NAZA: Le atrocità dell’esercito israeliano a Gaza sono state messe a nudo
“Il genocidio continua, negare o tacere significa esserne complici: il silenzio nella società israeliana è totale, non ci aspettiamo di provocare un nuovo Watergate”. Il film più atteso e il più omaggiato (25 minuti di applausi) della 83ª Mostra, NAZA, arriverà nelle nostre sale dal 28 al 30 settembre con iWonder. Lo dirigono gli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già artefici con due colleghi palestinesi del documentario premio Oscar No Other Land, e non è d’archivio: “L’uccisione di civili a Gaza prosegue: proprio durante il festival di Venezia, una bambina di sette anni è stata uccisa con il padre, davanti a scuola”. Dopo l’occupazione in Cisgiordania, ora le confessioni raccolte sui tetti di Tel Aviv e in anonimato di 24 ufficiali e soldati dell’esercito di occupazione e dei servizi israeliani. I racconti confermano e completano quanto rivelato da Abraham sul magazine israelo-palestinese +972 e sul Guardian, che coproduce, tra il 2023 e il 2024: “Non è qui in ballo la verità, già acclarata dai giornalisti a Gaza, ma come israeliani abbiamo sentito la responsabilità di una testimonianza diretta e dall’interno sul sistema di sterminio. Siamo dei privilegiati, se al posto nostro ci fossero dei palestinesi sarebbero finiti agli arresti o, come oltre duecento reporter nella Striscia, ammazzati”. Sullo schermo, il sistema “Lavender”, il software di intelligenza artificiale nutrito da decenni di intelligence, che suggerisce gli obiettivi da colpire a Gaza, stimando non solo la probabilità che un membro di Hamas sia in un edificio, ma anche il tasso di vittime civili, nel gergo dell’esercito isreaeliano “NAZA”. Con tasso “minimo” di 20 naza per colpo, e punte di 250, soprattutto nella prima fase in cui “c’era molta rabbia (per reazione al massacro del 7 ottobre)” e desiderio di vendetta sproporzionata.
Una delle fonti è l’ingegnere che ha creato Lavender: “Professionalmente sono orgoglioso”, per il resto chissà: “Sono un tecnico. Se non io, l’avrebbe fatto qualcun altro”. È un refrain di molti racconti: “erano ordini, ho eseguito”, sicché riecheggiando il nazista Eichmann e la banalità del male c’è chi s’interroga: “Continuo a pensare che i nazisti fossero il male, ma io cosa sono?”. “Primo Levi – rammenta Abraham – parlava di disumanizzazione, di come si possa trasformare un uomo in polvere, oggi la memoria dell’Olocausto e la questione, quanto mai reale, dell’antisemitismo vengono strumentalizzate per giustificare azioni ingiustificabili, come il genocidio a Gaza. Non che le situazioni siano identiche, ma dovremmo riconoscere schemi simili, laddove il bersaglio privilegiato nella Striscia è la casa di famiglia”.
Una strategia che ha raso al suolo edificio dopo edificio e fatto oltre 73mila vittime in due anni e mezzo, a implementarla giovani ufficiali, di classe medio-alta, nati a Tel Aviv, che si considerano “di sinistra” e Gaza l’hanno vista solo attraverso gli occhi del drone, seduti in un ufficio alla Kirya, il quartier generale dell’esercito. Ma NAZA, ancora Abraham, “non si sofferma troppo sulle motivazioni che li hanno spinti a parlare, il baricentro è lo sterminio, il fulcro le vittime”. Il boicottaggio dei media e la fuga delle case di distribuzione, soprattutto nei Paesi anglosassoni, è più di una eventualità, ma il produttore Jim Wilson, in carnet La voce di Hind Rajab e La zona d’interesse, non arretra: “Sono ebreo, Yuval e Rachel ebrei e israeliani, non siamo antisemiti. C’è chi pretende il contrario, per avallare la violenza sistematica in atto e continuare a reprimere la verità. Personalmente, non vedo alcun legame tra l’identità ebraica e le politiche del governo israeliano, questo e i precedenti, nei confronti dei palestinesi”. Lo standard per eliminare gli esponenti di Hamas è nel sonno, a casa, potenzialmente con i familiari: nome in codice, “Where’s daddy”, appunto. Lo corrobora un’infrastruttura di sorveglianza di massa, “Homeland”, che traccia ogni giorno due milioni e mezzo di gazawi entrandogli nei telefoni: “Sembra un videogioco”, con l’IA a dettare i punteggi, ovvero la possibilità che si tratti di terroristi. Il livello più alto pertiene al “Dipartimento Bibi”, dal diminutivo di Benjamin Netanyahu, che intercetta e mina alla radice i tentativi di “diplomazia” palestinese, e l’auspicabile Stato. “È un dipartimento politico, tra i più ambiti”, confessa un soldato, e ha un obiettivo (non) dichiarato: evitare la pace.
14/0/2026 https://www.anbamed.it/









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