REPORT DELL’INCONTRO SULLE POLITICHE DI GENERE ORGANIZZATO DALL’AMBASCIATA CILENA A ROMA
di Stefania Rocchi
Nonostante ormai da molti decenni la lotta femminista per la parità di genere abbia ottenuto discreti risultati, soprattutto nel mondo occidentale, il potere decisionale in settori chiave, sia a quasi totale appannaggio di figure di potere maschili.
Infatti, possiamo constatare come per esempio la politica estera mondiale, gestita per la stragrande maggioranza da figure maschili, sia sempre più spesso posta all’attenzione della gente a causa di conflitti devastanti, di differenze nell’accesso alle risorse e delle diseguali opportunità a disposizione di individui e gruppi sociali, rispecchi proprio questa parzialità di visione.
Ed è proprio per questo che nel 2014, la Svezia ha deciso di lanciare la Feminist foreign policy (Ffp), la politica estera femminista, con l’obiettivo di riformare l’approccio al settore.
La Ffp è un modello politico articolato e inclusivo che mette al centro il benessere delle persone, con un focus specifico su donne e gruppi emarginati. L’idea di fondo è che non si può costruire una pace duratura, garantire sicurezza umana o promuovere uno sviluppo globale autentico se metà della popolazione viene lasciata indietro, una realtà confermata da molte ricerche. Questo approccio si basa su tre pilastri fondamentali: i diritti, la rappresentanza e l’accesso alle risorse.
Questi tre pilastri servono quindi come bussola per analizzare e orientare le scelte in politica estera e nella distribuzione dei fondi pubblici. Donne e uomini, bambine e bambini non godono degli stessi diritti, perché le donne non sono presenti nei luoghi dove si prendono decisioni che influenzano le loro vite, come Parlamenti, consigli di amministrazione, sistemi giudiziari. Spesso, quando si decidono le priorità di spesa del governo, non si valuta l’impatto che queste decisioni hanno sulla parità di genere. Per questo, nel tempo, i governi svedesi hanno adottato misure concrete per correggere queste disuguaglianze. Non sorprende, quindi, che la Svezia sia oggi riconosciuta come un Paese all’avanguardia tanto nelle politiche di genere quanto nell’innovazione politica.
E’ stato realizzato quindi un insieme di principi, idee guida e criteri che servono a orientare analisi, decisioni e azioni. In pratica, una cornice concettuale che aiuta a comprendere e affrontare un problema complesso in modo coerente e sistematico che serve a valutare se una politica o una decisione promuove la parità di genere e l’inclusione
Altri Paesi hanno seguito l’esempio della Svezia, adottando o sviluppando una Feminist foreign policy: dal Canada alla Francia, dal Lussemburgo al Regno Unito, dal Messico alla Germania.
L’Italia non ha ancora formalmente adottato una politica estera femminista, si teme che le politiche restrittive sull’immigrazione adottate da questo governo, in particolare, possano avere un impatto negativo sulle donne migranti.
In Cile è dal 2022 che il governo del presidente Gabriel Boric, alla guida di una coalizione di sinistra, ha iniziato a lavorare per realizzare una Feminist foreign policy. Infatti nel 2024 è stato lanciato un vero e proprio Piano d’Azione del il FFP.
E’ stato firmato un memorandum di intesa con la Spagna, la Francia, il Canada, il Messico, il Regno Unito e la Grecia, ma non con l’Italia.
E’ in questo quadro che l’ambasciata del Cile, nella figura dell’ambasciatore Ennio Vivaldi, ha invitato le rappresentanti di varie realtà della società civile, ad un incontro sulle politiche di genere con la viceministra degli Affari Esteri cilena Gloria de la Fuente, responsabile delle politiche di genere.
In quella occasione la signora De La Fuente ha illustrato il Piano d’Azione del FFP cileno, tenendoci a precisare che il Cile è uno dei pochi paesi al mondo che ha adottato una politica estera di genere.
Hanno preso parte all’incontro, oltre all’ambasciatore e alla viceministra, la responsabile di comunicazioni e cultura dell’ambasciata del Cile, Patricia Mayorga:
- Sonia Melchiorre, professora associata dell’Università della Tuscia, componente del gruppo di lavoro per il GENDER EQUALITY PLAN UNITUS;
- Francesca Maria Gujlar, direttora generale dell’ICCROM, un’organizzazione intergovernativa che opera al servizio dei suoi Stati membri per promuovere la conservazione di tutte le forme di patrimonio culturale, in ogni regione del mondo;
- Anna Maria Corrias, consulente finanziaria che si occupa di educazione finanziaria per le donne e di formazione;
- Rita Monè, Barbara Felice, Valentina Bendetti, Gianna Giovannangeli avvocate dell’Associazione Differenza Donna che si occupa dei Centri Antiviolenza, attuazione del Codice Rosa negli ospedali, ecc., con un ufficio legale con 21 avvocati suddiviso per settori di intervento;
- Michela Cicculli, presidente della Commissione Capitolina per le Pari Opportunità, del gruppo Sinistra Civica Ecologista;
- Laura Galesi, giornalista siciliana che si occupa di tematiche legate al mondo del lavoro, immigrazione, economia criminale e mafiosa, addetto stampa e giornalista presso Impresa Sociale Con i Bambini, Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che si occupa di bambini vittime di femminicidi con progetti in collaborazione con Enti pubblici e privati;
- Emma Galli, direttora del Dipartimento Scienze Sociali ed Economiche della Sapienza, che si occupa di studi di genere in ambito della violenza, del diritto, delle politiche femministe;
- Laura Corradi, ricercatrice all’Università della Calabria, insegna Studi di genere e metodo intersezionale, studia il rapporto fra salute e ambiente in diverse realtà marginali, campi profughi e contesti indigeni, è rappresentante eletta della International Sociological Association nell’area di studi riguardanti le donne;
- Tiziana Bartolini, direttora dal 2009 del mensile on line Noi donne;
- Alba Kepi, giornalista televisiva di RTV NEWS e Presidente del capitolo italiano dell’Associazione Mondiale delle Giornaliste e Scrittrici (Ammpe;
- Maria Chiara Petrassi, giornalista, Segretaria Generale di Ammpe Italia;
- Ligia M. Quessep Bitar, ambasciatrice della Colombia in Italia, Albania e Malta;
- Stefania Rocchi, in rappresentanza dell’ANPI.
Ognuna ha raccontato la propria esperienza in ambito lavorativo e politico riguardo alle politiche di genere.
Un suggerimento riguardo alla necessità di bypassare la resistenza del governo italiano riguardo alla collaborazione per creare strumenti e procedure a sostegno di una politica femminista è stato quello di entrare in contatto con le Università italiane per attingere alle banche dati e per realizzare una rete nazionale di contatti e collaborazioni tramite la CRUI, l’associazione delle Università italiane statali e non statali riconosciute.
Roma, 14 giugno 2025










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