Missili al posto delle aule scolastiche

di Fabio Nacci
Atene: alunni, studenti e insegnanti scendono in piazza contro i tagli e il riarmo. La protesta cresce anche in Albania e in Italia; i governi puntano sulla repressione
Secondo i manifestanti, di denaro ce n’è a sufficienza. Ad agosto, Atene ha siglato il più grande accordo di esportazione di armamenti israeliani verso la Grecia: tre miliardi di euro per sistemi di difesa aerea nell’ambito del programma “Scudo di Achille”. Nel frattempo, i prezzi dell’energia stanno spingendo l’inflazione oltre il cinque per cento. Il costo di carburante ed elettricità è aumentato in seguito all’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “Spendono miliardi in armamenti bellici e concedono agevolazioni fiscali ad armatori, banchieri e industriali, mentre considerano i nostri bisogni come dei ‘costi’”, scrivono le associazioni studentesche in un appello riportato dal quotidiano comunista Rizospastis.
Molto più aspro è lo scontro in Albania. Dal 13 ottobre, a Tirana, studenti universitari – e adesso anche liceali – stanno presidiando il Ministero dell’Istruzione e la sede del governo. Chiedono università migliori, la fine della corruzione e le dimissioni del primo ministro Edi Rama. La protesta è legata al movimento “Flamingo”, nato a maggio per opporsi alla costruzione di un resort di lusso sulla costa meridionale, progetto che vede coinvolto Jared Kushner, genero di Donald Trump. Le forze dell’ordine stanno impiegando proiettili di gomma. Secondo i dati della polizia analizzati dalla rete investigativa BIRN, oltre 200 minorenni sono stati arrestati o denunciati. L’ufficio del difensore civico ha riscontrato che, in una struttura di detenzione della polizia concepita per 67 persone, erano rinchiusi 118 fermati, senza alcuna separazione tra minori e adulti. Il ministro dell’Interno, Ervin Demo, ha dichiarato che, di fronte a bottiglie molotov, nessun poliziotto si preoccupa dell’età dei responsabili. Rama minaccia: chi lancia pietre perderà borse di studio e il diritto all’istruzione gratuita, e i genitori dovranno risarcire i danni. Il governo sta valutando l’istituzione di una “lista nera” che comporterebbe il divieto di viaggiare nello spazio Schengen. L’UE, per la quale l’Albania rappresenta un candidato modello, si limita a un appello a un «dialogo costruttivo».
In Italia, venerdì scorso, in occasione del «No Meloni Day», oltre 400.000 studenti – secondo gli organizzatori – sono scesi in piazza, da Torino a Napoli e Bari, con lo slogan: «Più aule, meno bombe». A Torino, alcuni insegnanti hanno formato un cordone tra gli studenti e le forze dell’ordine; tre minorenni sono stati fermati. A Napoli sono stati occupati più di dieci istituti scolastici e, da lunedì, anche l’Università L’Orientale, per protestare contro il carovita, gli affitti elevati e il tetto massimo – introdotto per decreto – al numero di studenti privi di cittadinanza italiana. La premier Giorgia Meloni ha invitato l’opposizione a condannare la «violenza». La sua proposta di bilancio per il 2027 si avvale di una clausola di deroga alle regole europee sul debito: metà delle risorse così recuperate sarà destinata al settore militare.
Nel Sud, dall’inizio di ottobre, autotrasportatori e agricoltori – dalla Puglia alla Sicilia – stanno bloccando autostrade e porti, a causa del prezzo del gasolio, che ha raggiunto il livello più alto dell’anno. I rifornimenti ai distributori sono interrotti, gli scaffali dei supermercati si svuotano e sui camion campeggia la scritta: «Anche il Sud è Italia». Roma ha stanziato 480 milioni di euro. Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto (Forza Italia), si è recato presso i presidi: «A Milano si distrugge, in Calabria si manifesta con dignità».
Ad Atene, Tirana e Roma, nessun governo si interroga sul perché una generazione debba pagare il conto di guerre che non ha mai voluto. Si tratta di una precisa strategia basata su un doppio standard: chi protesta contro il costo del carburante viene ammesso al tavolo delle trattative, mentre chi chiede un’istruzione migliore anziché armi riceve manganellate e l’intervento della magistratura. Sono state fissate le prossime date: il 30 ottobre, i portuali – dal Pireo fino a Tangeri, in Marocco – sciopereranno contro la guerra e il trasporto di armi; in Italia, nello stesso giorno, i sindacati di base hanno indetto uno sciopero generale. Il 20 novembre seguirà la CGIL.
Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it
26/10/2026 https://www.marx21.it/









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