Morti di povertà
Lo ripetiamo :la “egalitè” vagheggiata dalla rivoluzione francese del 1789 non è neanche lontanamente raggiunta; la storica opera dell’epidemiologo Michel Marmot che aveva , ancora una volta, focalizzato il tema della “salute diseguale”, dopo aver riscosso grande attenzione e interesse da parte di alcuni settori sociali sensibili, è rimasta lettera morta;
un paio d’anni fa i cortei di lavoratori in Francia sfilavano dietro lo striscione “Andiamo a riprenderci la Bastiglia” …appunto la Bastiglia è “sfuggita di mano” pare che tra i più vivaci in questi cortei fossero i lavoratori della “igiene urbana” allertati dalla prospettiva di lavorare di notte sul predellino del camino dei rifiuti diversi anni in più con l’allungamento dei tempi di lavoro per la pensione; certe morti , salvo che diano innesco , per esempio, ad un “confronto” tra manifestanti e cosiddette “forse dell’ordine” non fanno “quasi” notizia; in poche ore, nella ricca, per così dire, Emilia, quattro morti e nuovi lutti per i superstiti; dinamiche diverse ma, in fondo, la povertà è ancora una volta alla origine di questi nuovi lutti:
- Nel parmense due coniugi sono morti per inalazione di ossido di carbonio emanato da un braciere
usato per riscaldarsi; anche io , da giovane, ho usato bracieri e altri mezzi d riscaldamento, nei miti
inverni pugliesi; in famiglia si prendevano le dovute precauzioni e il braciere era un supporto
secondario; a Parma è diverso; ogni qual volta si verifica una tragedia simile cerchiamo notizie sulle
vittime e , molto spesso, si tratta di immigrati cioè di poveri; tempo fa abbiamo ipotizzato una
ricerca epidemiologica riscontrando la disponibilità a collaborare dei centri iperbarici italiani ma, al
momento non abbiamo avuto le energie per dare seguito alla ipotesi di lavoro; se qualcuno tra chi
legge queste riflessioni ha possibilità di collaborare sarebbe una disponibilità importante; ci
risulta che negli ultimi tempi il quadro epidemiologico sia cambiato nel senso che sono un po’
cambiati i soggetti colpiti ma siamo sempre nell’ambito della povertà come fattore principale di
rischio ; non che , è ovvio, incidenti non si siano verificati anche ai danni di persone
economicamente più garantite (esempio incidenti in “seconde case” ) ma la povertà e , a volte, la
età molto anziana rimangono i fattori di rischio più importanti; i dati epidemiologici dicono che , a
prescindere dalle morti per ossicarbonismo la mortalità generale d’inverno(per via dei” mutamenti
climatici”) nel pianeta è calata anche se il fenomeno è ampiamente superato dall’enorme aumento
di mortalità estiva - A Crespellano si è verificato un incidente mortale; vittime anche qui due coniugi, nati in Tunisia ; si
tratta di un evento ai danni di persone definite “utenti deboli” della strada; anche qui dai dati
epidemiologici emerge nettamente che la posizione degli anziani e degli immigrati è spesso di
grande vulnerabilità; per gli anziani spesso colpiti come pedoni , anche sulle strisce di
attraversamento, per gli immigrati per la precarietà dei mezzi utilizzati in particolare nei percorsi
casa lavoro a volte affrontati persino, benché lunghi e in condizioni climatiche proibitive, in
bicicletta; come per l’ossido di carbonio la linea di confine non è netta e tassativa ma molto
evidente
Questi eventi sono tragedie che lasciano gravi ferite; pensiamo all’evento nel parmense: morti i
coniugi rimane una bambina orfana che, speriamo, almeno si riprenda dalla intossicazione; dei
coniugi di Crespellano non sappiamo niente oltre quanto scritto dagli organi di informazione ma
certo di grave lutto familiare si tratta;
Dunque che fare ?
Non si può dire che le istituzioni (per esempio le Ausl) “non abbiano fatto niente”; è stata stampata
e diffusa in passato qualche pubblicazione su un certo tipo di rischi, spesso solo in lingua italiana; è
evidente che quel poco che è stato fatto non è sufficiente;
dobbiamo cercare di mettere in campo iniziative “dal basso” collaborando con le associazioni
degli immigrati (nel parmense i morti sono senegalesi) per giungere alla piena consapevolezza dei
rischi (non solo da ossido di carbonio ma anche per esempio, in estate, per annegamento) e
collaborando anche con i sindacati di base che già hanno percepito e mostrato attenzione sulla
sicurezza stradale in rapporto in particolare al tragitto casa-lavoro.
Rimane un grande sentimento di amarezza nel vedere (da parte dei media, delle istituzioni e di
certi partiti) ancora oggi, e anzi peggio di ieri, la persona immigrata COME PERICOLOSA A PRIORI,
DA INDAGARE E INCARCERARE, E NON COME VITTIMA MATERIALE DI POVERTA’ E
SFRUTTAMENTO.
Cerchiamo di “fare qualcosa” arrivando “il giorno prima”
Vito Totire, centro Francesco Lorusso, via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 1.11.2026









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