Prevenzione Cgil. Prima e dopo il congresso

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In autunno nella scena politica, e anche nel mondo sindacale confederale, irromperà l’avvio del congresso della Cgil che si terra nei primi mesi del prossimo anno dopo le centinaia di assemblee nei luoghi di lavoro e nelle categorie cigielline.

Porsi la domanda “che congresso sarà” pare, ai sindacalisti interpellati per una prima risposta, prematuro, a me (da militante Cgil in pensione) invece, per fare prevenzione sociale, pare d’obbligo chiederselo oggi sulla base degli attuali rapporti interni alla problematica confederazione unitaria con Cisl e Uil collegate fortemente all’attuale pessimo quadro politico, che, purtroppo, rischia di peggiorare ulteriormente con probabili conseguenze ancora più nefaste, per il mondo del lavoro e per la società non abbiente ma anche per tutti essendosi radicata la propensione del quadro politici parlamentare al militarismo aggressivo mediante la scelta del rifiuto delle relazioni diplomatiche per risolvere le pesanti controversie tra Stati, con il conseguente aumento senza freni delle spese militari soffocando la spesa pubblica per i diritti sociali, in particolare per la sanità, la scuola, l’università, la salvaguardia del territorio.

Ora, nel caso ci sia realmente, qual è il dibattito in corso, quali sono le dinamiche che incideranno nel percorso verso il congresso?

La Cgil, ci dicono esponenti della minoranza – ma anche alcuni della variegata maggioranza, seppur in forma articolata – è imprigionata negli equilibri con il PD (tramite la pressione dei dirigenti di riferimento della varie correnti piddine) che impedisce una analisi autonoma della grave situazione sociale, specchio riflettente della disperazione nel mondo del lavoro.

Quindi una realtà di dirigenti sindacali come riferimento di un Partito, dedito da decenni al soffocamento delle istanze sociali e oggi tragicamente complice attivo in Europa del percorso guerrafondaio, che possono determinare l’esito congressuale?
Non credo. ma se fosse questo il quadro esatto dei tentennamenti di ieri e di oggi della Cgil preoccupa non poco l’avvicinarsi del suo congresso nazionale, durante il quale sarà vitale, è proprio il caso di dirlo perchè sono le condizioni di vita che sono sempre più in pericolo, che ci si interroghi.

Ripeto, non voglio credere che questo è lo stato reale dentro la Cgil ma solo opinioni, ma se non se ne discute preventivamente la risposta che potrebbe arrivare dal congresso rischia di essere preconfezionata e porterebbe solo ad un’ulteriore scoraggiamento sociale con la definitiva normalizzazione dell’unico sindacato confederale che non ha ancora abdicato al suo ruolo, e che seppur indebolito da alcune sue scelte, a volte sbagliate e a volte deboli, di questi ultimi due decenni, rappresenta ancora la maggiore forza sindacale in Italia capace, se vuole, di impedire ulteriori smottamenti dei diritti del lavoro, del residuo Stato Sociale, come della stessa democrazia, debilitata da alcuni decenni di feroci politiche liberiste.

Ora, non credendo peregrina (strana, bizzarra, bislacca) la mia domanda di come sarà questo congresso mi preme ricordare che alla nomina, ben accolta, di Landini a Segretario ci chiedemmo, come Lavoro e Salute, se senza un ritorno inconfutabile al conflitto sarebbe bastato il cognome Landini per rianimare la Cgil, al fine di impedire che il potere economico e politico della casta proseguisse indisturbato il suo percorso di azzerare una serie di principi costituzionali del Diritto del lavoro. Un disegno politico che è la logica conseguenza del Jobs Act: ridurre ai minimi termini i diritti dei lavoratori e il loro potere contrattuale per fare regredire le relazioni sociali, sindacali e industriali agli anni ’50, cancellando di fatto anche le norme, fastidiose per le imprese in materia di salute e sicurezza.

Sarebbe mortale, anche per la stessa esistenza del sindacato,offrire, nel congresso, ai lavoratori solo illusioni verbali con programmi di concertazione con una controparte politica che, per la sua natura politica, non ha volontà di ascolto.

Solo una Cgil autonoma, cioè libera dai legacci politici e confederali, può chiamare a raccolta la parte sana della società per rimettere in piedi il Paese. Con quali presupposti?

1- La Cgil dichiara che si rende concretamente autonomo da qualsiasi governo e dai Partiti;
2- La Cgil dichiara la fine immediata della concertazione;
3- La Cgil non inserisce più nei contratti la sanità integrativa;
4- La Cgil inserisce nelle piattaforme la riduzione dell’orario;
5- La Cgil inserisce nelle piattaforme il salario minimo legale:
6- La Cgil inizia la battaglia per il pensionamento a 60 anni;
7- La Cgil non firma più contratti atipici, per ridurli drasticamente;
8- La Cgil dichiara lotta senza quartiere per la sicurezza sul lavoro.
9- La Cgil chiederà ogni tre anni il rinnovo della fiducia alle lavoratrici, ai lavoratori e ai pensionati.
10- La Cgil dichiara da subito lo sciopero generale contro l’Autonomia Differenziata e per il ripristino della sanità pubblica.

Franco Cilenti

Editoriale3 del numero di febbraio 2026 del mensile Lavoro e Salute

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