Trump e il suo “vaffanculo”. Non è “falso”, non è “IA”
di Fernando Buen Abad
Questo non può essere ridotto a una “svista” dello stile personale o a una semplice deviazione dal decoro istituzionale; costituisce un fenomeno strutturale che rivela il modo in cui il potere viene rappresentato, imposto e naturalizzato in una data congiunzione storica. Quando un presidente ricorre sistematicamente a gesti offensivi, insulti pubblici, squalificazioni umilianti e teatralità aggressiva, non ci troviamo di fronte a un errore comunicativo, ma piuttosto a una strategia semiotica consapevole o inconscia che sfigurano il legame tra sovrano e governato. L’oscenità, in questo contesto, opera come segno di dominio che cerca di erodere il patto simbolico tra autorità e popolo, sostituendo la legittimità etica con la dittatura dell’imposizione emotiva, dello scandalo permanente e della violenza discorsiva. Il corpo del presidente, la sua voce, il suo gesto, la sua imitazione e il suo lessico diventano dispositivi di potere che comunicano disprezzo, superiorità e minaccia, producendo una semiosi in cui l’offesa non è un eccesso, ma il personaggio stesso.
Da una prospettiva filosofico-critica, questa oscenità politica può essere letta come una forma di cinismo verso il potere, in cui la negazione della dignità dell’altro si trasforma in uno spettacolo. L’insulto cessa di essere un’anomalia per diventare una disfunzione del governo, disumanizzando l’avversario, ridicolizzando gli opposti, stigmatizzando i deboli e mostrando impunità di fronte alle norme che governano la convivenza democratica. In questo contesto, l’oscenità funziona come una pedagogia autoritaria che insegna alla società che il potere può parlare senza limiti, che la violenza simbolica è accettabile se viene dall’alto, e che il rispetto non è più una condizione di comando, ma una debolezza. La semiotica dell’insulto produce una riorganizzazione del campo politico, sostituisce il dibattito razionale, degrada il linguaggio pubblico e normalizza l’aggressione come forma legittima di intervento nella sfera sociale.
Questo gesto osceno, tra molti altri, da parte del presidente non mette in discussione la cittadinanza come soggetto politico, ma come massa emotiva da provocare, dividere e mobilitare dagli impulsi primari. Quel gesto “vaffanculo” non cerca di convincere, ma di sottomettersi; Non cerca di discutere, ma di segnare territorio. È una semiosi di disprezzo, in cui il dito non indica la costruzione di un significato condiviso, ma l’imposizione di una gerarchia simbolica. In questo schema, il popolo viene ridotto a oggetto di ridicolo, sospetto o minaccia, mentre il sovrano si presenta come una figura eccezionale, posto al di sopra di tutte le norme morali e di ogni limite discorsivo. L’oscenità diventa così un segno di dittatura assoluta, il potere si manifesta proprio nella sua capacità di violare le regole senza conseguenze.
Questa dinamica rivela una profonda regressione dello spazio pubblico, dove i gesti cessano di essere uno strumento di mediazione sociale per diventare un’arma di disprezzo. L’oscenità non solo degrada chi riceve il messaggio, ma corrompe anche il tessuto simbolico stesso della comunità politica. Quando ripetuto, l’insulto presidenziale erode il confine tra ciò che si dice e l’indicibile, banalizza la violenza verbale e apre la strada a forme più esplicite di esclusione e coercizione. La nostra semiotica critica mostra che non c’è neutralità in questi segni, ogni offesa è un atto politico che rafforza strutture di potere diseguali, legittima pregiudizi storici e riattiva narrazioni di supremazia, paura e odio.
Da una lettura più radicale, si può dire che l’oscenità del presidente esprime una crisi di rappresentanza, incapace di sostenere la propria autorità in un progetto etico o razionale, il potere ricorre alla provocazione oscena come sostituto della legittimità. L’insulto funge da cortina fumogena che nasconde l’assenza di proposte trasformative, catturando l’attenzione dei media e mantenendo la società intrappolata in una dinamica reattiva. L’offesa diventa una merce simbolica, riprodotta all’infinito dai media, che funzionano come amplificatori acritici del gesto osceno. Così, la semiosi del potere si articola in un circuito perverso dove la violenza discorsiva viene riciclata come intrattenimento politico.
Quell’oscenità presidenziale ha anche una funzione disciplinare, inviando un messaggio chiaro a chi dissente, avvertendo che le critiche saranno accolte con umiliazione pubblica. Viene così istituito un regime di intimidazione simbolica che cerca di scoraggiare la partecipazione politica consapevole e sostituirla con paura, derisione o fanatismo. Il linguaggio viene degradato al punto da diventare uno strumento di punizione, e la figura del presidente incarna un’autorità che non dialoga, ma attacca. Dalla semiotica del potere, questo fenomeno può essere inteso come una forma di violenza simbolica istituzionalizzata, in cui l’insulto ufficiale legittima la riproduzione sociale del disprezzo e dell’esclusione.
In definitiva, l’oscenità del sovrano non è un problema di buone maniere, ma un sintomo di una forma di potere che ha rinnegato l’etica pubblica e trasformato la comunicazione politica in un campo di battaglia emotivo. Il segno osceno rivela una concezione del popolo come potenziale nemico, come una massa da controllare attraverso la provocazione e la paura. Questa semiosi non solo danneggia chi è direttamente offeso, ma impoverisce l’orizzonte democratico nel suo complesso, sostituendo il dialogo con la derisione e la deliberazione con lo spettacolo. La critica filosofica e semiotica ci permette di comprendere che questi segnali osceni non sono aneddotici, ma strutturali; esprimono un modello di dominazione che deve umiliare per governare, provocare per esistere e offendere per riaffermarsi. In quell’oscenità si condensa una scomoda verità del potere contemporaneo, quando il linguaggio diventa un’arma e il gesto un insulto, la politica cessa di essere uno spazio di costruzione collettiva e si trasforma in un esercizio di violenza simbolica permanente contro la dignità del popolo.
Questo presidente, che usa gesti, parole e comportamenti osceni davanti ai cittadini, costituisce un fenomeno semiotico multi-livello, dove il visibile e il simbolico si intrecciano per generare significati complessi, contrastanti e spesso polarizzanti. Nella sfera politica, l’oscenità non è semplicemente un atto volgare; È un segno che utilizza una narrazione di potere e legittimazione, mettendo in luce profonde tensioni tra istituzionale e personale, tra autorità formale e etica del discorso pubblico. Gesti che offendono, espressioni che umiliano, parole che trasgredissero le convenzioni di rispetto e decoro diventano segni carichi di contenuti ideologici, emotivi e sociali che trascende la loro sola forma.
Ogni segnale, ogni gesto, ogni insulto è inciso in un sistema di comunicazione in cui il corpo del presidente funziona come un testo aperto, interpretabile da molteplici prospettive. Da una lettura semiotica, l’oscenità nella leadership politica non è accidentale; È una risorsa performativa che articola il potere in modo diretto, immediato e, spesso, trasgressivo, generando un effetto shock che costringe lo spettatore a posizionarsi. Questo tipo di comunicazione si rompe con la narrazione tradizionale della politica come spazio di moderazione e razionalità, introducendo emozioni crude, confronti espliciti e provocazioni come strumenti di controllo discorsivo e mediatico.
La semiosi che si verifica in questo contesto non è limitata allo scambio convenzionale di segni; È configurato come un atto di potere performativo che ridefinisce i limiti dell’accettabile e dell’illegittimo, sfidando la nozione di autorità basata sull’etica e sulla responsabilità pubblica. Osservando l’oscenità del presidente, è evidente un uso strategico della corporeità e del linguaggio, in cui l’aggressione verbale o gestuale funziona come segno di autorità, stabilendo al contempo confini simbolici con coloro che sono percepiti come avversari o parte di un pubblico subordinato. L’offesa si trasforma così in un marcatore d’identità che delimita chi appartiene al circolo del potere e chi viene escluso, generando una narrazione di inclusione ed esclusione in cui il mandato viene legittimato, attraverso la stessa trasgressione delle norme sociali e culturali.
Quel comportamento è un esercizio di potere che si manifesta attraverso il segno, un’egemonia che non solo regola i comportamenti materiali, ma modella anche la percezione di ciò che è politicamente possibile e di ciò che è considerato moralmente riprovevole. L’oscenità diventa un modo di esercitare la sovranità, di dichiarare che il comando non è soggetto ai codici tradizionali, che l’autorità è esercitata al di sopra delle norme sociali e che il discorso pubblico può essere un territorio di esplicito confronto, aggressività simbolica e manipolazione emotiva. L’interazione tra segno e ricevente acquisisce qui una particolare intensità: il gesto osceno del presidente agisce come detonatore delle emozioni, polarizza le opinioni e causa l’attivazione di strutture cognitive ed affettive che riconfigurano la percezione di legittimità e potere.
Trump, con le sue oscenità, genera un campo semiotico in cui violenza simbolica, provocazione e teatralità sono articolate per sostenere uno stile di leadership che dipende da attenzione costante, scandalo e polarizzazione. In questo senso, il presidente che offende non agisce solo contro il pubblico, ma produce anche un effetto di feedback semiotico; le risposte della società, la copertura mediatica, l’indignazione pubblica e la polarizzazione diventano segnali che rafforzano e amplificano il gesto originale stesso, creando un sistema dinamico di significato che trascende l’intenzione iniziale e stabilisce un nuovo linguaggio politico basato sulla trasgressione.
La sua oscenità (tutte) diventa un segno performativo che articola potere, identità ed emozione, uno spazio in cui l’etica tradizionale è tesa e dove il mandato si esercita attraverso la capacità di provocare, dividere e mobilitare affetti. La narrazione che emerge da questo stile di leadership è, di conseguenza, profondamente ambivalente, da un lato rivela la fragilità delle istituzioni di fronte alla personalità e alle emozioni del leader; dall’altro, dimostra la forza del segno come strumento per la costruzione dell’autorità, della legittimazione simbolica e della manipolazione sociale. La semiotica dell’offesa pubblica mostra che gesti e parole osceni non sono semplici scivolate di cattivo gusto, ma elementi costitutivi di un linguaggio politico che esprime il potere attraverso l’emozione, la trasgressione e la provocazione. L’oscenità diventa una strategia di visibilità, un codice che stabilisce gerarchie, delimitando chi è dentro e chi è fuori dalla sfera d’influenza, e generando un dialogo conflittuale con i valori di rispetto, decoro ed etica che tradizionalmente sostengono l’autorità politica.
Così, l’offesa sistematica e i gesti osceni di un leader costituiscono un campo di analisi privilegiato per comprendere come segni e simboli vengano impiegati nella politica contemporanea, mostrando che il potere può essere compiuto attraverso la trasgressione e che l’autorità viene continuamente negoziata nello spazio pubblico attraverso la manipolazione dei significati. emozioni e aspettative sociali. Questo fenomeno rivela anche la tensione permanente tra etica e strategia, tra segno ed effetto, dimostrando che nella politica moderna l’oscenità può essere sia uno strumento di dominio sia uno specchio dei conflitti sociali e culturali che attraversano la società, un promemoria che la semiotica del potere non si limita al formale, ma risiede anche nel provocatorio, nell’emotivo e nel dirompente.
Quella fotografia e quel video in cui Donald Trump mostra il dito medio in pubblico (vaffanculo) sono stati pubblicati dal sito di intrattenimento TMZ, che ha diffuso il materiale di un incontro avvenuto il 13 gennaio 2026 durante una visita di Trump a uno stabilimento Ford a Dearborn, Michigan. In quel video, il presidente appare apparentemente rispondere con un “vaffanculo” e alzare il dito medio a un lavoratore che lo ha rimproverato chiamandolo “protettore pedofilo.” Nel video, Trump appare apparentemente rispondere a un lavoratore che lo ha chiamato “protettore pedofilo”, prima di alzare il dito medio e dire “vaffanculo.” Diversi media hanno ripreso e confermato la pubblicazione del video di TMZ, ad esempio Forbes, che sottolinea che il video è stato “ottenuto per la prima volta da TMZ” che mostra Trump mentre fa il gesto dopo essere stato fischiato durante l’evento. Inoltre, La Nación ha riferito che il video è stato diffuso da TMZ e ha circolato sui social network come TikTok e X, dove Trump è stato visto mentre faceva il cartello osceno dopo aver sentito le urla del pubblico.
Fonti esatte: Forbes, “Trump fa il dito medio dopo il disturbatore…” — video ottenuto per la prima volta da TMZ che mostra il gesto. La Nación (Argentina), video diffuso da TMZ che mostra il presidente che alza il dito medio dopo il rimproveratore. Il video è stato descritto da Reuters e altri media come diffuso per la prima volta da TMZ e confermato come autentico dalla Casa Bianca, dove il presidente viene visto alzare il dito medio al presunto disturbatore durante la visita all’impianto.
Collegamenti alle fonti originali in cui la pubblicazione è stata pubblicata o menzionata,
TMZ, “Il presidente Trump ha filmato mentre fa il dito medio a un dipendente della Ford che gli urla ‘protettore pedofilo’ addosso” — articolo con il video pubblicato direttamente da TMZ. Reuters, che copre lo stesso video inizialmente condiviso da TMZ e conferma il gesto a Dearborn, Michigan. Video originale pubblicato da TMZ.
https,//www.tmz.com/2026/01/13/trump-flips-off-ford-worker/
https,//www.spokesman.com/stories/2026/jan/13/trump-flips-off-michigan-auto-worker-who-criticize/
https,//www.nbcchicago.com/news/national-international/trump-flips-off-apparent-heckler/3875731/
https,//es-us.noticias.yahoo.com/trump-se%C3%B1ales-obscenas-trabajador-ford-033051834.html
https,//www.nbcchicago.com/news/national-international/trump-flips-off-apparent-heckler/3875731/
https,//www.fox5ny.com/news/video-appears-show-trump-flipping-off-ford-worker-who-yelled-him-dearborn-plant
16/1/2026 https://www.telesurtv.net/blogs










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