Ricordiamo Alex e Amanda bambini morti nel rogo di s. Caterina di Quarto il 3.4.2000
Una ferita indimenticabile , un momento tragico della storia della “non accoglienza” delle persone povere; il campo di s. Caterina di Quarto fu realizzato nell’ultimo scorcio del secolo scorso, con il parere contrario della Usl ( anche ma non solo per la vicinanza dell’inceneritore) su un “pezzo di asfalto” e versò da subito in condizioni di fatiscenza e di gravi rischi per la salute (non escluso il rischio amianto : sia lastre che amianto presente nelle coibentazioni di un autobus “gentilmente offerto” e usato come “abitazione”); per il riscaldamento si usavano rifiuti lignei coperti da spessi strati di vernice; il gruppo di persone che ha vissuto in quel campo, anche per le condizioni ambientali associate alla indigenza, per ostacoli anche alla fruizioni di misure di prevenzione secondaria, ha subito una drastica riduzione della sua speranza di vita e di salute; il rogo che uccise Alex e Amanda rappresentò l’apice di una tragica parabola e solo dopo quel drammatico evento furono messe in campo iniziative, comunque con lentezza esasperante e in parte comunque del tutto inadeguate (come la schiera di casette lillipuziane di via della canapa) , finalizzate a politiche abitative e sociali di inclusione che dovevano essere invece adottare da secoli ; i primi rappresentanti di quel popolo arrivarono infatti a Bologna il 18 luglio 1422 !
Alcuni osservatori urbanisti e sociologi hanno definito la condizione di vita di questi gruppi di persone emarginate come “urbanistica del disprezzo” (Piero Brunello, Manifestolibri, 1996) ; infatti i luoghi in cui questi gruppi venivano respinti erano sempre ex-discariche, tangenziali, aree fortemente degradate e inquinate; ma i “decisori politici” sono “politicamente analfabeti” e per mettere in moto qualche lento cambiamento, in Italia e quasi in tutto il mondo, “occorre” che si verifichino prima delle stragi; ovviamente il clima di disprezzo e di discriminazione è andato ben oltre la incuria e il disinteresse fino ad includere la violenza omicida della cosiddetta banda della “uno bianca” (non proprio un “corpo estraneo” nei confronti delle istituzioni totali);a questo proposito da anni chiediamo di conoscere la fonte della “velina” giornalistica che ipotizzò , a proposito dell’assalto armato (verificatosi non in via s.Caterina ma in via Gobetti) che potesse essere attribuita a conflitti endogeni in quella comunità già così gravemente discriminata.
Riserviamo rispetto e attenzione alla amnesia quando questa ha motivazioni mediche ma a Bologna il “palazzo” e la parte xenofoba della popolazione soffrono di “amnesia non medica ma politica” una amnesia ,in alcuni casi, connotata anche da pulsioni palesemente sadiche; senza tacere, in questo quadro drammatico, dei “cecchini” di Sarajevo (cerchiamo tutti di seguire con attenzione l’inchiesta);
ma le amnesie a Bologna e in tutto il mondo stanno diventando sempre più ingravescenti:
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Il “palazzo” non si è ricordato del secondo anniversario della strage di via Bertocchi di soli due anni fa (tre bambini e la loro mamma bruciati vivi, una impressionante analogia con la tragedia i Alex e Amanda)
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Il “palazzo” non si è ricordato del ventiquattresimo anniversario dell’omicidio sul lavoro di Reuf Islami accaduto in via Ranzani il 21 marzo 2002
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Il “palazzo si ricorderà dell’anniversario del rogo che ha ucciso Alex e Amanda?
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Ovviamente non vogliamo “dare la pagella” a nessuno, prendiamo solo atto ma il “comune di Bologna”, viste anche queste inquietanti amnesie, dovrebbe anche smettere di cercare di inquinare tutti gli anni la commemorazione di Francesco Lorusso dell’11 marzo : nulla osta alle partecipazioni a livello personale ma chi soffre di amnesia politica, almeno, sia coerente
Poiché questo tipo di amnesia non ci affligge riproponiamo, dopo aver apposto il 20 marzo una targa commemorativa in via Ranzani (omicidio sul lavoro di Reuf) che la strada tra via Fiorini e la prima rotonda (verso Castenaso) sia intitolata al ricordo di Alex e Amanda e della popolazione emarginata che dovette vivere per alcuni anni in via s. Caterina di Quarto.
Ricordare è moralmente doveroso, dimenticare sarebbe foriero di nuove stragi oltre quelle che stanno insanguinando l’intero pianeta.
Vito Totire, portavoce Centro Lorusso via Polese 30 40122 Bologna
Sostengono la proposta : circolo “Chico” Mendes, RETE NAZIONALE LAVORO SICURO, ASSOCIAZIONE ANTROPOLOGIAINMOVIMENTO ……
Disponibile il dossier “Dal rogo di via s. Caterina ad oggi: nord e sud del mondo hanno un solo futuro”
Bologna,2.4.2026









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