Stranieri in Italia: dove sono e da dove vengono davvero?

di Agata Iacono

Che il tetto massimo degli studenti stranieri in Italia sia solo distrazione di massa o inseguimento vannaccistico poco importa. Sappiamo benissimo che i problemi della scuola sono ben altri, a partire dalla sua aziendalizzazione, iniziata da Luigi Berlinguer (quindi dalla “sinistra”), e portata avanti da tutti i governi.

Un’azienda “autonoma” ha bisogno di clienti perché sia finanziata, ha necessità di attrarre consumatori, di fidelizzarli.

È questo il vero dramma del tradimento del diritto costituzionale all’istruzione pubblica e gratuita.

La scuola non deve educare, formare, fornire un metodo. Le basta accumulare clientes, che imparino o no, non saranno spronati, non saranno “bocciati”.

E non sono gli stranieri ad abbassare il livello, a rallentare. No, è l’azienda stessa che deve farlo, deve offrire scarsa qualità accessibile, come un qualsiasi mercato regolato dalla legge dell’offerta e della domanda.

Chi può, si rivolge a scuole private a pagamento, creando automaticamente apartheid.

Questo sì è vero apartheid.

Eppure, nel dibattito pubblico, si continua a parlare di tetto (in istituti scolastici dove i tetti sono fatiscenti), dimenticando che proprio il limite del 30% di stranieri per classe esiste già, dal 2010, introdotto dalla circolare Gelmini e nessuno se ne era accorto…

Per non parlare della ridicola proibizione di presentarsi a scuola con un burqa o niqab, suggerendo non proprio indirettamente che gli stranieri in Italia sono soprattutto islamici.

Ma è davvero così?

Il burqa è imposto dalle fazioni talebane in Afghanistan, tornate dopo la fuga degli USA, e da piccole comunità isolate tra India e Pakistan. Il niq?b è spesso associato al wahhabismo, corrente fondamentalista legata all’Arabia Saudita. Veramente in Italia c’è una preponderante presenza di afghane e ragazze emigrate dall’Arabia Saudita?

Secondo le rilevazioni dello stesso MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito), in Italia gli studenti stranieri sono circa 930.000, pari all’11,6% della popolazione scolastica complessiva, con una forte concentrazione nel Nord Italia (65% del totale).

Già questo primo dato mi ha incuriosita: non si parlava di migranti clandestini islamici venuti coi barconi? Evidentemente non sono quelli gli stranieri che preoccupano l’immaginario melo-vannacciano, visto che nel sud non si registra statisticamente una concentrazione rilevante.

Quindi, da dove vengono gli stranieri in Italia e proprio nel Nord?

Intanto, dall’Ucraina.

In Italia ci sono circa 392.000 cittadini ucraini regolarmente residenti, soprattutto donne, secondo gli ultimi dati ISTAT. A questi si aggiungono le persone accolte con lo status di protezione temporanea a seguito del conflitto.

Ed ecco nel dettaglio alcuni esempi di distribuzione per regione dei pericolosissimi studenti stranieri islamici burqizzati che potrebbero ostacolare il genio italiota.

I dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) mostrano una forte polarizzazione territoriale in base alle comunità e alle aree geografiche d’origine degli oltre 930.000 studenti con cittadinanza non italiana.
A livello nazionale, le 5 principali cittadinanze coprono da sole circa la metà del totale: Romania, Albania, Marocco, Cina ed Egitto.

Aree di provenienza per macro-aree geografiche:
• Nord-Ovest e Nord-Est (oltre 60% del totale nazionale): registrano una forte presenza di studenti originari dell’Europa dell’Est (Romania, Albania), del Nord Africa (Marocco, Egitto) e dell’Asia (Cina, Pakistan, India).
• Centro (circa 22%): vede un’altissima concentrazione della comunità cinese (in particolare in Toscana) e romena (nel Lazio).
• Sud e Isole (circa 13%): presentano numeri assoluti più bassi, ma con comunità storicamente radicate provenienti dal Marocco, dalla Tunisia e dall’Asia meridionale (es. Sri Lanka in Sicilia, Bangladesh in Campania).

La distribuzione delle origini riflette lo sviluppo industriale dei territori e i flussi migratori storici.

Alcuni esempi forniti da fonti istituzionali:

Lombardia: Milano (primato nazionale con oltre 79.000 alunni), Brescia, Bergamo. Comunità molto eterogenea: spiccano Egitto e Marocco, seguiti da Romania, Albania e una forte presenza cinese e filippina a Milano.

Emilia-Romagna: Bologna, Modena, Reggio Emilia. Altissima incidenza di studenti di origine marocchina, albanese e romena, legati ai distretti agricoli e manifatturieri.

Veneto: Verona, Padova, Treviso.
Prevalenza di alunni originari di Romania, Marocco, Albania e importanti comunità da India e Moldavia.

Toscana: Prato (provincia record in Italia con quasi il 30% di studenti stranieri).
Netta dominanza della comunità cinese, storicamente legata al distretto tessile locale.

Lazio: Roma (seconda città in Italia per presenze assolute).
La comunità più rappresentata in assoluto è quella romena, seguita da Filippine, Albania e Bangladesh.

Sicilia: Catania, Palermo, Siracusa, Enna, Trapani, Messina, Ragusa.
Presenza marcata di alunni provenienti da Tunisia, Marocco e Sri Lanka (quest’ultima radicata soprattutto a Palermo).
Si differenziano: la provincia di Ragusa, con una massiccia presenza di lavoratori agricoli tunisini e marocchini, nelle serre ortofrutticole, nonché un’altissima incidenza di matrimoni misti con cittadine italiane;
la provincia di Trapani, dove a Mazara le società di pesca sono prevalentemente miste, con marinai locali e tunisini, ormai parte del tessuto comunitario.

In quali di questi paesi d’origine i melovannacciani hanno visto il burqa?
Ma soprattutto, di cosa vanno cianciando le sedicenti opposizioni al seguito della trovata di turno, se non hanno neppure letto i dati solidi reperibili, con un po’ di pazienza, sul sito ministeriale e su quello ISTAT?

27/9/2026 https://www.lantidiplomatico.it/

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