Samario: la nuova arma geopolitica cinese
Il metallo raro, cruciale per la difesa e per la tecnologia verde, mette a nudo le vulnerabilità dell’Occidente.
L’incontro in Corea del Sud tra i presidenti di Stati Uniti e Cina mette in evidenza come le terre rare – e in particolare il samario – siano diventate cruciali nella competizione economica e tecnologica. Dato che Pechino ne controlla il 70% circa della produzione mondiale, questi minerali sono ormai strumenti di potere diplomatico. Il samario è così diventato il barometro della rivalità sino-americana: le restrizioni all’export imposte da Pechino hanno già fatto impennare i prezzi e minacciano la tenuta industriale degli Stati Uniti.
Il primo media a lanciare l’allarme è stato il New York Times. «La Cina ha trasformato il samario, un metallo raro e poco conosciuto, in una leva strategica capace di generare apprensione a Washington» scriveva il quotidiano statunitense lo scorso 9 giugno. A quattro mesi di distanza, l’incontro in Corea del Sud fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping punta i riflettori sulle terre rare, in particolare sul samario. E mette in evidenza come il loro controllo rappresenti uno dei dossier più sensibili sullo scacchiere globale.
Con la Cina che detiene circa il 70% della produzione mondiale di questi minerali strategici, le trattative in Corea del Sud mettono in luce la crescente interdipendenza tra geopolitica e supply chain. Ormai la geografia della globalizzazione non si misura più soltanto in rotte commerciali o indici di efficienza. Sono le supply chain, cioè le catene di approvvigionamento, a definire oggi il vero equilibrio della geoeconomia mondiale.
Negli ultimi anni, la globalizzazione ha subito una trasformazione profonda, legata proprio a queste catene di approvvigionamento. Non le guidano più soltanto logiche di efficienza economica, ma un intreccio di fattori geopolitici, tecnologici e ambientali al cui centro si colloca l’evoluzione della Cina come potenza manifatturiera.

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, le tensioni nel Mar Cinese Meridionale, la guerra in Ucraina, il conflitto in Medioriente – che include anche il trasporto marittimo nel Mar Rosso – e le vulnerabilità emerse durante la pandemia di Covid-19 sono solo alcuni esempi che mettono in luce la fragilità delle catene globali.
Fragilità che colpiscono anche il settore imprenditoriale, spingendo le imprese ad aumentare le strategie di diversificazione per accrescere la resilienza delle proprie supply chain, ridurre il rischio geopolitico e cogliere nuove opportunità.
Il sistema sta evolvendo verso una rete multipolare di approvvigionamento definita dagli analisti come «The Great Rewiring» – una grande riorganizzazione delle filiere globali, come descritto da Lazard1. L’analisi evidenzia come la geopolitica sia ormai un parametro primario per la pianificazione industriale e come le aziende si trovino ad affrontare un contesto operativo ambiguo e complesso, costrette a interagire con diverse aree geografiche per garantire continuità produttiva.
Paesi come India, Indonesia, Vietnam, Thailandia, Messico e Polonia, ciascuno con proprie opportunità e limiti strutturali, stanno emergendo come alternative manifatturiere in questo nuovo contesto geopolitico (figura qui sotto). Invece di una «China plus one», strategia che mira a diversificare gli investimenti oltre la Cina, la globalizzazione sta entrando in una fase di «China plus many», in cui l’espansione non si limita a un singolo Paese alternativo alla Cina ma include un numero crescente di destinazioni produttive.

Tuttavia la Cina resta ancora il maggior esportatore mondiale di beni, evolvendo dai prodotti che hanno contribuito a creare il miracolo cinese degli anni Novanta e Duemila, come tessuti e giocattoli, verso beni ad alto contenuto tecnologico. La forza della Cina è sostanzialmente incentrata nelle sue infrastrutture logistiche avanzate e in una elevata complessità economica, nonostante debba far fronte all’aumento dei salari, alla contrazione della forza lavoro e alle restrizioni tecnologiche imposte dall’Occidente.
Secondo un’analisi di Harvard2, le economie caratterizzate da un’elevata complessità produttiva, cioè capaci di produrre beni difficili da realizzare e rari sul mercato mondiale, tendono a crescere più rapidamente nel lungo periodo rispetto a quelle specializzate in prodotti a basso valore aggiunto. Questo spiega la persistenza della supremazia manifatturiera cinese, ma anche l’emergere di nuove opportunità per Paesi con basi tecnologiche in espansione.
È proprio in questo nuovo scenario globale che le materie prime critiche, e in particolare le terre rare, assumono un ruolo decisivo. La competizione per queste risorse alla base della transizione energetica e digitale si è intensificata. I materiali strategici sono diventati strumenti di potere geopolitico, con gli Stati che implementano restrizioni all’esportazione per tutelare le proprie industrie strategiche. La concentrazione geografica di alcune risorse essenziali amplifica questo rischio, creando vulnerabilità sistemiche in caso di tensioni geopolitiche.
Nel 2024, circa il 60% della produzione mondiale di terre rare è ancora concentrato in Cina, che controlla anche la maggior parte dei processi di raffinazione e separazione3 (figure qui sotto). Questa elevata concentrazione conferisce a Pechino un potere di influenza paragonabile a quello esercitato dai Paesi produttori di petrolio nel XX secolo, potere in cui elementi come il neodimio, il disprosio e il samario sono diventati, di fatto, strumenti di politica diplomatica e industriale.


Gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno tentando di ridurre la dipendenza dalla Cina attraverso lo sviluppo di filiere alternative e programmi di riciclo dei magneti industriali, anche se, nel breve periodo, è difficile eguagliare l’efficienza cinese poiché la costruzione di catene del valore complete richiede tempo, capitali, infrastrutture e un forte coordinamento geopolitico.
Tra le terre rare, attualmente il samario rappresenta un paradigma della nuova interdipendenza globale: elemento decisivo che sta assumendo una crescente importanza geopolitica, capace di condizionare scelte industriali, equilibri diplomatici e strategie militari. Infatti non è sufficiente estrarre il minerale, ma il potere economico e geopolitico risiede anche nella capacità di raffinare, separare e integrare il materiale nelle catene industriali avanzate.
Il samario, grazie alla sua stabilità termica e resistenza alla smagnetizzazione, è insostituibile in applicazioni critiche per la Difesa e la tecnologia verde. È un elemento cruciale per la produzione di magneti permanenti, essenziali per motori elettrici ad alta prestazione, turbine eoliche, sistemi radar e componenti missilistici. Si stima, ad esempio, che un moderno aereo da combattimento statunitense contenga oltre 20 kg di magneti al samario, evidenziando la sua centralità tecnologica e militare4.
La Cina rappresenta quasi l’unico fornitore commerciale su scala industriale poiché la maggior parte del samario mondiale viene estratto dai depositi di carbonite in Cina (figure qui sotto). Il Paese controlla anche la raffinazione e la produzione dei magneti a base di samario-cobalto5.


Inoltre, nel 2025 la Cina ha inserito il samario tra i minerali soggetti a licenze di esportazione, citando motivi di sicurezza nazionale6. Questa mossa ha rafforzato la vulnerabilità occidentale poiché un’interruzione delle forniture cinesi potrebbe causare impatti economici significativi. Secondo una recente analisi del U.S. Geological Survey7, una sospensione delle esportazioni di samario da parte della Cina potrebbe comportare per l’economia statunitense una perdita stimata pari a circa 4,5 miliardi di dollari di PIL potenziale.
Gli Stati Uniti, pur disponendo di risorse – provenienti quasi esclusivamente dalla miniera di Mountain Pass in California – e know-out tecnologico, dipendono ancora dalla Cina per la fase di trasformazione e produzione, il che li rende vulnerabili a shock di offerta o a restrizioni politiche. Questa condizione di asimmetria conferma la centralità del samario nella geopolitica contemporanea delle materie prime, e la Cina utilizza la leva delle terre rare come strumento di potere economico e diplomatico.
A conferma di ciò, l’andamento storico del prezzo del samario mostra variazioni significative in corrispondenza delle fasi di tensione geopolitica. Le oscillazioni più marcate si registrano in due momenti chiave: nel 2011 e nel 2021 (figura qui sotto).

Il primo aumento del prezzo del samario, insieme a quello di altre terre rare, fu provocato da una serie di restrizioni all’esportazione imposte dalla Cina, che all’epoca controllava oltre il 95% della produzione mondiale di terre rare, in seguito all’incidente del Mar Cinese Orientale e alla disputa tra Cina e Giappone8. Il samario passò da circa 6 USD/kg nel 2008 a oltre 150 USD/kg nel 20119.
Questo episodio viene considerato come la prima volta in cui le terre rare furono identificate come arma geopolitica, evidenziando la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento occidentali. Un secondo aumento significativo dei prezzi si verificò tra fine 2020 e metà 2021, quando le tensioni tra Stati Uniti e Cina si intensificarono nel contesto della guerra tecnologica e aumentarono i timori di carenze di approvvigionamento, riflettendo la crescente competizione per il controllo delle filiere tecnologiche.
Come mostra il grafico qui sopra, negli anni successivi i prezzi si sono gradualmente stabilizzati pur restando superiori ai livelli precedenti al 2019, soprattutto in ragione della crescente domanda nei settori della difesa e della tecnologia verde. L’evoluzione del prezzo del samario non è, quindi, un semplice fenomeno economico, ma rappresenta un chiaro indicatore di tensione geopolitica. Ogni confronto tra Pechino e Washington ha generato picchi nei prezzi dovuti alla percezione della scarsità indotta da politiche restrittive o da conflitti commerciali.
Il samario, quindi, non è solo una risorsa critica, ma un vero e proprio barometro della rivalità sino-americana, capace di riflettere in tempo reale l’andamento della nuova geoeconomia multipolare. Non a caso, già lo scorso giugno il New York Times avvertiva: «La morsa cinese su questo minerale oscuro minaccia gli apparati militari dell’Occidente».
- Lazard Geopolitical Advisory,2024, The Geopolitics of Supply Chains, Research Brief. ↩︎
- Hausmann, R., Barrios, D., Brenot, C., Taniparti, N., Protzer, E., Henn, S., 2023, The Economic Complexity of Kazakhstan: A Roadmap for Sustainable and Inclusive Growth, Working Paper No. 426, Center for International Development at Harvard University. ↩︎
- U.S. Geological Survey, 2024, Mineral Commodity Summaries: Rare Earths, U.S. Department of the Interior, Washington D.C.; IEA, 2024, The Role of Critical Minerals in Clean Energy Transitions-2024 Update; China Briefing, 2024, China’s Rare Earth Elements Dominance in Global Supply Chains. ↩︎
- Atalayar, 2025, The battle between China and the United States over rare metals: a new front in the trade war. ↩︎
- China Briefing, 2024, China’s Rare Earth Elements Dominance in Global Supply Chains. ↩︎
- Atalayar, 2025, The battle between China and the United States over rare metals: a new front in the trade war. ↩︎
- Nassar, N. T., Pineault, D., Allen, S. M., McCaffrey, D. M., Padilla, A. J., Brainard, J. L., Bayani, M., Shojaeddini, E., Ryter, J. W., Lincoln, S., & Alonso, E., 2025, Methodology and Technical Input for the 2025 U.S. List of Critical Minerals — Assessing the Potential Effects of Mineral Commodity Supply Chain Disruptions on the U.S. Economy, U.S. Geological Survey Open-File Report 2025–1047. ↩︎
- Nel 2010 una disputa marittima tra Cina e Giappone portò Pechino a sospendere temporaneamente le esportazioni di terre rare verso Tokyo. Gli effetti si propagarono rapidamente a livello globale, facendo salire i prezzi delle terre rare. A seguito di ciò, gli Stati Uniti accusarono la Cina di manipolare il mercato e portarono la questione davanti al WTO insieme a UE e Giappone (WTO, China – Measures Related to the Exportation of Rare Earths, Tungsten and Molybdenum,Dispute DS431, 2012). ↩︎
- USGS, Mineral Commodity Summaries: Rare Earths 2012-2024. ↩︎
Paola Ottino
29/10/2025 https://krisis.info/
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