SINISTRA, STORIA, DEMOCRAZIA E ANTIFASCISMO

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Molte e molti oggi si meravigliano dello stato della sinistra (nel suo senso più ampio) e della democrazia in Italia, come nel resto d’Europa, e lo sono, a mio parere, perchè mentalmente non fanno un rivisitazione di alcune importanti cause dello stato di cose presenti.
Per farlo credo bisognerebbe “rileggere” attentamente, senza nessuna remore e faziosità quanto è successo, per restare in Italia, negli anni 70 come negativo paradigma di un modello istituzionale di percorso antidemocratico.

Ora, intendo addentrarmi in un ragionamento delicato, ma indispensabile sempre a mio parere, (foriero di incomprensione e condanna da parte di tante e tanti a sinistra) ma siccome ho vissuto la mia cinquantennale vita politica nell’eterogenea articolazione delle sinistre, voglio, devo, farlo con estrema chiarezza individuando nella deriva e nella involuzione del corpo sociale e istituzionale di quel Partito (PCI), primo costruttore della democrazia costituzionale, che dal suo suicidio, assistito dall’estero, viene considerato, impunemente, retroterra del PDS-DS-PD di oggi. Ma per essere coerente devo rimarcare, in sintesi, anche quali furono le scelte che contribuirono alla nascita dei tragici equilibri politici odierni, eccole in ordine di tempo:
1- l’adesione alla NATO
2- il compromesso storico
3- la politica dell’austerità.

Tre scelte che portarono il PCI nell’alveo del capitalismo nostrano e dell’intero occidente.
In tante e tanti potrebbero chiedermi “ E allora perchè il PCI ha continuato ad aumentare il consenso elettorale?
Perchè, sempre a mio parere, per la base elettorale, con la formidabile e quotidiana persuasione delle migliaia di militanti del Partito nel mondo del lavoro e nei quartieri, era una speranza a prescindere dalla conoscenza degli equilibri reali tra i settori organizzati in correnti, (differenti qualitativamente da quelle nella DC e nel PSI), vedi le correnti Amendola e Napolitano che operavano per la trasformazione del PCI in articolazione progressista strettamente occidentalista, diversamente dalle correnti di Ingrao e Cossutta, seppur non omogenee negli intenti comunisti. La storia di oggi, ad iniziare dallo scioglimento operato con un bisturi chirurgico dall’americanista Veltroni e da Occhetto, ci dice che le correnti fedeli al Partito Democratico statunitense hanno vinto, fregandosene della grande popolarità di Berlinguer, ma anche di Pajetta, Nilde Jotti, che hanno furbescamente usata come paravento per le loro intenzioni finchè non sono usciti allo scoperto con il boicottaggio del referendum sulla scala mobile voluto dal Segretario, dopo che precedentemente hanno dato l’assenso alla sconfitta del movimento operaio torinese come primo segnale del disegno di trasformazione in atto dentro il PCI.

Oggi fanno tenerezza tutti quelli che continuano a gioire per la vittoria della Schlein alla guida del PD. Vero che la maggioranza dei non iscritti (altra differenza madormale dal PCI che dava titolarità solo agli iscritti) ha permesso la sua vittoria, pensando di fermare la deriva destroide, come se ci fosse una sinistra politica vivente in quell’agglomerato di clan (a parte alcuni soggetti restati di sinistra che però sono silenti e compiacenti da decenni), ma non hanno considerato che hanno solo costruita l’illusione che dura dal 1991 e che ha contribuito attivamente – vedi voto utile – a questo tragico stato di cose, e continua sempre peggio anche con il criminale invio di armi ai neonazisti ucraini – quelli, ad esempio, che hanno incendiato la Casa dei Sindacati ucraini con la gente dentro e messo fuorilegge i Partiti di sinistra, come nel periodo nazista e fascista – quelli che facendo massacrare il popolo ucraino su mandato degli USA sono artefici del rischio di una terza guerra mondiale nucleare.

Nel merito riporto uno stralcio di una recente analisi di Mario Capanna “Oggi si fa un gran parlare circa la necessità di riportare a votare chi diserta le urne, con una punta quasi di razzismo come se gli astensionisti fossero un branco di idioti, anziché disgustati da una politica divenuta politika… Ebbene: per riuscirci occorre riscoprire la radicalità, che non è l’estremismo, ma proprio l’andare alla “radice” delle contraddizioni, vederle e capirle nella loro complessità, indicandole in modo chiaro e mostrando la possibilità del loro superamento con proposte alternative rispetto all’esistente. Proprio il contrario della refrattarietà.

Ora, volenti o nolenti dobbiamo avere a che fare con il PD e con gli effetti delle sue scelte di campo, quindi ognuno di noi che ha cuore un’idea di sinistra può chiedersi, e chiedere, “Che natura ha il Partito Democratico?”.

Un inizio di risposta la troviamo se scannerizziamo la trasformazione dei Partiti di massa ad agglomerati di opinione irradiata dai leader e dal loro entourage, una involuzione semantica durante la quale “…il processo in cui il significato di una parola si deteriora, diventa più oscuro, astratto, complicato o meno efficace nel tempo, regredendo verso stadi precedenti o perdendo la sua specificità, al contrario dell’evoluzione che porta progresso e chiarezza. Si manifesta come una forma di decadimento o complicazione, spesso opposta alla semplicità e chiarezza, e può riguardare anche stile e significato” (Wikipedia).

Quindi il PD, (al contrario del PCI) non materializza un percorso di protezione e avanzamento delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori ma assume le articolazioni delle compatibilità del sistema capitalista senza neanche una iniezione di riformismo che, invece, era nelle intenzioni del PCI.

Erano ben consapevoli, i promotori del “nuovo” corso post PCI, che il core businnes partiva dall’idea che il pubblico deve essere compatibile e assoggettarsi all’iniziativa privata, fanno testo – ad esempio – i tagli alla sanità pubblica il cui finanziamento è dirottato sulla sanità privata, così come i taglia alla scuola pubblica, iniziati con l’aziendalizzazione del ministro Giovanni Berlinguer.

Cosa ne è conseguito da quella trasformazione suicidaria? Una crescente e inarrestabile crisi sociale che ha impoverito le classi meno abbienti (persone o classi sociali che non godono di benessere economico, sono prive di mezzi sufficienti, in condizioni di disagio economico, e sono quindi sinonimo di “indigenti”, “bisognosi”, “poveri”, o “nullatenenti”).
Ne consegue oggi che la distruzione dell’uguaglianza dei diritti sociali con l’Autonomia Differenziata (se sarà approvata la responsabilità è anche del PD che l’ha generata con il governo Gentiloni) con – ad esempio – i Servizi pubblici comunali regalati alla concorrenzaalle imprese private delle Multiutiliy), mentre in Italia il clima sui luoghi di lavoro, privato e pubblico ormai senza nessuna differenza, sta rapidamente peggiorando: le aziende hanno sempre maggiore discrezionalità nei rapporti di lavoro con conseguenti diritti negati, mobbing, demansionamento, punizioni e licenziamenti.

Sono le nuove generazioni ad essere profondamente le più colpite sotto tutti gli aspetti, mentre stiamo assistendo alla ricostruzione di una “nuova” ideologia che somiglia molto, al netto delle terminologie moderniste, a quella delle società europee dell’ottocento atta a plasmare una forma di popolo pagante, ignorante e felicemente silente sulle proprie condizioni di vita, nell’immediato e nel futuro se non si porranno oggi le basi per uscire dalla guerra unilaterale al lavoro e dalle politiche di ristrutturazione, come i processi di riforma del mercato del lavoro che hanno disegnato i modelli contrattuali cosiddetti “a tutele crescenti”. Intanto la disoccupazione giovanile è arrivata ben oltre il 45% “dati ufficiali, quindi per difetto) in quanto tiene conto soltanto di chi sta attivamente cercando lavoro, trascurando chi vi ha rinunciato.

L’unica cosa crescente è la volontà politica del governo, e del PD, di prospettare ai giovani tanto lavoro nelle industrie degli armamenti e nell’esercito, eventualmente da mandare al macello nelle programmate guerre dell’Unione Europa. Nel mentre Il GOVERNO vuole completare il progetto della LOGGIA MASSONICA P2 iniziato con BERLUSCONI, proseguito per decenni con l’attacco ai diritti sociali di Sanità, Lavoro, Salari, Ambiente, Scuola, e libertà di dissenso. Ora, contro la Costituzione, vogliono assoggettare definitivamente la MAGISTRATURA, anche con l’appoggio di dirigenti del PD.
La domanda viene spontanea: se il governo di estrema destra vuole imporre i suoi dettami neofascisti, il PD cosa vuole?

Stiamo assistendo alla ricostruzione di una “nuova” ideologia che somiglia molto, al netto delle terminologie moderniste, a quella delle società europee dell’ottocento atta a plasmare una forma di popolo pagante, ignorante e felicemente silente sulla propria vita. Questa “nuova” ideologia, per poter vincere e trasformare le persone in sudditi, deve mistificare la realtà, deve condizionare la massa, convincerla che pur non avendo gli stessi privilegi di chi sta “in alto”, nella scala sociale, né avendo tutela dei propri diritti, sia convinta di essere in una situazione di benessere. Per raggiungere questo scopo una delle armi è l’utilizzo di una martellante propaganda che teorizzi l’ignoranza come chiave della felicità, la diffidenza verso il più povero come causa del nostro disagio, basti, come esempio, l’idea sempre più preponderante dell’immigrato che porta via il lavoro. Anche la ribellione viene concepita come controproducente, sia per la paura della reazione repressiva del potere, sia perché la prospettiva di un futuro che dipenda da noi stessi, la lotta per il cambiamento, vengono dipinte come chimere, come prospettive illusorie e dunque fonte di delusione.
Vivremo gli anni duemila alla ricerca della democrazia perduta e dell’antifascismo?

Franco Cilenti

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