NON AUTOSUFFICIENTI: ROMPIAMO IL SILENZIO SULLE CURE NEGATE
LA TESTIMONIANZA DI UNA FIGLIA CHE SCRIVE AL PRESIDENTE CIRIO: «L’ASL CI NEGA
LA COPERTURA DELLA QUOTA SANITARIA LEA: STIAMO DILAPIDANDO I RISPARMI DI FAMIGLIA»
Dopo le infondate parole di elogio alla Regione Piemonte di mons. Paglia e la nostra lettera
aperta – che non ha ricevuto replica – al prelato, oggi condividiamo una delle testimonianze inviate
alla presidenza della Regione da una figlia di malati cronici non autosufficienti, un caso che la
Fondazione promozione sociale onlus sta seguendo e che, nonostante la gravissima condizione
sanitaria (potrebbe essere persino un caso da 100% a carico dell’Asl), non si vede nemmeno
riconosciuta dell’Azienda sanitaria Città di Torino la quota sanitaria Lea del 50% della retta, che è un
diritto esigibile, indipendente dalla condizione economica e sociale dei malati.
Nella sua crudezza, è la migliore risposta a chi sostiene che l’amministrazione regionale
piemontese non è in difetto sulle cure residenziali ai malati cronici non autosufficienti e che i casi di
negazione del diritto alle cure sono limitati. Non è così: questo è uno dei 17mila casi di ricoverati in
Rsa che secondo i Livelli essenziali nazionali (articolo 30) devono rientrare nei ricoveri pagati al
50% dal Servizio sanitario, mentre la Regione Piemonte subordina l’intervento pubblico a
valutazioni socio-economiche non solo vietate dalla legge, ma anche totalmente discrezionali.
Nessun caso eccezionale: così funziona regolarmente la negazione dei Lea e lo scaricamento, per
anni, dei costi di cura sulle famiglie.
Tutti i casi che la Fondazione diffonderà nelle prossime settimane come esempi di trasgressione dei
Lea da parte dell’amministrazione regionale, sono già ampiamente noti alle Aziende sanitarie e ai
vertici regionali: se “provengono” da una opposizione alle dimissioni, l’istanza di continuità è stata
inviata al direttore generale dell’Asl, al presidente della Regione, all’Assessore alla sanità. Idem se si
tratta della contestazione di una (spesso di una serie) di Unità di valutazione geriatriche che hanno
negato la copertura del 50% della retta a carico dell’Asl.
L’obiettivo della campagna di comunicazione è sollecitare la Regione Piemonte (e Parlamento e
Governo) a rispettare la legge che prevede la copertura del 50% della retta Rsa. Senza questo
riconoscimento di diritto esigibile, che credibilità hanno gli amministratori che parlano di
attenzione alla non autosufficienza? Di cure domiciliari? Di rispetto per i nostri anziani?
Gentile Presidente,
Le considerazioni e i suggerimenti dati da Monsignor Vincenzo Paglia nell’articolo pubblicato
dalla Stampa sono lodevoli e futuristici e presentano un futuro radioso e ottimamente
organizzato dove praticamente l’anziano potrà usufruire di molteplici servizi a lui dedicati.
Peccato però che tutte queste proposte (almeno ad oggi) siano anni luce lontane dalla situazione
drammatica odierna: medici di base da prenotare secondo disponibilità loro e non secondo
urgenze dell’assistito, assistenza domiciliare assente e solo a poche ore su operazioni prettamente
infermieristiche, politica presente a parole e poco nei fatti, costi insostenibili per le famiglie che si
dedicano alla cura dei propri cari.
Porto la mia testimonianza concreta da figlia e nipote.
Premetto che vengo da una famiglia del ceto medio, oggi direi però ceto medio basso purtroppo.
Siamo sempre vissuti a Torino in casa io e mia sorella con i nostri genitori e con mia nonna, che
per sua fortuna è spirata a casa all’età di 87 anni in buona salute tra le nostre braccia.
Diversamente mio padre (divorziato da mia madre e solo) a causa di una depressione maggiore e
dopo una decina di ricoveri ospedalieri avvenuti in un anno che hanno aggravato il suo stato di
salute è stato inserito (già da una decina di anni) in una Rsa in convenzione dove tutt’ora risiede
ed è seguito.
Circa 4 anni fa dopo una serie di visite a pagamento hanno diagnosticato a mia madre
l’Alzheimer.
Per circa 4 anni, fintanto che è stato possibile, tramite persone di fiducia, visite specialistiche a
pagamento e i miei passaggi quotidiani, siamo riusciti a gestire mia madre a casa con estrema
difficoltà, con tanta pazienza e tanto amore.
Vorrei ricordare a Monsignor Paglia che tanti come me oltre a essere figli, sono genitori (nel mio
caso di figli minorenni), mogli e lavoratrici ed inoltre come nel mio caso si è spesso da soli ad
occuparsi di tutto o perché si è figli unici o perché gli altri figli sono lontani per motivi di lavoro.
Non c’è solo la presenza fisica con il proprio caro che impegna una giornata che è già strapiena di
impegni (lavoro, gestione di figli minorenni, faccende domestiche, spesa ecc.) ma tutta una serie
di questioni burocratiche o visite mediche da prenotare, medico di base da contattare, gestione
della casa dei genitori ecc., e i pensieri si sommano e sono tanti, e a questi ritmi si è allo stremo
delle forze, si resiste per necessità e alle volte non si resiste.
Poi arriva il momento in cui tua madre… ha paura in casa, è terrorizzata come una bambina che
si è persa, prima si rannicchia, poi si arrabbia, perché quella casa, la sua, non la riconosce più,
non vuole addormentarsi nel suo letto perché quello non è il suo letto, ti dice, e poi ti caccia di
casa, caccia te che sei li tutte le sere di tutti i giorni dell’anno per accudirla nella sua casa dove
vorresti con tutto il cuore potesse finire i suoi giorni, perché non sa più che sei sua figlia (sa
quante volte ho chiesto a Dio di farle venire un infarto nel suo letto a casa sua e portarla via con
se?), e quindi si avventa contro di te e ti mette le mani addosso e tu stai ferma e piangi e non fai
niente, sei tu a questo punto che non riconosci più tua madre, e lei non sa il dolore che si prova.
Allora chiami l’ambulanza, la polizia chiedi aiuto perché non sai più che fare… e si va in
ospedale… al Pronto Soccorso.
Non basta l’amore, a questi livelli l’amore non basta più!
Mia mamma è invalida al 100% è su una carrozzina, ha il pannolone e va imboccata. Non è in
grado di dire se sta bene, se sta male, se ha sete, fame o sonno. Conta all’infinito tutto il giorno.
E sa cosa c’è? che non è l ‘unica siamo moltissimi in questa situazione straziante.
Oggi mia mamma è in una Rsa ma non le è stata riconosciuta l’urgenza per cui paghiamo la retta
intera di euro 3.448,00 senza contributo dell’Asl, come si può immaginare stiamo dilapidando i
risparmi di mia mamma e presto anche i nostri!
Sto lottando insieme ad altre famiglie per i diritti dei malati, attraverso e grazie alla Fondazione
Promozione Sociale, unico ente che non mi ha mai abbandonata e che mi ha sempre seguito passo
dopo passo, perché venga riconosciuto loro ciò che è di LORO DIRITTO.
Mentre ci si confronta su eventuali progetti futuri lodevoli per carità ma molto molto poco
funzionali ripeto, almeno ad oggi, i giorni passano ed ogni giorno escono dalla nostra famiglia
111,25 euro. Fate voi i conti, i tempi di attesa per un paziente non urgente per una Rsa sono
lunghissimi, uno o due anni per i più fortunati.
Abbiamo bisogno di azioni concrete ora!
(per informazioni: 345 6749838)
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