Sanità in Piemonte, Deambrogio (PRC): “Fondi europei di coesione per le liste d’attesa? L’ultimo azzardo propagandistico di Cirio. Si svuota il futuro del territorio per foraggiare i privati con i voucher

«Siamo ormai oltre il livello di guardia della decenza politica. L’annuncio del presidente Alberto Cirio di voler volare a Bruxelles per “sbloccare” i fondi europei di coesione e utilizzarli nel tentativo di azzerare le liste d’attesa tramite voucher ai pazienti è lo specchietto per le allodole definitivo, l’ennesima operazione di puro marketing politico sulla pelle dei piemontesi». Con queste parole Alberto Deambrogio, segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), attacca duramente la nuova strategia della giunta regionale per l’emergenza sanitaria.

Per Rifondazione Comunista, il piano di Cirio presenta lati critici insostenibili e svela la natura esclusivamente propagandistica di una narrazione che prosegue da anni a colpi di slogan regolarmente smentiti dai fatti. Di seguito, la nota di Deambrogio evidenzia i punti cardine del fallimento di questa proposta:

1. Stravolgimento e distorsione dei fondi europei

I fondi strutturali e di coesione europei hanno una finalità ben precisa e vincolata: finanziare investimenti strategici a lungo termine, infrastrutture, transizione ecologica, digitalizzazione, istruzione e trasporti. Utilizzarli come una sorta di “bancomat d’emergenza” per coprire la spesa corrente, pagando singole prestazioni ambulatoriali ed esami, significa stravolgerne radicalmente la natura. Per sanare i disastri della gestione ordinaria, la giunta decide coscientemente di ipotecare lo sviluppo economico, sociale e ambientale del Piemonte dei prossimi anni.

2. Il trucco dei voucher: soldi pubblici regalati ai privati

La scelta della formula dei “voucher” ai pazienti rappresenta la certificazione della resa del pubblico. Invece di acquistare nuovi macchinari, stabilizzare il personale e ammodernare le strutture dei nostri ospedali, queste risorse europee verranno girate direttamente alle cliniche private accreditate. Si tratta di un finanziamento indiretto e massiccio al privato, che continua a lucrare sulle debolezze del Sistema Sanitario Nazionale, impoverendo progressivamente le aziende sanitarie pubbliche regionali.

3. Una pezza temporanea che ignora la carenza di personale

Le liste d’attesa non si abbattono strutturalmente con fiammate di fondi “una tantum”. Una volta esaurito il tesoretto europeo, il Piemonte si ritroverà esattamente al punto di partenza. L’unica via d’uscita reale è un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di medici, infermieri e tecnici, insieme al rilancio della medicina territoriale e dei servizi di prossimità (come la salute mentale, dove la carenza di risorse è drammatica). Ma la giunta preferisce ricorrere a contratti a termine e gettonisti, rifiutandosi di investire sulla stabilità del lavoro pubblico.

4. Propaganda continua per nascondere i fallimenti passati

Questa nuova trovata delle “Liste d’attesa zero” arriva dopo una sequenza infinita di piani straordinari falliti o dai risultati del tutto controversi — dalle fallimentari sperimentazioni delle visite serali e nel fine settimana fino alla fallimentare gestione delle agende. Cirio dichiara di non dormirci la notte, ma la verità è che dopo anni di governo della regione, la destra piemontese continua a produrre solo slide e conferenze stampa, mentre i cittadini sono costretti a mesi di attesa, a rinunciare alle cure o a pagare di tasca propria per un diritto costituzionale.

5. Il paravento per occultare il disavanzo

Dietro la foglia di fico dei fondi europei si nasconde la disperata necessità di far quadrare i conti di una sanità piemontese strutturalmente in perdita. L’uso creativo dei fondi di coesione serve solo a togliere le castagne dal fuoco a una giunta incapace di pretendere dallo Stato i finanziamenti necessari per il Fondo Sanitario Nazionale e locale, preferendo rimedi estemporanei pur di evitare il commissariamento.

«Come Rifondazione Comunista — conclude Alberto Deambrogio — respingiamo fermamente questa deriva clientelare e privatistica. La salute non è una merce e non si tutela con i buoni spesa di Cirio. Chiediamo il blocco immediato di questa operazione-spot e l’apertura di un confronto reale che metta al centro il finanziamento del solo servizio pubblico, lo sblocco reale delle assunzioni e lo stop alle esternalizzazioni. La mobilitazione delle lavoratrici, dei lavoratori e dei cittadini contro lo smantellamento della sanità pubblica in Piemonte continuerà in ogni sede».

12/10/2026

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