SENZA UNA QUARTA RIFORMA NON SI SALVA IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
Medicina e potere è una lettera periodica a cura di un gruppo di attivistə del Forum per il Diritto alla Salute e di Medicina Democratica.
Questo mese, in questa rubrica, Medicina e Potere, si è scelto di ospitare integralmente l’articolo di Ivan Cavicchi, pubblicato sul blog de Il Fatto Quotidiano del 27 ottobre 2026, perché se ne condividono pienamente l’analisi e soprattutto la denuncia politica: continuare a promettere più finanziamenti alla sanità senza mettere in discussione il modello che ne ha determinato la crisi, significa perpetuare un grande inganno ai danni delle cittadine e dei cittadini, degli individui tutti e della collettività.
È una critica che riguarda certamente il governo Meloni, ma investe direttamente anche il cosiddetto campo largo e le forze politiche del centrosinistra che si candidano a governare contro la destra, e che, troppo spesso, sembrano aver dimenticato le proprie responsabilità storiche e politiche, nell’aziendalizzazione, nella regionalizzazione competitiva e nella progressiva apertura del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) alle logiche del mercato e del profitto.
Non basta rivendicare più risorse pubbliche se queste finiscono per alimentare un “sistema” nel quale il privato continua a espandersi mentre il pubblico arretra, in un rapporto completamente sproporzionato a favore del privato, in tutte le sue forme, accreditato, convenzionato, esternalizzato, nelle forme assicurative fino al fenomeno della finanziarizzazione di grandi gruppi finanziari.
Il problema non è soltanto quanto spendiamo per la sanità, ma quale sanità vogliamo finanziare, per chi e nell’interesse di chi.
Per questo riconosciamo in Ivan Cavicchi, Docente all’Università Tor Vergata di Roma, esperto di politiche sanitarie, con oltre 80 pubblicazioni alle spalle, un riferimento fondamentale per la costruzione di una Quarta riforma del SSN. Una riforma che recuperi la straordinaria conquista politica e sociale della legge 833 del 1978, avvenuta grazie alle lotte del movimento operaio e democratico, al movimento femminista, al movimento ambientalista, senza illudersi che sia sufficiente tornare al passato. La società è cambiata, sono cambiate le condizioni di vita e di lavoro, sono cresciute le disuguaglianze e si è ampliato il significato stesso del diritto alla salute.
Oggi non possiamo parlare di salute senza affrontarne i determinanti sociali: il lavoro, il reddito, la casa, l’istruzione, l’ambiente, le condizioni materiali dell’esistenza. Tutti temi per cui è ripartita un’enorme stagione di contestazione in Europa che ha coinvolto, chi studia, chi lavora e chi è in condizioni di difficoltà, dal 17al 30 ottobre ed è in continua evoluzione, anche se la destra tende ad annullare tutto. In particolare gli articoli 9, 32 e 41 della Costituzione ci indicano con chiarezza che la tutela della salute non può essere separata dalla giustizia sociale, dalla tutela ambientale e dai limiti che l’interesse collettivo deve porre alla libertà d’impresa.
È su questo terreno che la proposta di quarta riforma di Cavicchi incontra la nostra piattaforma dei sedici punti «La salute non è una merce». Chi scrive è convinto che queste due elaborazioni possano costituire insieme una base politica e programmatica per una vera ripresa e rifondazione del SSN.
Assistiamo invece al proliferare di proposte di rilancio, piani, appelli e leggi di iniziativa popolare che, pur contenendo rivendicazioni condivisibili, troppo spesso non affrontano la questione decisiva: la necessità di cambiare radicalmente il modello sanitario costruito negli ultimi trent’anni.
Non vogliamo semplicemente più soldi per la sanità esistente. Vogliamo una sanità diversa, pubblica, universalistica, democratica, sottratta al mercato e capace di intervenire sulle cause sociali delle malattie e delle disuguaglianze.
È questa la sfida politica che oggi dovrebbe assumersi chiunque dichiari di voler difendere il diritto alla salute. Non servono operazioni di facciata né promesse elettorali che lasciano intatti i rapporti di potere e gli interessi economici che governano la sanità, pena la credibilità della politica stessa, per la quale più della metà dei cittadini rinuncia a votare o vota a destra.
Al campo largo dico: un imbroglio dare i soldi alla sanità senza una riforma
di Ivan Cavicchi, 27 ottobre 2026
Da questo momento in poi vorrei occuparmi di “campo largo” e, più precisamente, di come il campo largo affronterà l’emergenza sanità. Lo farò provando a mettere a fuoco, di volta in volta, gli snodi cruciali della sanità, i punti decisivi necessari per uscire dall’emergenza, quindi provando ad individuare gli intrecci o gli incroci, vale a dire le complessità che questi snodi rappresentano. Che sono diversi e complessi.
È bene chiarire subito che la sanità, come servizio pubblico, è praticamente alla frutta, e che invertire i processi lunghi che la stanno privatizzando sempre più estesamente non è facile. Mi lasciano sgomento coloro che, a sinistra, nessuno escluso, sulla sanità la fanno facile convinti che dopo 30 anni di controriforme neoliberali si risolve tutto con un po’ di soldi. Oggi rendere di nuovo pubblica la sanità come quando era davvero un Ssn è sul serio quasi una impresa impossibile.
Penso quindi che oggi, sulla sanità, sono proprio le semplificazioni il primo vero problema e penso anche che la gente non è come si crede così sprovveduta da votare il campo largo solo perché esso promette più soldi alla sanità. Oggi dare alla gente, la sanità gratis, eliminare le liste di attesa, offrire servizi funzionanti, emergenza compresa, offrirli a tutti, ai malati acuti e ai malati gravi, garantirli sia al nord che al sud, dopo 30 anni di neoliberismo, non è così semplice come si crede. Oggi per dare la sanità gratis ci vuole una riforma che il campo largo non ha, e per ragioni di opportunità non vuole avere.
La sua grande ambiguità è credere di poter rifinanziare la sanità ma lasciando tutto sostanzialmente così come è. A queste condizioni è chiaro che il campo largo si potrà fare facilmente; quello che resta difficile è dare per davvero la sanità gratis a tutti e ricostruire un Ssn degno di questo nome. Se la sanità viene rifinanziata ma resta sostanzialmente neoliberista persino Calenda, Renzi, ovviamente i riformisti del Pd sarebbero d’accordo. Purtroppo anche rifinanziare la sanità, al contrario di ciò che credono molti a sinistra (compreso Gimbe), sembra facile ma non lo è. È più facile dare delle mance che finanziare per davvero il Ssn in base alle sue necessità.
I soldi che servirebbero non sono pochi. Si tratterebbe sia di trovare risorse sia di liberare risorse ma allo scopo, attenzione, di finanziare la sanità pubblica e la sanità privata, cioè il welfare fiscale sul quale si base per intero la grande speculazione privata. Il rischio è di fare un campo largo solo a condizione di salvare la speculazione privata.
Il campo largo, sotto sotto, sulla sanità sta proponendo di mantenere due sanità concorrenti da finanziare entrambe con soldi pubblici. Una totalmente e una a supporto. Questo giochetto oggi si scontra inevitabilmente con i problemi di sostenibilità finanziaria. Esso è oggettivamente irrealistico.
C’è tuttavia un’altra ragione per la quale sento il bisogno di proporre una discussione pubblica sulla sanità.
Personalmente come tutti coloro della mia generazione ho vissuto in diretta l’esperienza del campo largo che si fece con il governo Prodi negli anni 90. Quel campo largo è stato addirittura più largo di quello che si sta preparando oggi. Esso era persino aperto alle forze liberali.
Tutti i problemi della sanità – ribadisco tutti – oggi sono il risultato delle politiche controriformatrici decise in quegli anni. Se è così, e vi garantisco che è così, oggi il nuovo campo largo se davvero volesse risolvere l’emergenza sanità dovrebbe da una parte definire politiche che riparino i danni pesanti fatti dal governo Prodi; dall’altra rimettere in pista l’impresa riformatrice che il governo Prodi decise con la terza via di stroncare.
Il campo largo sulla sanità, ripeto, non ha una idea di riforma sulla quale convergere (fino ad ora nessuno, a parte me, l’ha proposta) e propone di fatto subdolamente di riconfermare le controriforme fatte. La vera questione politica sulla sanità per me, è la riforma della sanità, non tanto i finanziamenti. Oggi per dare la sanità gratis a tutti certamente ci vogliono i soldi, ma prima dei soldi ci vuole una riforma ad hoc per decidere come spenderli.
Molti a sinistra credono che in sanità basterebbe tornare indietro e rimettere le cose a come erano prima del governo Prodi. Secondo me una posizione miope e irrealistica. Oggi lo stato effettivo della sanità dipende dal suo percorso contro-riformatore. Ormai la sanità ha rotto con i principi della 833. Quindi con l’articolo 32 della Costituzione. Il problema oggi per il campo largo è la sanità che è rimasta “dopo” le controriforme. Esso si dovrà prendere la responsabilità con una riforma di dire come si salva la sanità dopo le controriforme. Se non lo facesse sarebbe un imbroglio. E imbrogliare sulla sanità è come incrementare l’astensionismo.
Da tempo sostengo la necessità di fare una “quarta riforma”. Più che mai oggi sono di questa idea. Ma il campo largo l’idea di fare una riforma per salvare la sanità non ce l’ha. Nessuno fino ad ora si è posto il problema. Ribadisco nessuno. Ma senza una riforma non è possibile neanche offrire al Pd un compromesso che lo metta in condizione di accettare di riparare ai danni causati dal governo Prodi in poi. Questo compromesso secondo me è possibile. Andrebbe fatto ma è del tutto fuori dai radar del campo largo. Bisogna lavorarci. Ed è quello che proverò a fare.
4/11/2026









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