Riflettere sul grave e drammatico “fatto” di Modena..
Non abbiamo visto tanti ministri né il presidente della Repubblica a Taranto alla manifestazione indetta per
l’omicidio di Bakeri Sako; grande affollamento di ministri del governo in carica in carica a Modena; il sindaco,
pur non essendo (ci pare) un ornitologo ha riferito di aver avvistato un folto numero di avvoltoi; noi ,
coerenti con l’insegnamento di Franz Fanon evitiamo di paragonare chicchessia ad animali ma
comprendiamo cosa il sindaco ha voluto dire fino a sottolineare che alcuni soccorritori erano “stranieri”
quasi a voler tamponare la ondata xenofoba in arrivo; ad alcuni esponenti del governo è “dispiaciuto” che il
responsabile della terribile aggressione non sia stato un immigrato privo di permesso di soggiorno e magari
“già noto alle forze dell’ordine” (forse dell’ordine) ; ci ha pensato il più solerte tra i ministri del governo a
tenere alta la bandiera del pregiudizio; in fondo l’aggressore è uno “straniero di seconda generazione” e
qualche insinuazione sulla genetica arriva comunque anche se mascherata da “indisponibilità alla
integrazione” (cosiddetta);
lavora non con la accetta ma col fioretto invece il ministro Piantedosi che “chiarisce” come la legge Basaglia
non sia in discussione (excusatio non petita…)tuttavia , dice il ministro, bisogna serrare le fila sulla questione
delle persone che rifiutano “le cure”; pare evidente una sollecitazione a fare più accertamenti e trattamenti
sanitari obbligatori; ma il problema è un altro;
i media hanno “sentenziato” (prendiamo atto ancora una volta che il diritto alla privacy funziona a giorni
alterni ed è appesantito da insostenibile burocrazia, salvo che in “casi” come questo) che Salim “è stato in
cura…” qui si sciorina buona parte della nosografia psichiatrica; chi ha reso pubblica la “diagnosi”? con
quale fine o intenzione? Torneremo in futuro su questo;
al momento il nocciolo pare essere sfuggito a molti; è il nocciolo è: come intercettare e prevenire il
passaggio all’atto nei casi di pulsioni di tipo violento etero o autoaggressive?
molti anni fa presentai un progetto di legge regionale (E-R) , ed anche altri, in materia di psichiatria; il primo
a cui faccio riferimento proponeva la istituzione presso le UUSSLL di centri per la prevenzione della violenza;
certi si trattava di una proposta a livello embrionale anche perché il tema è facile da pronunciare ma difficile
da affrontare concretamente; ci sono però in Europa esperienze in questo campo dalle quali è possibile
attingere per realizzare percorsi di prevenzione; il suddetto progetto di legge (come altri, per esempio quello
che proponeva di bandire totalmente i messi di contenzione fisica nei reparti di psichiatria e altrove) non fu
messo alla discussione della commissione consigliare; erano gli anni della maggioranza assoluta PCI in
consiglio regionale (26 consiglieri su 50) e il vissuto della maggioranza politica era netto e chiaro ( “ se si
trattasse di una buona idea e di una buona proposta sarebbe venuta prima a “noi”);
una maggiore capacità “sociale” di presa in carico del disagio psicologico e psichiatrico è un tema che esiste
e che è urgente e drammatico; ce lo ricorda il tragico evento oggi di Modena ma anche l’omicidio di
“Ambro” giovane lavoratore delle ferrovie accaduto a gennaio a Bologna;
come intercettare il disagio e qual particolar disagio che può indurre comportamenti violenti ed antisociali;
come effettuare e gestire la “valutazione del rischio” ?
pensiamo all’omicidio della psichiatra Barbara Capovani a Pisa, qualche anno fa; di fatto un omicidio sul
lavoro che ha innescato la solita diatriba tra psichiatria e antipsichiatria; in verità se rifiutiamo gli
stereotipi della psichiatria classica non possiamo rispondere agi stereotipi manicomialisti con contro
stereotipi speculari ; abbiamo sempre sostenuto (alla scuola di Giulio Maccacaro, T. Sheff, Per infermità
mentale) che i cosiddetti “pazienti psichiatrici “ non delinquono più della popolazione cosiddetta “normale”
ma non è detto che non commettano mai reati, anche gravi; peraltro esiste una vasta letteratura scientifica
che evidenzia gravi effetti di alcuni psicofarmaci nel senso di indurre comportamenti aggressivi ; del tutto
semplicistico dunque il richiamo di Piantedosi a “cosa fare nel caso di rifiuto delle cure”; CERTAMENTE
PER LA VICENDA DI MODENA ABBIAMO BISOGNO DI INTERLOQUIRE COL CSM DI CASTELFRANCO EMILIA SUL TEMA : COME FARE PREVENZIONE? E SOPRATTUTTO COSA E’ STATO FATTO PER LA PREVENZIONE ?
occorre dunque un grande salto di qualità nella programmazione e gestione delle politiche di
prevenzione; per quel che riguarda gli immigrati di prima e di seconda generazione occorre guardare non
alla ipotesi di incrementare le pratiche psichiatriche coatte ma ad esperienze come i centri Devereux
francesi (nella gestione di Tobie Nathan) ; a Bologna fu fondato e funzionò un “Centro Devereux” ma poi fu
sciolto , ufficialmente per evitare “separatismi”; in problema non è la forma ma la sostanza; non è
importante se c’è o no una targa del Centro Devereux fuori da un ambulatorio , il problema è se quella
prassi e quella esperienza vengono fatte proprie dalla psichiatria pubblica; come intercettare e gestire
disagio, sentimenti di frustrazione e disagio psicosociale;
il tragico evento di Modena ne evoca tanti altri: tra questi quello di Mohammed Sitta ucciso a Villa
Verucchio il 31 dicembre 2024 , “caso chiuso” per la Procura di Rimini, ancora invece aperto per noi e per
tanti altri cittadini riminesi che non hanno affatto condiviso encomi e onorificenze concesse al carabiniere
che ha sparato tanti colpi di pistola benché, come abbiamo sempre detto, per noi, l’imputato non era il
singolo carabiniere ma l’Arma in quanto tale per la sua palese incapacità di fare una valutazione del rischio e
per la incapacità di non usare mezzi palesemente sproporzionati.
Dobbiamo ragionare concretamente sul tragico evento di Modena rifuggendo strumentalizzazioni,
stereotipi, preconcetti ideologici e goffi tentativi di strumentalizzazione elettoralistica.
UN SINCERO AUGURIO DI PRONTA E FELICE GUARIGIONE alle VITTIME , UN RINGRAZIAMENTO AI
CORAGGIOSI SOCCORRITORI E AL SINDACO PER AVER DENUNCIATO ULTERIORI “RISCHI COLLATERALI”
ANCHE SE IL MOMENTO E’ DRAMMATICO, UN AUGURIO PERCHE’ PURE IL “COLPEVOLE” POSSA POTER
CONTARE SU UN PERCORSO CHE NON SI RIDUCA ALLA SOLA PENA AFFLITTIVA MA CHE FACCIA
INTRAVEDERE POSSIBILITA’ DI RISCATTO E DI REINSERIMENTO SOCIALE
Vito Totire, psichiatra/medico del lavoro, portavoce Centro “Francesco Lorusso”

via Polese 30 41022
Bologna
Bologna-Modena , 18.5.2026









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