Russofobia. La follia a destra e a manca

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di Elio Limberti
per la redazione di Lavoro e Salute

Dopo l’annullamento della conferenza che il prof. Angelo d’Orsi doveva tenere al Polo del 900 di Torino il 12 novembre scorso su russofilia e russofobia è arrivato al momento di chiudere il numero di dicembre della rivista anche l’annullamento della conferenza che lo stesso Angelo d’Orsi, con Alessandro Barbero e molti altri, avrebbe dovuto tenere al Teatro Grande Valdocco, sempre in Torino martedì 9 dicembre. E’ oramai chiaro a tutti che si sta aggravando la corsa alla censura verso le voci critiche contro la guerra. Ma l’atteggiamento censore è null’altro che il primo passo verso una repressione vasta contro le voci critiche, contro chi denuncia la volontà di guerra da parte del cosiddetto Occidente. Non per caso questi episodi si sono svolti a Torino che oltre ad essere, come dice d’Orsi, la città di Gramsci, Gobetti, Bobbio e Cottino è, oggi, la sede del Polo Bellico voluto da UE e NATO. Torino, da anni, è al centro della produzione italiana bellica e dual use (doppio uso: civile e bellico) con Alenia come capofila. Non per nulla il governo Meloni si è attrezzato per tempo con il Ddl Sicurezza, strumento eccellente per colpire ogni fiato d’opposizione. La criminalità di chi cerca la guerra come condizione perenne si è sposata con la repressione interna.

La Costituzione, a partire dall’art. 11, è oramai carta straccia di fatto. L’imposizione di disegni politici, economici e finanziari da parte dell’establishment non trova più alcuna forma di opposizione reale se non nelle piazze che vengono, e verranno sempre più, criminalizzate. Le condizioni minime per poter parlare di democrazia, anche se ridotta, sono orami ampiamente state superate. Parliamo di fascismo? Sarebbe troppo comodo: non è il fascismo, storicamente inteso, che serve oggi al capitale ma nuovi assetti di potere completamente esprimibili come “plutocrazia”.

Una forma dall’apparenza democratica (le elezioni politiche e amministrative permangono) ma in grado di esprimere unicamente gli immediati interessi dei gruppi dominanti. Formula a cui il PD si è preparato da tempo, incarnando di fatto la parte più funzionale all’ordine neocapitalistico, ben più dell’ammucchiata immonda della destra e di un cosiddetto centro politico null’altro che affaristico (Renzi, Calenda & Co.). PD oggi formalmente all’opposizione ma di fatto del tutto organico al partito delle armi che non può e non vuole fare a meno della guerra come occasione di business. Infatti, è proprio il PD che si è prestato al meglio per censurare le conferenze del prof. Angelo d’Orsi, così come, sempre il PD, è stato il braccio politico NATO per raggiungere lo status di Polo Bellico per Torino.

Un capitale troppo spaventato dallo scoppio della prossima bolla finanziaria che incombe sull’economia mondiale ma, soprattutto, su quella occidentale. La capitalizzazione delle prime cinque società quotate al mondo è comparabile con la somma di quelle che vanno dal sesto al trentacinquesimo posto; e le prime cinque sono società legate all’ambito informatico, prive di ogni serio riferimento ai “fondamenti” classici delle valorizzazioni di borsa e, quindi completamente esposte alla corsa speculativa. Speculazione che ha raggiunto oramai livelli insostenibili e, secondo molti analisti finanziari, oramai prossime al collasso. Collasso che coinvolgerebbe gli asset delle maggiori banche e società finanziarie del mondo con conseguente disastro di migliaia di titoli, quotati e non.

La corsa agli armamenti è il tentativo estremo da parte dei grandi capitali di frenare lo scoppio della bolla poiché potrebbe portare due benefici salvifici: incremento del PIL per gli USA attraverso le commesse sia governative che estere (gli acquisti di armi per l’Ucraina da parte dei Paesi europei) e le ricostruzioni successive, sempre fonti di enormi guadagni. La miseria che si svela in questo processo è immensa ma immensi sono anche i capitali in gioco. Porre Russia e Cina di fronte alla ristabilizzazione dell’economia occidentale, agli occhi dei grandi mossieri del capitale significa, per loro, fronteggiare anche i BRICS+, altro obiettivo dell’imperialismo USA poiché in procinto di varare un’unità di conto (moneta, virtuale o materiale che possa essere) alternativa al dollaro oggi dominante.

La posizione di vantaggio del dollaro, sostenuto dall’essere la moneta di scambio internazionale è l’elemento preminente per il governo di Washington, esposto a sua volta al più grande debito estero (e interno) mai registrato. L’avvento di una moneta alternativa dei BRICS+ determinerebbe una drastica riduzione della forza del dollaro, situazione che sarebbe immediatamente causa del crollo dello stesso dollaro con inevitabile collasso dell’economia nazionale USA. Questo è in ballo quando si censurano gli intellettuali: la stabilità di un capitalismo più grande che forte, ferocemente disposto a difendersi a tutti i costi, rischio atomico compreso.

Che Ucraina e Palestina siano legate da un filo rosso è oramai chiaro a tutti: mentre l’Ucraina rappresenta l’attacco alla Russia da ovest, una Grande Israele rappresenterebbe il fronte sud-est. Israele quindi come testa di ponte dell’Occidente verso sia il mondo arabo che India e Cina. L’attacco al multipolarismo passa attraverso queste due guerre: tentativo di indebolimento della Russia e aggressione preventiva verso potenziali alleati dei BRICS+. Il sacrificio della popolazione palestinese per mezzo del genocidio che non finisce nonostante il falso Piano di Pace di Trump è, allo stesso tempo, l’annullamento del più importante ostacolo alla realizzazione del Grande Israele e la chiara dimostrazione della disponibilità di Israele a nuove guerre contro Iran e suoi eventuali alleati.

Censurare Angelo d’Orsi e altri significativi nomi dell’intellettualità della sinistra d’opposizione è la dichiarazione di guerra verso tutti quanti siano disponibili a darsi all’azione in favore della pace subito, a contrastare i piani criminali del capitale.

Per questo Lavoro e Salute invita sempre più donne e uomini a prendere posizione attiva contro la criminale inumanità dell’imperialismo. Socialismo o barbarie.

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Comunicato di Angelo d’Orsi

A pochi giorni dall’evento “Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l’informazione”, previsto per il giorno 9 dicembre al Teatro Grande Valdocco di Torino, nel quale il sottoscritto avrebbe dialogato con il collega Alessandro Barbero, con l’adesione di importanti nomi della cultura, della scienza, del giornalismo, della comunicazione (Elena Basile, Alberto Bradanini, Luciano Canfora, Alessandro Di Battista, Donatella Di Cesare, Margherita Furlan, Enzo Iacchetti, Marc Innaro, Roberto Lamacchia, Tomaso Montanari, Piergiorgio Odifreddi, Moni Ovadia, Marco Revelli, Carlo Rovelli, Vauro Senesi, Marco Travaglio), ci viene comunicato questa mattina dalla proprietà del teatro, col quale si era giunti alla firma di un regolare contratto dopo una lunga gestazione, che lo spazio non ci verrà concesso.

Al di là delle motivazioni pretestuose e della rottura unilaterale di un regolare contratto – per cui abbiamo già allertato il nostro team legale per avviare azione di richiesta risarcitoria dei danni che questo comportamento ci procura – non possiamo non rilevare che il fatto conferma perfettamente le nostre preoccupazioni sulla limitazione degli spazi di libertà nel Paese e in generale l’inquietante deriva politica e culturale di una democrazia ormai palesemente illiberale, a dispetto della facciata. Di questo avremmo voluto parlare nel corso della serata.

Intanto mentre a nome dei soggetti organizzatori, che hanno lavorato per settimane per preparare l’evento, esprimo rammarico a chi aveva prenotato i posti, e a quanti, colleghi e amici che avevano data la loro disponibilità, a partecipare (a cominciare dal prof. Barbero), chiedo a quanti mi sono stati vicini in questo mese di “passione”, a quanti hanno a cuore i principi della legalità democratica sancita dalla nostra Costituzione, a quanti anelano soltanto ad essere correttamente informati, per poter assumere una posizione in merito alle gravissime problematiche del nostro tempo, di sostenermi in questo nuovo capitolo di lotta.

Ancora una volta non si tratta solo di Angelo d’Orsi, ma di coloro che, esponendosi in prima persona, mirano semplicemente a esprimere il loro pensiero anche quando esso non sia “in linea” con quello dei poteri forti, palesi o occulti che siano.

In ogni caso, l’evento si terrà. Nei primi giorni della prossima settimana comunicheremo data e luogo. Però, intanto, annuncio che alle 18.00 del 9 dicembre, nel giorno dell’evento negato, faremo un sit-in di protesta davanti alla sede del Comune di Torino, come luogo simbolo di una città che è di tutti, e deve essere di tutti, una città medaglia d’oro della Resistenza, la città di Gramsci e di Gobetti, per semplificare, di Norberto Bobbio e di Gastone Cottino, e di tanti e tante che si sono battuti per la libertà.

Torino, 4 dicembre 2025

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