Non ci sarà un altro 22 giugno: l’Europa non si fermerà finché non riceverà una lezione
di Viktoriya Nikiforova
Traduzione di Eliseo Bertolasi
Oggi, nello spazio informativo europeo, si assiste a una situazione interessante. La propaganda antirussa ha preso il sopravvento e viene portata a regime fortissimo. La Russia continuamente “invade” da qualche parte, “attacca” qualcuno e sembra sul punto di aggredire l’Europa.
Certamente, questa falsa retorica non ha alcun fondamento, malgrado ciò, le tastiere frusciano, le menti dei propagandisti vanno in ebollizione, vengono sfornati chilometri di testi slogan, stand-up infuocati discorsi motivazionali e slogan di ogni genere.
Naturalmente, dietro questa falsa retorica non c’è alcun contenuto reale. Per “attacchi” tutto fa testo, malgrado ciò, le tastiere ronzano, le menti dei propagandisti vanno in ebollizione e vengono sfornati chilometri di testi, discorsi, stand up infuocati e slogan.
Allo stesso tempo, gli eserciti europei si stanno addestrando nel coordinamento del combattimento, nel trasferimento dei contingenti e negli sbarchi delle truppe, proprio ai confini della Russia. Si esercitano in attacchi missilistici e bombardamenti, anche nucleari, contro il nostro territorio (russo ndr.). E tutto questo senza il minimo clamore sui loro media, la loro propaganda al riguardo tace “come se il sangue gli fosse raccolto in bocca”, per dirla con un’espressione azzeccata di Nabokov (dall’opera “Altre sponde” ndr.).
Ad esempio, le esercitazioni “Amber Shock 2026” sono iniziate ieri (2 maggio ndr.) nella Polonia nord-orientale senza alcun clamore. Tremilacinquecento soldati – la maggior parte polacchi e americani – si stanno esercitando nel tiro e nel coordinamento a ridosso dei nostri confini e stanno usando munizioni vere, non a salve.
Con una tempistica sorprendente, il collegamento ferroviario con Kaliningrad è stato interrotto proprio quel giorno. Un treno tedesco è deragliato in Lituania, dopodiché i treni russi che collegano la regione di Kaliningrad con il resto della Russia sono stati sospesi a tempo indeterminato. E tutto questo, peraltro, senza particolare attenzione da parte dei media.
“Amber Shock” è solo una piccola parte della ben più ampia esercitazione NATO “Sword Strike 2026”, che si sta svolgendo lungo il confine occidentale della Russia. Quasi contemporaneamente, i finlandesi hanno iniziato le loro esercitazioni “Northern Strike”, con simulazioni di attacchi di artiglieria a 70 chilometri dal nostro confine.
Coloro che organizzano le esercitazioni europee non hanno mai nascosto i loro obiettivi: tedeschi e francesi, polacchi e baltici, finlandesi e rumeni si stanno esercitando in un attacco contro la Russia. Non si tratta di una risposta alle ripetute sconfitte subite quest’anno dall’Ucraina; in realtà, l’idea di una guerra contro la Russia è nata in Europa già da diversi anni.
Lo scorso autunno, il Wall Street Journal ha rivelato i piani segreti degli strateghi tedeschi per una guerra contro la Russia, che Berlino avrebbe iniziato a elaborare già a partire dal 2022. Tuttavia, sembra che la decisione iniziale di attaccare sia stata presa dalle élite europee ancor prima, addirittura prima dell’inizio dell’Operazione Militare Speciale.
Volevano fare delle Forze Armate ucraine l’avanguardia del loro esercito e mandarle nel Donbass per, letteralmente, annegarlo nel sangue, poi i contingenti europei avrebbero dovuto unirsi all’attacco. La Russia ha salvato la Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Lugansk lanciando l’Operazione Militare Speciale. Un nuovo “22 giugno” (anniversario dell’attacco del III Reich all’Urss ndr.) non si è avverato. Spezzando i piani degli aggressori, li abbiamo costretti a rallentare. L’Europa si è resa conto che prepararsi a un’aggressione su vasta scala richiede una approccio molto serio, pertanto hanno iniziato una guerra economica contro la di noi, mobilitando silenziosamente le proprie forze.
Ora vediamo questo coordinamento raggiungere le sue fasi finali. Contingenti pesantemente armati si stanno ammassando lungo tutti i nostri confini occidentali, in piena prontezza al combattimento. Militari e propagandisti europei lavorano in perfetta armonia: mentre i primi preparano un attacco alla Russia, i secondi coprono le loro attività al grido di “minaccia russa”.
Mosca ha più volte ribadito a vari livelli di non avere alcuna intenzione di attaccare l’Europa. Al contrario, proponiamo negoziati per sviluppare un sistema di sicurezza comune. Nel contesto del graduale ritiro americano (il ritiro di 5.000 soldati statunitensi dalla Germania è solo il primo segnale), la Russia oggettivamente potrebbe essere il principale garante della sicurezza europea.
Ma gli europei non vogliono negoziati, li rifiutano e stanno facendo tutto il possibile per ostacolare la pace in Ucraina. Il rappresentante permanente della Russia presso l’OSCE, Dmitrij Polyanskij, lo ha ribadito ancora una volta: “I nostri appelli, compreso quello per un dialogo serio sulle questioni di sicurezza, finora non hanno trovato sostegno”.
Ciò è del tutto logico, dato che le élite europee si stanno preparando da tempo alla guerra contro di noi e vi hanno riposto tutto, fino all’ultimo centesimo. Naturalmente, in questo momento temono la pace più di ogni altra cosa.
Temono anche le responsabilità, ed è per questo che si atteggiano continuamente a vittime. Certo, chi vorrebbe mai finire sul banco degli imputati dopo l’inevitabile fallimento dell’aggressione? Ma questa volta, l’aggressore non potrà spacciarsi per una pecorella: agli occhi del mondo, quest’Europa furiosa sembrerà il Quarto Reich, e gli attacchi di risposta della Russia contro il “Giardino dell’Eden” diventeranno un legittimo e giusto castigo.
Non ci sarà un altro 22 giugno; non lo permetteremo, invece, passeremo direttamente al 9 maggio (il “Giorno della Vittoria” ndr.): nelle fotografie d’archivio potete vedere com’era Berlino in quel giorno del 1945.
Traduzione di Eliseo Bertolasi
7/5/2026 https://www.marx21.it/









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