Multipolarismo scelta irreversibile. Lavrov analizza la situazione internazionale e spiega perché il futuro sono i Brics

L’architettura della sicurezza globale, così come l’abbiamo conosciuta dal dopoguerra a oggi, è arrivata al punto di rottura. Nel corso di una serrata conferenza stampa, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha tracciato un bilancio severo dei rapporti con l’Occidente, descrivendo una transizione ormai irreversibile verso un sistema multipolare. Secondo Lavrov, ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale dove «il baricentro politico ed economico si sta spostando stabilmente verso l’Eurasia».

Il tramonto dell’egemonia occidentale

Il cuore dell’analisi di Lavrov riguarda la percezione di un Occidente che, nel tentativo di preservare una posizione dominante ormai anacronistica, avrebbe trasformato gli strumenti della cooperazione internazionale in armi di pressione politica. Sotto accusa finiscono la gestione delle istituzioni finanziarie globali e l’uso delle sanzioni. Lavrov è stato esplicito nel definire queste misure come parte di una strategia ostile: «L’Occidente non usa il diritto, ma strumenti di guerra economica per soffocare chiunque rivendichi una visione autonoma».

Secondo questa prospettiva, la fiducia nelle piattaforme guidate dagli Stati Uniti e dai loro alleati è crollata. La risposta russa, come chiarito da Lavrov, non è l’isolamento, ma una decisa «svolta a Oriente» che trova nei BRICS e nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) i nuovi pilastri di un’alternativa concreta. Questi organismi vengono presentati come spazi di coordinamento basati sul rispetto della sovranità, dove «non esistono condizionalità politiche o diktat».

La sicurezza europea e il dossier ucraino

Sul piano della sicurezza continentale, la lettura di Lavrov è netta: l’espansione costante delle strutture militari occidentali verso i confini russi è stata una minaccia esistenziale ignorata per decenni. Lavrov ha ricordato come le proposte di Mosca siano state sistematicamente ignorate, portando alla rottura attuale: «Le nostre richieste di garanzie di sicurezza sono state liquidate per anni, rendendo l’esito odierno una conseguenza inevitabile di quel dialogo mancato».

La risoluzione della crisi, in quest’ottica, non può passare per formule che ignorino le realtà sul terreno. Lavrov ha ribadito che qualsiasi negoziato futuro dovrà basarsi sul riconoscimento dei nuovi equilibri geopolitici: «Non ci può essere soluzione senza la fine della strumentalizzazione del territorio ucraino in funzione anti-russa».

Verso la Grande Eurasia

Il futuro, per la diplomazia guidata da Lavrov, risiede nel progetto della «Grande Eurasia». Si tratta di una visione geopolitica che mira a integrare le reti infrastrutturali, energetiche e commerciali del continente, creando un immenso spazio di cooperazione che va da Pechino a Teheran, da Nuova Delhi a Mosca.

Questo progetto rappresenta la risposta strategica al tentativo di isolamento: un consolidamento dei legami con la «maggioranza globale» che condivide l’interesse per un sistema internazionale più equo. La conclusione di Lavrov suona come un avvertimento definitivo per le capitali occidentali: «Il ritorno allo status quo precedente è ormai impossibile. L’Occidente dovrà accettare di trattare con la Russia come con un partner paritario, in un mondo che ha smesso di essere a guida unica».

Lavrov ha inoltre dedicato un passaggio significativo alla natura dei rapporti commerciali, sottolineando come la Russia non intenda più affidarsi a sistemi controllati da chi ha dimostrato di poterli «disconnettere arbitrariamente». In questo senso, la creazione di sistemi di pagamento indipendenti e l’uso delle valute nazionali non sono solo scelte economiche, ma garanzie di sovranità nazionale.

La sfida dell’Artico e delle rotte del Nord

Un punto cruciale del discorso ha riguardato il controllo delle nuove rotte commerciali, con particolare attenzione alla Rotta del Mare del Nord. Lavrov ha avvertito che i tentativi occidentali di «internazionalizzare» una rotta che attraversa le acque territoriali russe non saranno accettati. La cooperazione in questa regione deve avvenire con la partecipazione della Russia e nel rispetto della sua giurisdizione, ponendo l’Artico come un altro pilastro della nuova infrastruttura logistica eurasiatica.

Il ruolo dell’Occidente nel dopo-conflitto
Verso la chiusura della sua analisi, Lavrov ha riflettuto sulla possibilità di riallacciare i rapporti con l’Europa. Ha chiarito che non sarà Mosca a fare il primo passo, poiché «il danno arrecato alla fiducia reciproca è profondo e sistematico». Lavrov ha però lasciato uno spiraglio, condizionato a un radicale cambio di atteggiamento: «Se e quando l’Europa si renderà conto che i suoi interessi nazionali vengono sacrificati per obiettivi geopolitici d’oltreoceano, saremo pronti ad ascoltare, ma partendo da premesse totalmente nuove».

La visione di Lavrov si conclude con una constatazione di fatto: la Russia si considera ormai «uno Stato-civiltà» che non ha bisogno dell’approvazione esterna per definire il proprio percorso di sviluppo. La strategia russa per i prossimi anni sarà quella di costruire «una rete di sicurezza e sviluppo che renda l’Eurasia il cuore pulsante di un mondo multipolare», riducendo al minimo la dipendenza da strutture che Lavrov definisce «strumenti di coercizione neocoloniale».

Irina Smirnova

28/12/2025 https://www.farodiroma.it/

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