Petrolio del Venezuela, cambio di regime a regia USA e politica da gangster di Washington

Immagini di un video militare USA mostrano un’ipotetica imbarcazione di “trasporto di droga” [dell’organizzazione narcotrafficante] Tren de Aragua mentre viene inseguita e colpita da un missile USA. (Pressenza)

Jeffrey D. Sachs, Sybil Fares

Gli Stati Uniti stanno spolverando il loro vecchio copione sul cambio di regime in Venezuela. Benché lo sia cambiato da “restaurare la democrazia” a “combattere i narcoterroristi,” l’obiettivo resta lo stesso, cioè il controllo del petrolio del Venezuela. I metodi seguiti dagli USA sono i soliti ben noti: sanzioni che strangolano l’economia, minacce di uso della forza, e una taglia di $50 milioni sul presidente venezuelano Nicolás Maduro come se si fosse nel selvaggio West.

Gli USA hanno una dipendenza [patologica] dalla guerra. Con la rinomina a Dipartimento della Guerra, un bilancio proposto del Pentagono di $1.010 miliardi, e più di 750 basi militari sparse in circa 80 paesi, non sono una nazione che persegua la pace. Negli ultimi vent’anni il Venezuela è stato un bersaglio persistente del cambio di regime ad opera USA. Il motivo, chiaramente delineato dal presidente Donald Trump, sono i circa 300 miliardi di barili di petrolio sotto la fascia dell’Orinoco, le maggiori riserve [note] del pianeta.

Nel 2023 Trump dichiarava apertamente: “quando me ne sono andato [dal 1° mandato, 2021] il Venezuela era lì lì per crollare . Avremmo potuto assumerne noi il controllo, avremmo ottenuto tutto quel petrolio… ma adesso compriamo petrolio dal Venezuela, rendendo ricchissimo un dittatore”. Le sue parole rivelano la logica soggiacente alla politica estera USA, di estremo disprezzo per la sovranità di altri paesi favorendone invece l’arraffamento delle risorse.

Quel che è in corso oggi è una tipica operazione di [tentato] cambio di regime a guida USA mascherata col linguaggio del contrasto anti-droga. Gli Usa hanno ammassato migliaia di truppe, navi da guerra e velivoli nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico. Il presidente [USA] ha vanagloriosamente autorizzato la CIA a condurre operazioni segrete in territorio venezuelano.

Il 26 ottobre 2025 il Sen. Lindsey Graham(Rep. Sud-Carolina) apparve alla televisione nazionale per difendere i recenti attacchi militari USA a imbarcazioni venezuelane dicendo che anche attacchi di terra in Venezuela e Colombia sono una “possibilità reale”.

Il senator della Florida Rick Scott, nello stesso notiziario, rifletteva che se fosse stato Nicolás Maduro si sarebbe“ diretto in Russia o Cina immediatamente”. Questi senatori mirano a normalizzare l’idea che è Washington a decidere chi governi il Venezuela e che cosa capiti al suo petrolio. Ricordiamoci che analogamente Graham si batte per il combattimento USA contro la Russia in Ucraina per garantirsi quei 10 trilioni di dollari in minerali che Graham asserisce fatuamente essere disponibili a che gli USA se li accaparrino.

Né le mosse di Trump sono una storia nuova riguardo al Venezuela. Per più di 20 anni, successive governi USA hanno cercato di sottomettere la politica interna del Venezuela alla volontà di Washington. Nell’aprile 2002, un effimero colpo di stato militare estromesse brevemente l’allora presidente Hugo Chávez. La CIA conosceva i dettagli del colpo in anticipo, e gli USA riconobbero immediatamente il nuovo governo. Alla fine però Chávez riprese il potere. Gli USA comunque non smisero il proprio sostegno a un cambio di regime.

Nel marzo 2015, Barack Obama codificò una notevole finzione legale, firmando l’Ordine esecutivo 13692, dichiarando la situazione politica interna al Venezuela una “insolita e straordinaria minaccia” alla sicurezza nazionale USA, tale da innescare sanzioni economiche USA. Quella mossa predispose le condizioni per intensificare la coercizione da parte USA. La Casa Bianca ha sempre mantenuto quell’asserzione di “emergenza nazionale” da allora. Trump vi aggiunse sanzioni sempre più draconiane durante il suo precedente mandato. E, stupefacente, nel gennaio 2019, dichiarò Juan Guaidó, allora una figura d’opposizione, come “presidente ad interim” del Venezuela, come se Trump potesse semplicemente nominare lui un nuovo presidente venezuelano. Questa tragicommedia degli US infine cadde a pezzi nel 2023, quando gli USA lasciarono perdere questo ridicolo gioco d’azzardo fallito.

Adesso gli USA cominciano un nuovo capitolo dell’arraffamento di risorse. Trump si fa sentire da tempo circa il “mantenimento del petrolio”. Nel 2019, trattando della Siria, il presidente Trump disse “Ci teniamo il petrolio, abbiamo il petrolio, il petrolio è sicuro, abbiamo lasciato lì truppe solo per il petrolio”. Per i dubbiosi, truppe USA sono tuttora nel nordest della Siria, a occupare campi petroliferi. Prima, nel 2016, su suolo irakeno, Trump disse, “L’ho detto e ridetto costantemente e coerentemente a chiunque volesse ascoltare: tenetevi il petrolio, tenetevi il petrolio, tenetevi il petrolio, non lasciate che se lo prenda qualcun altro”.

Ora, con attacchi militari novelli a imbarcazioni del Venezuela e discorsi aperti di attacchi di terra, l’amministrazione invoca i narcotici per giustificare un cambio di regime. Ma l’Articolo 2(4) della Carta ONU espressamente proibisce “la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualunque stato”. Nessuna teoria USA di “guerra ai cartelli” giustifica pur alla lontana un cambio di regime coercitivo.

Anche prima degli attacchi militari, le sanzioni USA imposte hanno funzionato da motore di un assedio. Obama ne costruì la cornice nel 2015, e Trump le ha ulteriormente potenziate come armi per rovesciare Maduro. L’asserzione era che la “massima pressione” avrebbe dato più potere ai venezuelani. In pratica, le sanzioni hanno causato una sofferenza diffusa. Da economista e rinomato esperto di sanzioni, Francisco Rodríguez ha stabilito nel suo studio sulle “Conseguenze umane delle sanzioni economiche” che il risultato delle misure coercitive USA è stato un catastrofico declino nel livello di vita venezuelano, con aggravamento netto della sanità e dell’alimentazione, e danni minacciosi alle popolazioni vulnerabili.

L’inconsistente pretesto morale odierno è la lotta contro i narcotici, ma l’obiettivo reale è rovesciare un governo sovrano, e il danno laterale è la sofferenza del popolo venezuelano. Se suona consueto, è perché lo è. gli USA hanno ripetutamente intrapreso operazioni di cambio di regime a caccia di petrolio, uranio, piantagioni di banani, tracciati di gas/oleo-dotti, e altre risorse: Iran (1953), Guatemala (1954), Congo (1960), Cile (1973), Iraq (2003), Haiti (2004), Siria (2011), Libia (2011), e Ucraina (2014), giusto per nominarne alcuni casi. Adesso tocca al Venezuela.

Nel suo brillante libro Cambio clandestino di regime (2017), la professoressa Lindsay O’Rourke precisa le macchinazioni, gli effetti controproducenti e i disastri di nulla meno che 64 operazioni clandestine USA di cambio di regime durante gli anni 1947-1989! Si è concentrate su questo periodo precedente perché molti documenti chiave per tale era sono stati ormai declassificati. Tragicamente, il modello di una politica estera USA basata su operazioni segrete (e altre neppur tanto) di cambio di regime continua oggigiorno.

Gli appelli del governo USA all’escalation riflettono una scellerata noncuranza per la sovranità del Venezuela, per il diritto internazionale, e per l vita umana. Una guerra contro il Venezuela sarebbe una guerra che gli americani non vogliono, contro un paese che non ha minacciato o attaccato gli USA, e che sul terreno legale comporterebbe la bocciatura di uno studente di diritto al primo anno. Bombardare vascelli, porti, raffinerie, o Soldati non è mostra di forza ma personificazione di gangsterismo.


ANGLO AMERICA, 10 Nov 2025

Jeffrey D. Sachs and Sybil Fares – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

13/11/2026 https://serenoregis.org/

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