidel, dai suoi anni da studente alla sua indiscutibile presenza attuale, c’è un infinito accumulo di lezioni e tutte coincidono su un punto: non si è mai lasciato sconfiggere dalle circostanze. Anche i colpi più duri dell’avversario sono serviti solo a elevare la sua statura di leader a un livello superiore.
Esaminando ciascuna delle sue battaglie, si notano le profonde motivazioni che questo leader, nato dal cuore di questo popolo coraggioso, ha sempre suscitato in esso per trasformare le sconfitte in vittorie. Allora comprendiamo nella sua esatta dimensione il significato dell’addio che Che Guevara dedicò esclusivamente a lui prima di partire per altre terre del mondo e che il popolo cubano trasformò in uno scopo irrinunciabile: Hasta la victoria, siempre. Senza mai dimenticare il Patria o Muerte che lo rende possibile. Né l’ottimismo in una parola: ¡Venceremos!
Fonte: Cubaminrex – Presidenza di Cuba
Traduzione: italiacuba.it
25/8/2025 https://italiacuba.it/










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