Se tutto è arte… Riflessioni di un’artista

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Per leggere l’ultimo libro scritto da Roberto Gramiccia “ Se tutto è Arte…”, Mimesis 2019, non è necessario essere degli addetti ai lavori o degli esperti conoscitori di arte contemporanea. Piuttosto, questa lettura richiede una certa curiosità, un certo interesse verso quei fatti socio-culturali che segnano la nostra contemporaneità.

Non è un libro contro il mercato in quanto tale ma un’indagine rivelatoria dei meccanismi che regolano e ridefiniscono l’attuale sistema dell’Arte, sia a livello nazionale che internazionale.
Insomma, non è un libro da leggere in chiave strettamente ideologica ma piuttosto direi in chiave “dialettica”. Invita a riflettere, stimola la capacità di comprendere e di interpretare e, soprattutto, fornisce al lettore degli elementi utili per capire le ragioni e il senso dell’Arte di oggi.

Compito, direi, non facile visto che l’Arte Contemporanea si presenta, nella sua parte apicale più esposta e rappresentativa, come un terreno di studiate manovre di marketing e, in alcuni casi, di veri e propri bluff.
In questi contesti costituiti da diversi soggetti, case d’asta internazionali, fiere, musei e gallerie, l’Arte svolge un ruolo marginale, è quasi un pretesto per fare audience e per agganciare – cosa fondamentale – l’attenzione dei potenti media che generano consenso e successo.

Decisamente più importante è il ruolo dell’artista che, consapevolmente integrato a questo sistema, ne trae dei vantaggi assolutamente straordinari.
In primis una notorietà diffusa che passa attraverso continue apparizioni su patinate copertine di magazine di moda, costume e società, molto letti dal grande pubblico. Idem dicasi per i grandi quotidiani che dedicano a questi artisti intere pagine divulgative su fatti e misfatti da loro compiuti. Una visibilità mai vista prima d’ora accordata agli artisti visivi.
Questi ingredienti, sapientemente miscelati, mettono in circolazione un’enorme quantità di denaro che va a finire nelle tasche di questi artisti e di tutti coloro che ruotano attorno a questo sistema. E, visto i cospicui profitti, il sistema viene alimentato e difeso a spada tratta.

Le opere degli artisti integrati raggiungono quotazioni da capogiro, sproporzionate e sperequate.
L’artista integrato, quindi, realizza il suo massimo sogno: divenire, al pari delle pop star internazionali venerate da migliaia di fans in delirio, una star dell’Arte Contemporanea, un Pop Artista.

Intendiamoci, è del tutto normale e giusto che un artista, integrato o meno, nel corso della sua carriera abbia successo e riconoscimenti economici. Anzi, è auspicabile che ciò avvenga; l’artista deve poter vivere del proprio lavoro al pari di ogni altro operatore della cultura. Ma, per assurdo, questo meccanismo di mercato “sano” sta per essere progressivamente soppiantato da un mercato “ malato”, aggressivo e drogato che danneggia gli artisti, intesi come categoria, e il contesto culturale nel quale operano.

Ma quali sono le tipologie delle opere dei Pop Artisti ? E quali le caratteristiche estetiche?
Mi sembra che questa estetica si possa collocare all’interno del trinomio “provocazione, scandalo, raccapriccio-disgusto”. I due primi termini sono spesso collegati tra di loro, il terzo è un significativo optional che esalta e amplifica i primi due.

Ma, ancora provocazione? A mio avviso questa modalità estetica rappresenta il livello più basso e sterile di comunicazione. La provocazione resta un artificio fine a se stesso, espressione del narcisismo e dell’arroganza di chi la fa. Praticata nell’arte contemporanea ormai da circa quaranta anni è anche cosa vecchia!
Ma essendo una modalità facile, che punta sull’effetto shock immediato, e che lascia ben poco spazio alla riflessione e all’approfondimento, funziona sempre. Del resto perché faticare?

Lo spettatore è un contenitore da riempire, meno pensa meglio è!
Sul versante raccapriccio-disgusto si aprono scenari nuovi, per certi aspetti perversi ma che ben rappresentano lo spirito e, soprattutto, gli obiettivi del nostro Pop Artista.

Una nuova modalità estetica, molto efficace, sembra essere l’uso di animali morti ammazzati che, imbalsamati o messi in teche contenenti liquami conservativi, divengono un’opera d’arte. In particolare, mi riferisco a un certo numero di cavalli e di squali che sono serviti all’uopo. Ma ce n’è per tutti i gusti: bovini, suini, ovini e anche rettili. Ora, causare la morte di un animale senza necessità è, per la Legge Italiana, un reato penale (il 544-bis del C.P.), punibile fino a due anni di carcere. E non mi si venga a dire che causare la morte di un animale per farne un’opera d’arte sia una necessità!

E’ anche molto significativo come questi cadaveri vengano elaborati e presentati nelle occasioni pubbliche: mostre in gallerie, musei, Biennali, e quant’altro. Questi corpi vengono volutamente brutalizzati: animali sezionati, squartati con le viscere di fuori, animali attaccati alle pareti con le teste conficcate nel muro, trafitti nel ventre da bastoni o da spilli acuminati; insomma uno schifo scientemente perseguito.

Poco importa che esista una Carta dei Diritti degli Animali, approvata dall’UNESCU nel lontano 1978, che recita all’Art. 13: “L’animale morto deve essere trattato con rispetto,(…)”. L’estetica mortifera del raccapriccio è molto più redditizia di un principio etico. Shocca, colpisce inorridendo e fa audience, se ne parla ovunque, riviste, giornali, televisioni, ecc. Genera attenzione, consenso e quindi denaro: l’obiettivo è stato raggiunto!
Figuriamoci cosa può contare la vita di un povero animale di fronte a interessi economici di tale portata. Nulla!

Ed è proprio per questo che il libro di Roberto Gramiccia è importante. Mette a fuoco l’aspetto degenerativo del mercato dell’Arte che altera non solo la parte economico-finanziaria, con operazioni di pura speculazione ma anche e soprattutto il valore culturale e artistico dell’Arte che sembra ormai opacizzato, irrilevante, inutile. Cosa gravissima eticamente e socialmente.
Gramiccia lancia un monito e ci ricorda che “chi tace acconsente”.

Penso che soprattutto gli artisti, difronte a questa mercificazione che annulla il pensiero critico, debbano proporre dei nuovi terreni di lavoro che offrano una visione di segno totalmente opposto. Un pensiero utopico che rimetta al centro l’Arte intesa come un’idealità assoluta, terreno di confronto del pensiero e dell’intelletto.
I germi di una nuova estetica.

Lucilla Catania

Artista romana di consolidata esperienza nazionale ed internazionale, è una protagonista dell’odierna scultura.

Contributo pubblicato sul numero di novembre del mensile Lavoro e Salute

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