Possono Russia e Cina diventare un modello di resilienza geopolitica?

Pechino e Mosca operano come attori flessibili, capaci di adattarsi a contesti regionali diversi senza compromettere la coerenza della loro strategia globale.

di Lorenzo Maria Pacini

Amicizia, nonostante venti avversi

Negli ultimi decenni, le relazioni tra Cina e Russia sono state strutturate attraverso una fitta rete di accordi bilaterali, partnership strategiche e intese a più livelli che spaziano dall’economia alla sicurezza. Tra i pilastri principali vi sono trattati di cooperazione energetica a lungo termine, accordi commerciali preferenziali, accordi per lo sviluppo congiunto delle infrastrutture e collaborazioni tecnologiche. A questo si aggiungono piattaforme multilaterali condivise, come i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che rafforzano il coordinamento politico e diplomatico tra i due paesi. Questi strumenti hanno contribuito a creare un quadro stabile e istituzionalizzato all’interno del quale Pechino e Mosca promuovono interessi convergenti, consolidando una partnership che va oltre la semplice comodità contingente.

La domanda che poniamo può sembrare ovvia, ma non lo è. In un contesto globale in cui molte alleanze tradizionali si stanno fratturando e il sistema internazionale è sempre più segnato da sfiducia e competizione, il legame tra Cina e Russia è invece rimasto forte. Pur non assumendo la forma di un’alleanza rigida o esclusiva, la loro partnership strategica emergente si fonda su pragmatismo, fiducia reciproca e una visione condivisa di un ordine mondiale multipolare. Mentre entrambi i paesi navigano in un panorama complesso—segnato da sanzioni occidentali, instabilità nei mercati energetici e un crescente disaccoppiamento economico—la loro cooperazione si è rafforzata, contribuendo a ridefinire gli equilibri geopolitici ben oltre la regione eurasiatica. Nel corso della storia, le relazioni sino-russe si sono alternate tra fasi di collaborazione ideologica e momenti di rivalità.

Dalla fine della Guerra Fredda, e soprattutto negli ultimi due decenni, i due governi hanno costruito quella che definiscono una “partnership strategica globale per una nuova era.” Questa è una strategia duratura e resiliente. Di fronte a dinamiche come l’espansione della NATO, le sanzioni guidate dagli Stati Uniti o la competizione per l’influenza regionale, Pechino e Mosca hanno generalmente scelto di collaborare piuttosto che competere, dando priorità all’adattamento reciproco rispetto al confronto diretto. Questo ha portato a un livello significativo di maturità nella natura stessa della loro relazione.

Il loro legame non si basa su ideologie o gerarchie, ma su un’interdipendenza basata sul rispetto della sovranità, sulla non interferenza e sulla ricerca dell’autonomia strategica. Entrambi condividono l’interesse nel controbilanciare l’egemonia occidentale e nel promuovere modelli alternativi di governance all’interno di organismi multilaterali come la SCO, i BRICS e l’Unione Economica Eurasiatica. Non partecipano solo a queste strutture, ma contribuiscono attivamente a rafforzarle, nel tentativo di riformare l’architettura delle relazioni internazionali. Le loro interazioni sono state spesso guidate dal pragmatismo economico e dall’opportunismo strategico.

Cooperazione economica in costante crescita

Le relazioni economiche si sono intensificate, soprattutto dopo le sanzioni occidentali contro la Russia, soprattutto dal 2014 e ancor di più dopo il conflitto in Ucraina del 2022. Nel 2023, il commercio tra i due paesi ha raggiunto livelli record, con settori chiave come tecnologia, agricoltura ed energia. La Cina è ora il principale partner commerciale della Russia, mentre Mosca è uno dei maggiori fornitori di energia di Pechino, poiché la Cina cerca di diversificare le proprie fonti e ridurre la dipendenza da rotte marittime più vulnerabili. Questa cooperazione economica, tuttavia, non è priva di costi o squilibri per entrambe le parti.

L’economia cinese è significativamente più grande e la sua portata globale più ampia rispetto a quella russa, ma i due paesi sono riusciti a gestire politicamente queste asimmetrie. Invece di generare tensioni, queste differenze si sono trasformate in complementarietà: la Cina ottiene un accesso sicuro alle risorse e rafforza il proprio status globale, mentre la Russia beneficia di sostegno economico e diplomatico contro l’isolamento occidentale. Entrambi hanno da guadagnare sostenendo narrazioni strategiche convergenti, come la difesa della sovranità nazionale e la costruzione di un ordine internazionale più equo. La cooperazione è cresciuta anche nei settori militare e della sicurezza, inclusi scambi di intelligence, collaborazione nel settore delle armi ed esercitazioni congiunte. Sebbene non siano alleati formali, il livello di fiducia operativa raggiunto rappresenta un segno significativo di comprensione tra le grandi potenze, mantenendo al contempo una certa cautela per evitare un’escalation diretta con l’Occidente.

Questo non significa che la relazione sia priva di differenze. Emergono differenze strategiche, ad esempio, in Asia centrale, dove l’influenza economica cinese e quella militare russa si sovrappongono. Inoltre, Pechino mantiene un certo grado di cautela nel sostenere Mosca su questioni particolarmente controverse, come il conflitto in Ucraina. Tuttavia, queste tensioni non hanno ancora compromesso la traiettoria generale della relazione. Il fattore determinante non è l’assenza di differenze, ma la volontà politica di gestirle.

L’equilibrio del mondo

In un’epoca caratterizzata da alleanze e relazioni sempre più fluide, spesso guidate da calcoli a breve termine, la partnership tra Cina e Russia si distingue per la sua solidità, maturità e pragmatismo strategico. Non si basa su affinità ideologiche, né appare facilmente vulnerabile a pressioni esterne; al contrario, si basa su interessi condivisi a lungo termine, un desiderio comune di contrastare l’egemonia occidentale e l’obiettivo di preservare l’autonomia strategica.

Con l’evoluzione dell’ordine internazionale e emergono nuovi attori e modelli di allineamento, il rapporto tra Cina e Russia rappresenta un esempio significativo: non di politica di blocco o convergenza ideologica, ma di coordinamento pragmatico tra attori autonomi con visioni parzialmente sovrapposte. La sua rilevanza va oltre il livello bilaterale, inserendosi in un processo più ampio di trasformazione degli equilibri globali.

Un altro fattore che aiuta a spiegare la resilienza e la crescente centralità della partnership sino-russa è la capacità di entrambi i paesi di assorbire e reinterpretare le trasformazioni derivanti dai grandi conflitti regionali degli ultimi anni, inclusi quelli in Medio Oriente, nel Golfo e in alcune aree del Sud America. In un certo senso, Russia e Cina rappresentano una sorta di contrappeso per il mondo, uno strumento internazionale di equilibrio e, ancor di più, di riequilibrio dopo i sconvolgimenti messi in moto da altre potenze.

Cina e Russia hanno dimostrato notevole adattabilità, evitando la marginalizzazione e riuscendo persino a sfruttare le nuove dinamiche geopolitiche. In Medio Oriente, ad esempio, mentre l’influenza occidentale ha mostrato segni di diminuzione, Pechino ha rafforzato il suo ruolo di mediatore e partner economico affidabile, come dimostrato dalla crescente cooperazione con attori regionali chiave e dal suo coinvolgimento in iniziative diplomatiche multilaterali. Allo stesso tempo, Mosca ha mantenuto una significativa presenza militare e politica, consolidando relazioni strategiche e preservando la sua capacità di proiettare potere nella regione.

Nel Golfo, entrambi i paesi hanno beneficiato delle tensioni energetiche globali, rafforzando le loro posizioni nei mercati delle risorse. La Cina, in quanto principale consumatore, ha ampliato gli accordi di fornitura a lungo termine, mentre la Russia ha riorientato con successo le sue esportazioni energetiche verso nuovi partner, mitigando l’impatto delle sanzioni occidentali. Questa convergenza ha favorito una maggiore integrazione energetica tra i due paesi, contribuendo a stabilizzare le rispettive economie durante un periodo di alta volatilità globale. Allo stesso tempo, in Sud America, l’erosione dell’influenza tradizionale degli Stati Uniti ha aperto spazio a manovre per entrambe le potenze: la Cina ha intensificato investimenti infrastrutturali e commerciali, mentre la Russia ha rafforzato i legami politici e militari con alcuni governi della regione, promuovendo una presenza alternativa sul continente.

Da questi scenari emerge la capacità congiunta di Pechino e Mosca di operare come attori flessibili, capaci di adattarsi a contesti regionali diversi senza compromettere la coerenza della loro strategia globale. Piuttosto che essere sopraffatti dal cambiamento, i due paesi hanno sfruttato le crisi come opportunità per consolidare la loro influenza, rafforzare le reti di cooperazione e promuovere un modello di relazioni internazionali meno centrato sull’Occidente. In questo senso, il loro ruolo di “bilanciamento” è diventato sempre più evidente: non solo come contrappeso alle potenze occidentali, ma anche come promotori di un sistema internazionale più frammentato, policentrico e aperto a nuove configurazioni di potere.

1/4/2026 https://strategic-culture.su/

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