Oltre 6 milioni di cubani sostengono la Rivoluzione
Oltre 6 milioni di cubani sostengono la Rivoluzione in una mobilitazione storica contro l’intensificarsi delle minacce da parte degli Stati Uniti.
In una svolta storica dalla vittoria della Rivoluzione, oltre 6 milioni e 200 mila cubani hanno apposto la propria firma a sostegno della «Dichiarazione del Governo Rivoluzionario», un documento che respinge con forza le crescenti aggressioni e minacce militari provenienti dal governo degli Stati Uniti. Questa cifra, che continua a crescere, rappresenta circa il 70% dell’elettorato del Paese e costituisce il più grande atto di sostegno popolare alla continuità del processo rivoluzionario degli ultimi decenni.
Ecco come è stata organizzata la raccolta delle firme
Il processo, denominato «La mia firma per la Patria», è stato avviato lo scorso 19 aprile 2026 dal presidente Miguel Díaz-Canel e si è esteso a tutto l’arcipelago attraverso una struttura di base che ha coinvolto i Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR), la Federazione degli Studenti delle Scuole Medie (FEEM), la Federazione degli Studenti Universitari (FEU), i sindacati e le assemblee popolari.
Metodologia decentralizzata: sono stati allestiti oltre 70.000 punti di raccolta firme nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, negli ambulatori medici, nei consigli popolari e nelle unità militari. Ogni firmatario doveva presentare la propria carta d’identità e apporre la propria firma in un registro, il cui contenuto è stato verificato da notai e rappresentanti della società civile.
Tempo record: in appena 15 giorni è stato superato l’obiettivo iniziale di un milione di firme. Al compimento di un mese, la cifra sfiorava già i 4 milioni. Il 1° maggio 2026, durante la parata per la Festa Internazionale dei Lavoratori, è stato annunciato che si erano superati i 6 milioni.
Carattere volontario e di massa: le autorità cubane hanno sottolineato che non c’è stata alcuna coercizione e che la risposta è dovuta al «clamor popolare» generato dalla percezione diretta di un pericolo di intervento.
Il contesto di massima tensione: le attuali minacce degli Stati Uniti
Questo record di firme non si verifica nel vuoto. È una risposta diretta alla svolta più ostile della politica statunitense nei confronti di Cuba dalla crisi dei missili del 1962. Negli ultimi mesi, l’amministrazione di Donald Trump ha intensificato le proprie azioni in modo allarmante:
- Blocco energetico senza precedenti: con un decreto presidenziale del 29 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni secondarie contro qualsiasi azienda o compagnia di navigazione che trasporti petrolio o derivati a Cuba. Ciò ha provocato blackout prolungati e una grave crisi di carburante. La misura è volta a soffocare completamente l’economia civile.
- Avvertimento di intervento militare diretto: il Pentagono ha confermato pubblicamente che sta «intensificando la pianificazione di contingenza» per una possibile azione militare contro l’isola. Il presidente Trump ha dichiarato in un comizio in Florida che, una volta risolti altri conflitti internazionali, «potremmo dover passare per Cuba». Queste dichiarazioni sono state interpretate dall’Avana come una minaccia di invasione.
- Molestie navali e violazione dello spazio aereo: è stato segnalato un aumento dei voli di spionaggio di velivoli senza pilota (droni) sul territorio cubano, nonché il posizionamento di navi da guerra nelle acque adiacenti, in chiara violazione del diritto internazionale.
- Inazione del Congresso statunitense: il Senato, controllato dai repubblicani, ha bloccato una risoluzione che richiedeva l’autorizzazione del Congresso per qualsiasi azione militare contro Cuba. Ciò lascia alla Casa Bianca un margine di manovra pericoloso.
La firma come scudo: il significato politico del sostegno di massa
Al di là dei numeri, il fatto che oltre 6 milioni di cubani (compresi i giovani che hanno compiuto 16 anni durante il processo e gli anziani) si siano mobilitati per sostenere ufficialmente la posizione del governo invia un messaggio inequivocabile al mondo: non esiste alcuna divisione interna che possa essere sfruttata da una potenza straniera. Ogni firma è un voto di fiducia nella Rivoluzione e un rifiuto esplicito di qualsiasi ingerenza, blocco o minaccia militare.
Come ha dichiarato il presidente Díaz-Canel nel consegnare i registri con le firme all’Assemblea Nazionale: «Questi sei milioni di firme non sono solo numeri. Sono la coscienza di un popolo che preferisce morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio».
Fonte: Razones de Cuba
Traduzione: italiacuba.it
2/5/2026 https://italiacuba.it/









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