SANITA’. DA LA VIA MAESTRA A UN VICOLO CIECO?

Medicina e Potere è una lettera periodica a cura di un gruppo di attiviste/i del Forum per il Diritto alla Salute e di Medicina Democratica

Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-gennaio-2026/

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Già nelle prime riunioni de La via maestra che hanno preceduto, accompagnato e seguito le manifestazioni dal 2024 in poi e in particolare quella sulla salute e la sanità del 24 giugno 2024 a Roma, e in cui Medicina Democratica (MD) è intervenuta dal palco, avevamo notato alcune ambiguità relativamente ai temi della salute e della sanità proprio in alcuni interventi dal palco tra cui quello, citiamo a titolo di esempio, di GIMBE che, a buon titolo, possiamo definire come un’associazione con fini di lucro che compone quel mondo di “professionisti della difesa del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)” parafrasando lo Sciascia dei “professionisti dell’antimafia”: politici, sindacalisti, giornalisti, attivisti e accademici che costruiscono la propria carriera scegliendo la sanità come terreno della propria valorizzazione.

Ambiguità de La via maestra in parte dovute all’insieme molto eterogeneo di associazioni che vi hanno partecipato (tra cui MD e il Forum per il Diritto alla Salute (FDS), dall’ARCI a Sbilanciamoci! da Magistratura Democratica alle ACLI, dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza-CNCA a diversi Enti del Terzo Settore), non tutte competenti come MD e FDS in una materia piuttosto complessa tecnicamente e attraversata da molteplici interessi quale è la sanità.

La sanità infatti, non meno di altre tematiche quali l’energia, l’ambiente o i temi internazionali, richiede un complesso di conoscenze tecnico-scientifiche e amministrative non garantito dall’analfabetismo relativo delle generazioni più anziane, che non si aggiornano o non vivono più situazioni sociali reali, o quello assoluto, delle nuove generazioni, che non trovano più nelle università, nei partiti, nei sindacati e nei movimenti, il luogo di conoscenze e scambio intergenerazionale.

In questo quadro domina così il pensiero unico neoliberale delle Università private Cattolica e Bocconi, di Università pubbliche come il CEIS dell’Università di Tor Vergata-Roma e di Confindustria, mentre le organizzazioni che fanno riferimento alla storia e alla cultura del movimento operaio e democratico, non sembrano più in grado di quella elaborazione autonoma e originale, anche proveniente dalla prassi sociale conflittuale, che aveva portato alla Riforma sanitaria che con la L. n. 833/1978 aveva istituito in Italia il Servizio sanitario Nazionale (SSN).

Quindi la sinistra politica, moderata e radicale, dimostra la propria subalternità a quel pensiero unico dominante e negli ultimi decenni si è trovata a scopiazzare contenuti alla moda provenienti dal mondo anglofono, quali i Diagnosi Related Group (DRG: metodo di valorizzazione delle prestazioni sanitarie mutuati dalle assicurazioni sanitarie private USA) ,la “clinical governance” (rapidamente dimenticata), l’appropriatezza prescrittiva (spesso declinata con sole finalità di contenimento della spesa e non soprattutto di salute per gli assistiti) e oggi “One Health”, dimenticando che l’articolo su Lancet riprendeva la formula dalla Fondazione Rockefeller che l’aveva lanciata anni prima.

Abbiamo sentito molti interventi di “professionisti della difesa del SSN” più attenti alle loro carriere e all’immagine pubblica, che al prendere di petto, anche auto criticamente, degli errori della sinistra politica e sindacale, di governo o di opposizione, moderata o radicale.

Non sfugge a questa deriva il recente libro dell’ex Ministra R. Bindi che, almeno generazionalmente nonché per i ruoli politici ricoperti, avrebbe dovuto affrontare il tema sanità con maggiore rigore critico e autocritico, anche considerando le scelte delle formazioni politiche della sinistra che dal governo nazionale o regionale o dall’opposizione nulla hanno fatto per impedire questa deriva, anzi l’hanno favorita. Analogamente appaiono banali tesi compilative recenti ricostruzioni storiche accademiche della sanità italiana che avrebbero potuto approfondire fonti storiche, politiche e istituzionali, largamente disponibili, per ricostruire con doverosa onestà intellettuale i fatti che hanno portato all’attuale situazione del SSN.

Pertanto, pur avendo partecipato convintamente ed attivamente a questo percorso come attivisti di MD e del FDS non possiamo non rilevare, inoltre, che la CGIL è stata investita politicamente di un ruolo, tanto utile quanto però irrituale, di opposizione sociale in vece di quel “campo largo”, a trazione PD-Schlein e di altri settori della sinistra radicale, incapaci di un confronto programmatico unitario che prefiguri oggi dall’opposizione un futuro programma comune per domani con le elezioni politiche del 2027 o per le varie scadenze elettorali che si succedono nel tempo.

La sanità, non meno di altri temi (si pensi all’ambiente o al riarmo), è un argomento divisivo per le forze che si richiamano alle tradizioni del movimento operaio e democratico, soprattutto se non si è avviato un confronto approfondito e radicale su questo tema, all’interno e tra loro, delle singole forze politiche del “campo largo” (PD, 5Stelle, AVS) o in altre forze politiche (Rifondazione Comunista, Potere al Popolo), preferendo la ripetizione di comodi slogan più o meno auto consolatori.

A questo si aggiunga il fatto che la crisi economica che si protrae almeno dal 2007, la pandemia, la crisi ambientale e climatica, il clima di guerra diffuso (Ucraina, Gaza), il cambiamento di ruolo degli USA di Trump e la rivoluzione informatica in atto con la velocizzazione imposta dall’Intelligenza artificiale, stanno alimentando trasformazioni nel senso comune delle popolazioni nei paesi nel nord del mondo industrializzato e di cultura occidentale e nelle liberaldemocrazie, che, impaurite, non votano o votano a destra, nell’illusione di difendere presunti privilegi: New York, Seattle e Copenaghen sono solo eccezioni, seppure importanti che confermano la regola (Cile, Italia, etc.).

In questi ultimi quindici anni i governi Monti, Gentiloni, Conte2, Draghi, con la partecipazione di parte della sinistra e spesso con l’assenso della organizzazioni sindacali confederali, non hanno segnato un’inversione di tendenza su salute e sanità e i movimenti di lotta si sono assunti l’onere di rappresentare l’opposizione nelle piazze o in momenti di confronto quale è stato il percorso dei Congressi della salute, culminato nella Piattaforma dei 16 punti intitolata: La salute non è una merce che riproponiamo in allegato: un momento di convergenza importante che avrebbe però richiesto approfondimenti successivi e ulteriori momenti di conflitto. Una “retroguardia” radicale combattiva, una minoranza non minoritaria, che ha cercato di rallentare in questi anni l’avanzata dell’avversario, mentre l’esercito regolare della sinistra politica e sindacale ripiegava disordinatamente.

La vittoria elettorale del centrodestra nelle elezioni politiche del 2023 e il Governo Meloni hanno però cambiato questo quadro: il PD di Schlein è passato all’opposizione diventandone il fulcro seppure con un difficile rapporto con i 5Stelle e la debolezza di cultura politica e di numeri di AVS, ma ricompattando “l’esercito regolare” in rotta. A quale prezzo però? Nessuna chiarezza sui programmi per non dividersi, scarso lavoro sociale nei luoghi di vita e di lavoro, una conflittualità prevalentemente istituzionale e mediatica.

È in questo contesto che una grande organizzazione ancora fortemente strutturata sul territorio e nei luoghi di lavoro, con discrete risorse organizzative ed economiche e una spina dorsale di quadri e dirigenti come la CGIL, una sorta di partito novecentesco, si è trovata a vicariare quel ruolo che il PD di Schlein non era in grado di svolgere anche per le sue molte contraddizioni interne e con gli alleati.

Ovviamente anche la CGIL è a sua volta attraversata da molte contraddizioni interne ma l’ancoraggio al mondo del lavoro e la leadership di Landini hanno assicurato questo ruolo anche con alcuni prezzi quale la sconfitta nel referendum sul lavoro o la proclamazione in solitaria dello sciopero generale del 12 dicembre 2025. Speriamo che l’esposizione sul fronte del referendum sulla magistratura non segua la stessa sorte.

In questa fase si inserisce il recente Documento della CGIL su salute e sanità del novembre 2025 che alleghiamo e la proposta di Legge di iniziativa popolare (LIP) che Medicina e potere anticipa nell’ultima versione disponibile, con l’art 11 della precedente versione – che alleghiamo – poi stralciato nell’ultima versione, e che doveva vedere la luce in questi giorni ma si è bloccata, appunto, per le contraddizioni che attraversano la CGIL, le organizzazioni sindacali e le forze politiche del “campo largo”.

Il Documento è una riproposizione di temi largamente condivisibili, ma, pur richiamando il ruolo storico che la CGIL svolse negli anni ’60 del secolo scorso per l’elaborazione di quella che poi fu la Legge di Riforma sanitaria n. 833/1978, non sembra essere alla stessa altezza di quei tempi, anche per la radicalità sociale, culturale e politica che allora seppe esprimere.

Si ripropone l’argomento dell’insufficiente finanziamento del SSN, tramite il Fondo Sanitario Nazionale (FSN che diventa però inspiegabilmente nel Documento CGIL Fabbisogno Sanitario Nazionale) e la proposta di abolizione del tetto di spesa per le assunzioni nel SSN, nonché la valorizzazione salariale dei lavoratori della sanità e la critica alle troppo estese esternalizzazioni e accreditamenti/convenzionamenti, non collegando però questi due temi alla privatizzazione del SSN che passa attraverso estese forme di convenzioni, accreditamenti, esternalizzazioni e contratti precari e atipici, che avviene perché non vi è alcun contemporaneo blocco per la spesa di acquisizione di beni e servizi: un falso in bilancio legalizzato che favorisce il privato che ormai rappresenta il 50% della spesa sanitaria su base nazionale con punte del 90-95% nel territorio (riabilitazione, assistenza domiciliare, RSA, hospice).

Ma di quella impostazione, seppur criticata, se ne lascia inalterato l’impianto di fondo che lo produce cioè l’attuale organizzazione del SSN che, con il D.lgs. n. 502/1992 del Ministro De Lorenzo, nei fatti accettato da tutte le forze politiche di governo della sinistra di allora specialmente dopo l’ammorbidimento apportato del D.lgs. n. 517/1993 della ministra Garavaglia, ex DC allora Partito Popolare Italiano (PPI) oggi PD, introduce una forte regionalizzazione (coerente con la successiva riforma del Titolo V della Costituzione che porta dritta all’autonomia regionale differenziata), un indebolimento del ruolo dei Comuni, l’aziendalizzazione con la subordinazione della salute al pareggio di bilancio obbligatorio per le Aziende sanitarie, la sostituzione di un governo democratico del SSN da parte dei Comuni, seppure con molti difetti, con la figura monocratica, autoritaria, patriarcale e paternalista del Direttore Generale, che non ha corrispettivi nella Pubblica Amministrazione, senza contrappesi democratici (non lo sono il Collegio di direzione da lui nominato prono ai suoi voleri) e il Consiglio dei sanitari (elettivo per corporazioni professionali e privo di poteri reali), che anticipava una verticalizzazione autoritaria della democrazia italiana, già iniziata con il sistema elettorale maggioritario al posto del proporzionale nelle elezioni (referendum Segni): dall’elezione diretta del Sindaco e del Presidente di regione al preside/dirigente scolastico manager, dalla riduzione del numero dei parlamentari ai progetti di riforma costituzionale presidenziale. La democrazia e la partecipazione sono state e continuano ad essere uno dei problemi centrali del SSN come delle nostre istituzioni repubblicane dopo l’autoritarismo monarchico e fascista.

La legge delega n. 419/1998 alla ministra R. Bindi (all’epoca nel PPI, poi PD) nel Governo Prodi 1 (1996-1998) approvata da tutte le forze politiche che lo sostenevano in Parlamento, e poco prima della sua caduta, che conteneva, in nuce, tutti gli elementi del successivo D.lgs. n.229/1999, fu un’occasione mancata da parte della sinistra per una correzione radicale del D.lgs. n.502/1992 come sopra descritto (aziendalizzazione, regionalizzazione, pareggio di bilancio, direttore generale), introducendo, in più, l’equiparazione tra pubblico e privato soprattutto sociale in ossequio alla sussidiarietà orizzontale cara al cattolicesimo politico e non solo.

Ora è singolare che la Cgil affidi proprio ad una rappresentante dell’Associazione (presente ne La via maestra) che fa capo all’ex Ministra R. Bindi, e che raggruppa esponenti di quella sinistra di governo che porta comunque oggettive responsabilità a livello nazionale e regionale, la propria elaborazione sulla sanità: l’ex Direttore generale della Programmazione del Ministero della sanità quando Bindi era ministra, poi Direttore generale di Azienda sanitaria, quindi Assessore e infine parlamentare PD e capogruppo in commissione Affari sociali della Camera dei deputati, sempre presente e attiva nella riunioni de La via maestra, può mai sconfessare il proprio operato in questi ruoli di potere?

Così anche la tardiva apertura della Cgil al passaggio alla dipendenza dei Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta (MMG e PLS), comunque graduale e opzionale, e la specializzazione universitaria per la formazione dei MMG, non si accompagnano a una lettura critica delle Missioni 5(neanche citata mentre si prende per oro colato la L. n. 33/2023 sulla non autosufficienza e gli anziani, che da essa deriva e della Missione 6 del PNRR e delle Case e ospedali di comunità che, aldilà dei ridimensionamenti e ritardi governativi nazionali e regionali, non sembrano essere la soluzione dei problemi del territorio cha anche la formulazione del Distretto contenuta nel D.lgs. n. 229/1999 non è riuscita risolvere. Così come non si cita neanche il tema della libera professione intramuraria del personale delle Aziende sanitarie come una delle forme di privatizzazione strisciante del SSN, strettamente legato al problema liste di attesa, che accompagna le già estese esternalizzazioni e convenzionamenti.

Le altre tematiche affrontate (spesa farmaceutica, consultori, salute mentale) appaiono come scontate assunzioni di argomenti di cui non si vuole affrontare le criticità intrinseche che sono di risorse ma anche culturali nel quadro sopra descritto.

Tuttavia una parola va spesa per le disuguaglianze in salute: come si può pensare che esse diminuiscono se non si affrontano i temi ambientali e sociali che ne sono alla base? Ambienti di vita e di lavoro, reddito, abitazione, lavoro, istruzione, servizi. Senza una salute pubblica come politica che attraversa tutte le istituzioni e l’economia (come previsto dalla Costituzione e dalla recente versione dell’art. 41), la sanità non è altro che il passino in cui va a finire tutto ciò che la società e la politica non vogliono, non sanno o non possono risolvere, aumentando la spesa a dismisura.

Ma la più grave omissione del Documento Cgil riguarda le assicurazioni sanitarie integrative, ma nei fatti sostitutive, e il welfare aziendale, nei CCNL che ormai coprono milioni di lavoratori e più o meno direttamente le loro famiglie, sottraendo con la deducibilità fiscale risorse economiche al pubblico, ma la cui ambiguità nasce proprio in quell'”integrative” già così definite nel D.lgs.n. 502/1992 (De Lorenzo) e acriticamente ripresa dal D.lgs. n. 229/1999 (Bindi): chi vieta infatti che siano sostitutive se la legge parla di integrative? I CCNL coinvolti sono ormai molti sia pubblici che privati mentre settori influenti per l’opinione pubblica come giornalisti e parlamentari sono storicamente coperti da proprie generose assicurazioni: perché mai dovrebbero criticare o abolirle?

Così la Legge di iniziativa popolare (LIP), anticipata alla fine del Documento Cgil su salute e sanità, e proposta dalla Cgil a La via maestra nel dicembre 2025 (che pubblichiamo nella sua ultima versione disponibile), ma senza un preliminare approfondito confronto con le associazioni che la compongono, in particolare quelle con competenza culturale, scientifica e di conflittualità sociale, ricalca largamente il suddetto Documento Cgil, ma salta l’articolo 11 della prima versione (che alleghiamo) dopo un confronto interno alla Cgil che ha evidenziato come sia ormai difficile tornare indietro rispetto alla “seconda gamba assicurativa” (argomento fondante dell’Associazione facente capo all’ex Ministra R. Bindi) in quanto ciò non sarebbe più accettato da parte dei lavoratori, che, in assenza di aumenti salariali di pari valore, con i rimborsi delle spese sanitarie per loro o loro congiunti (in modo più o meno trasparente), coprono largamente i mancati aumenti in busta paga. Senza contare che Cisl e UIL difendono a spada tratta le assicurazioni sanitarie nei CCNL.

Così il SSN si trasforma in un terzo pagatore, una nuova grande mutua, in un generale processo di “rimutualizzazione” della sanità italiana, che remunera erogatori privati e produce sempre meno direttamente, cui si affiancano assicuratori, banche, capitale finanziario, nazionali e internazionali, che invece producono direttamente prestazioni, guadagnando con finanziamenti pubblici e privati e generando immensi profitti sulla malattia: la salute forse non si vende, ma la sanità si vende benissimo e il SSN diventa come quel barattolo di Nutella che viene progressivamente svuotato dai bambini che, non volendosi far scoprire dai genitori, lo lasciano sulle pareti mentre l’interno è ormai vuoto.

Se qualcuno ritiene di utilizzare la sanità (o il referendum sulla giustizia) come trampolino di lancio per la propria carriera politica o accademica, si esprima senza ambiguità, e non solo sulla sanità, a iniziare dalle tematiche ambientali o internazionali e da quel fugace riferimento del Documento Cgil su salute e sanità sul riarmo, che sembra dimenticare l’enorme indotto finanziario e industriale dell’industria bellica e cui l’UE ci sta ulteriormente spingendo, senza delegare questo ruolo alla sola Cgil o a importanti prelati.

Detto tutto ciò, la CGIL, pungolata da buona parte dalle associazioni de La via maestra, tra cui il FDS e MD, ha deciso di continuare il percorso di condivisione nella stesura definitiva della LIP sulla sanità.

Grazie a noi del FDS e di MD, che abbiamo mantenuto “il punto” sulle questioni della sanità per noi più dirimenti, alcune volte anche con lo scontro, riconosciamo parti largamente influenzate dalla Piattaforma dei 16 punti La salute non è una merce:

. eliminazione del tetto di spesa per le assunzioni;
. finanziamento a servizi erogati direttamente dal SSN, anche se questa formulazione può essere facilmente elusa o aggirata;
. MMG nella dipendenza;
. specializzazione universitaria per MMG;
. forme di equiparazione contrattuale tra sanità pubblica e privata.

A queste, abbiamo aggiunto degli emendamenti, che abbiamo inviato a La via maestra, e che in sintesi riguardano:

. Il superamento dell’attuale modello aziendalistico, che per noi sta alla base di tutto, proponendo la trasformazione democratica delle aziende sanitarie in Enti socio-sanitati territoriali e ospedalieri, con dimensioni adeguate ai territori e ai bacini di utenza;
. Abolizione del pareggio di bilancio;
. L’introduzione di procedure di selezione pubblica tramite concorso del Direttore Generale, (come avviene, tra l’altro, nella scuola, con i dirigenti scolastici), così anche del Direttore Amministrativo e del Direttore Sanitario;
. Creazione di un nuovo modello di generazione dei servizi sanitari, partecipato, con il coinvolgimento della collettività e delle operatrici e operatori sanitari, attraverso nuove forme di gestione con la figura dell’Assessore ai servizi sociali e sanitari del Comune o dei Municipi che devono concorrere alla programmazione sanitaria e alla verifica delle risposte ai bisogni di salute;
. Destinazione delle risorse al solo SSN propriamente detto e contemporaneamente sospensione degli iter di accreditamento privato e inizio di una progressiva riconversione al pubblico dell’offerta sanitaria privata;
. Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Unico per tutto il personale sanitario, non solo quello che lavora nel privato accreditato, ma anche del personale esternalizzato, anche qui, per iniziare una progressiva riconversione al pubblico dei servizi e quindi del lavoro; su questo punto la CGIL ha creato un nuovo articolo, durante il dibattito, che giudichiamo positivo e che ci aspettiamo di trovare nella nuova versione della LIP;
. Personale adeguato, sì! ma vogliamo che si specifichi: “alla complessità assistenziale dei pazienti”, che oggi è cambiata ed è misurata secondo scale validate a livello scientifico;
. Abrogazione di tutte le facilitazioni fiscali per le assicurazioni sostitutive e/o integrative previste dai CCNL che vanno estese a tutti i cittadini anche pensionati per la copertura delle prestazioni non garantite dal SSN tramite i propri Enti territoriali o ospedalieri o non previste dai LEA, con particolare riferimento alle cure odontoiatriche;
. Auspicando infine l’abolizione dell’intramoenia e dell’extramoenia, ne riteniamo necessaria la sospensione in tutte le Regioni e/o gli enti in cui non siano rispettati i tempi di attesa per le prestazioni previste dai LEA, tempi di attesa continuamente disattesi e spesso causa di ritardi nella diagnosi e conseguente intervento terapeutico di nuove patologie.”

Vi terremo aggiornati nel prossimo numero di Lavoro e Salute nella nostra lettera Medicina e Potere.


Scompare l’Art. 11 dalla LIP Cgil , quando dovrebbero scomparire i Fondi sanitari privati

“Art. 11 “Fondi sanitari“

  1. Nel rispetto del principio di solidarietà nella tutela della salute, al fine di rafforzare il ruolo integrativo dei fondi sanitari e a maggior tutela del trattamento pensionistico dei lavoratori, con decreto del Ministro della salute, entro sessanta giorni dall’approvazione della presente legge:

a) le parole “non inferiore al 20 per cento” di cui all’articolo 1, comma 3, ultimo periodo del decreto 31 marzo 2008 e successive modifiche e integrazioni sono sostituite dalle parole “dal 1 gennaio 2027 non inferiore al 50 per cento”;

b) i contributi versati a fondi sanitari nell’ambito di contratti collettivi o da accordi e regolamenti aziendali sono soggetti a contribuzione ai fini pensionistici a carico del datore di lavoro, da corrispondersi alla gestione pensionistica a cui è iscritto il lavoratore.

  1. Ai fini del computo della “quota vincolata” prevista dal decreto del Ministro della salute“del 31 marzo 2008 e successive modificazioni e integrazioni, le prestazioni incluse“comprendono:
    a) quota di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie;
    b) dispositivi medici notificati nel sistema “Banca dati dei dispositivi medici” istituita ai“sensi del decreto del Ministro della salute 21 dicembre 2009, esclusi quelli “solo ad uso“professionale”, così come definiti dal Regolamento (UE) 2017/745.
  2. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, l’importo massimo dei contributi agevolati fiscalmente, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917, T.U.I.R. e successive modifiche e integrazioni, è pari a 3.615,20 euro e progressivamente ridotto nell’arco di un triennio fino a un massimo di euro 2.300.
  3. Al fine di potenziare il patrimonio informativo e migliorare il monitoraggio delle attività svolte, l’iscrizione all’Anagrafe dei fondi integrativi del SSN è subordinata all’adozione da parte del soggetto richiedente di un nomenclatore delle prestazioni, redatto secondo un“modello unico nazionale individuato entro 180 giorni dall’approvazione della presente legge con decreto del Ministro della salute. Il Ministero della salute rende pienamente accessibile l’Anagrafe dei fondi sanitari, comprese le informazioni relative alle agevolazioni fiscali dell’Agenzia delle entrate.
  4. L’iscrizione all’Anagrafe dei fondi integrativi del SSN è subordinata altresì al rispetto dei requisiti in materia di trasparenza definiti, con decreto del Ministro della salute da adottarsi entro il 31 dicembre 2026, con riferimento a: adozione di un codice etico e di un regolamento sul conflitto di interessi; applicazione del modello sulla responsabilità amministrativa di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e successive modificazioni e integrazioni; certificazione e pubblicazione dei bilanci secondo modalità che garantiscano piena accessibilità e comprensibilità; adozione e pubblicazione del regolamento sulla gestione del rischio; ammontare dei contributi riscossi, valore dell’assistenza effettivamente erogata agli iscritti e quota rimasta a carico dell’assistito; costi amministrativi sostenuti evidenziando la spesa in caso di riassicurazione o gestione affidata a terzi; adozione di procedure a evidenza pubblica per l’eventuale affidamento di attività a terzi
  5. I soggetti che gestiscono polizze sanitarie collettive sono tenuti a trasmettere annualmente al Ministro della salute oltre che all’Agenzia delle entrate la documentazione di cui all’articolo 3, comma 1 del decreto del Ministro della salute del 30 settembre 2022“relativo al monitoraggio delle attività svolte.

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