TUMORI IN SARDEGNA

LA MIGLIOR CURA È LA PREVENZIONE

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di Francesco Carta Medicina Democratica Sardegna

Il Convegno sul Registro Regionale Tumori, tenutosi a Cagliari presso l’Ospedale Oncologico il 25 ottobre 2024, si è svolto in un momento di particolare crisi del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale, tale da indicare una vera e propria grave emergenza, che colloca la Sardegna al primo posto per percentuale di abbandono delle cure e all’ultimo posto per i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Le liste d’attesa sono inaccettabili; per avere visite tempestive bisogna spesso farle a pagamento; le strutture ospedaliere sono in grave sofferenza; la medicina territoriale è inadeguata; aumenta la migrazione sanitaria extraregione.

La carenza dei medici di famiglia e delle strutture territoriali è una delle principali emergenze: interi territori sono privi dell’assistenza di base (medicina generale e pediatria), mancano oltre 467 medici di base (su circa 1.200 previsti) e oltre 400 mila persone (su una popolazione di 1 milione e 600 mila abitanti) sono senza medico di libera scelta. Le gravi carenze della medicina territoriale si ripercuotono negativamente sul funzionamento complessivo della sanità; sono trascurate la prevenzione primaria e quella secondaria, l’educazione ambientale, sanitaria e quella alimentare per corretti stili di vita.
Di conseguenza cresce il ricorso (spesso improprio) al Pronto soccorso, che diventa per larghe fasce di popolazione il primo e unico accesso al Servizio sanitario pubblico.

La stessa crisi dell’organizzazione ospedaliera è aggravata dalla carenza o assenza della medicina territoriale, che dovrebbe rappresentare il primo accesso alle cure del servizio sanitario.
Si rende indispensabile e urgente una riorganizzazione della sanità, a cominciare da quella territoriale delle cure primarie e di prossimità. Una riorganizzazione dal basso, a partire dall’esistente, che spesso è sotto utilizzato e disorganizzato.

Per fare ciò la Regione Sardegna si deve dotare di un Piano socio-sanitario regionale aggiornato che parta da un’analisi dei dati epidemiologici, demografici e sanitari, che esamini la situazione esistente, le strutture disponibili e funzionanti, quelle mancanti e proporre delle soluzioni per dare risposte alle esigenze di salute della popolazione.

È necessaria una programmazione che coinvolga la cittadinanza attraverso la Consulta regionale con la partecipazione attiva dei rappresentanti degli operatori delle professioni sanitarie, degli enti locali e delle associazioni dei cittadini affetti da patologie e disabilità.

Recenti dati ISTAT indicano che la principale causa di morte in Sardegna è rappresentata dai tumori, che superano le malattie cardiovascolari.
Come ampiamente dimostrato dai relatori intervenuti al convegno del 25 ottobre 2024, il registro regionale dei tumori fornisce informazioni indispensabili per un’adeguata programmazione sanitaria e interventi di prevenzione primaria e secondaria.
Molti tumori sono soggetti a guarigione, specie se diagnosticati e curati tempestivamente. Inoltre, si rende necessario intervenire sui determinanti di salute socio-economici e ambientali per attuare la prevenzione primaria.
Vanno programmate le bonifiche ambientali nei siti inquinati e nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) individuati dal Ministero dell’Ambiente (in Sardegna SIN n. 34 Sulcis-Iglesiente e Guspinese e n. 40 Aree industriali di Porto Torres).

Il sesto rapporto SENTIERI indica nei SIN un aumento del rischio di morte e di ospedalizzazione, anche in età pediatrica e giovanile, e un aumento dei tumori e delle patologie da inquinamento ambientale. Gli esperti giudicano preoccupanti tali risultati per i due SIN ubicati in Sardegna. Sono necessarie adeguate risposte di bonifica ambientale e nei luoghi di lavoro per ridurre gli infortuni e le malattie professionali, in crescita.

La prevenzione e diagnosi precoce sono in grado di ridurre le malattie e salvare vite umane. Ciò è ancor più vero in una situazione di emergenza sanitaria a causa della crisi che il SSN pubblico sta attraversando.
Dotarsi del Registro regionale dei tumori, rafforzare quelli territoriali e il servizio epidemiologico regionale è un compito prioritario. Si potranno ricavare importanti informazioni e conoscenze in grado di guidare una adeguata programmazione sanitaria.

È indispensabile e fondamentale l’attuazione del Registro Tumori della Regione Sardegna, già istituito con la L.R. n. 21 del 7/11/2012, mai applicata, con l’eccezione dei registri territoriali di Sassari e Nuoro, per le circoscrizioni nord e Sardegna centrale, regolarmente accreditati dall’Associazione Italiana Registro Tumori (AIRTUM).
La crisi economica e sociale, l’aumento delle povertà e delle diseguaglianze, determinano un aggravarsi del disagio psichico e della salute mentale fin dall’età infantile. Gli interventi precoci e preventivi sono indispensabili per ridurre lo sviluppo delle malattie mentali e la cronicizzazione delle stesse. Oggi i centri di salute mentale sono inadeguati e scarsamente accoglienti.
Per far fronte alla carenza di medici di base sono stati istituiti gli Ambulatori Straordinari di Continuità Territoriale (ASCOT) per i cittadini senza medico. Sono proposte emergenziali, utili in questa fase, ma non sono la soluzione.

Nel giugno 2008 la Regione Sardegna deliberò per l’istituzione delle prime 34 Case della salute. Negli anni precedenti si era sviluppato un interessante dibattito su queste innovative forme di organizzazione sanitaria, col contributo di Medicina Democratica, con la collaborazione di Fulvio Aurora, di associazioni di base, della Cgil, con la partecipazione di Bruno Benigni e dell’Assessore alla sanità di allora Nerina Dirindin.
Il 2/12/2015 fu approvata una DGR su “Linee di indirizzo per la riqualificazione delle cure primarie” in seguito al lavoro di un tavolo tecnico appositamente istituito che aveva il compito di elaborare un “Modello Sardegna di cure primarie per il rilancio dell’assistenza territoriale” , si trattava di sperimentare la coesistenza delle case della salute con la medicina generale e medici di famiglia. Purtroppo tali decisioni non furono mai applicate come necessario e le criticità della sanità territoriale si aggravarono. Il 10/10/2017 in Consiglio regionale della Sardegna approvò la riorganizzazione della rete ospedaliera, con riduzione dei posti letto (in applicazione del DM 70/2015) senza una precedente riorganizzazione territoriale.

Oggi la riorganizzazione della medicina territoriale, delle cure primarie e di prossimità prevede l’applicazione del DM n. 77 del 23 maggio 2022. Vanno riorganizzate le strutture esistenti e create le nuove (case e ospedali di comunità, centri di assistenza e urgenza), rafforzando l’associazionismo nella medicina generale e creando le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), forme organizzative monoprofessionali della Medicina Generale, mettendo in rete i professionisti. Va incrementato il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e la telemedicina. Solo così si potranno porre le basi per garantire la gestione delle malattie croniche a livello territoriale e le cure di prossimità.

Bisogna dare urgente risposta alla più grave emergenza causata dalla mancanza di personale sanitario, medico e infermieristico, e di altre figure professionali. La principale risorsa del servizio sanitario pubblico è il personale. Sono necessarie assunzioni straordinarie di personale sanitario, ricorrendo anche ai medici stranieri disponibili, per la sanità specialistica ospedaliera e territoriale.
La richiesta in tal senso è stata avanzata in un convegno svoltosi a Sorgono nel mese di dicembre 2024 dal Comitato SOS Barbagia Mandrolisai, dalla comunità Montana e da tutti i sindaci del territorio, in presenza della responsabile dell’associazione dei medici cubani e di esperti della Regione Calabria che ha assunto circa 400 medici cubani con ottimi risultati e riscontro positivo da parte della popolazione e delle ASL. Il contratto è stato rinnovato per altri due anni.

Nelle nostre strutture territoriali vanno create e incentivate le equipe multidisciplinari e multiprofessionali nelle Case di Comunità col coinvolgimento primario dei medici di medicina generale. Esse potranno contribuire alla riorganizzazione della sanità, a partire dal basso, e garantire il diritto universalistico alla salute.
Pur salvaguardando le competenze tecniche delle ASL, riteniamo inoltre che i comuni e i sindaci debbano assumere non solo un ruolo consultivo ma anche propositivo e decisionale nella programmazione sanitaria nelle ASL e nei Distretti (Conferenze socio-sanitarie territoriali e Comitati di Distretto) e nell’elaborazione di un Piano socio-sanitario regionale per garantire l’integrazione socio-sanitaria, dare risposte di prossimità alle esigenze di salute della popolazione, garantire la gestione delle malattie croniche nei territori, con l’adozione dei Percorsi Diagnostici e Terapeutici Assistenziali (PDTA) per le specifiche patologie a maggior rilevanza.

I Direttori generali dovrebbero avere competenza tecnica e non politica, rispondere agli interessi della sanità pubblica e al piano socio-sanitario.
Un ragionamento specifico va fatto su ARES (Azienda regionale della Salute), struttura di centralizzazione del potere a livello regionale, che rappresenta una esternalizzazione della gestione della sanità, toglie potere e competenze all’Assessorato e alle stesse ASL. Conta circa 1.100 dipendenti, di cui 156 dirigenti, provengono prevalentemente dalle ASL. Le sue competenze vanno limitate e ridimensionate. Le funzioni e competenze di ARES andrebbero assegnate all’Assessorato e alle ASL.

Con il recente commissariamento delle ASL da parte della Giunta della Regione Autonoma della Sardegna (27 aprile 2025) si vorrebbe attuare un’inversione di tendenza che finora non c’è stata. Una riorganizzazione dal basso si rende a maggior ragione indispensabile.
Il DM 77/22, prevede la costituzione delle nuove strutture per riorganizzare la sanità:
le Case e gli Ospedali di Comunità dovrebbero avere un ruolo centrale nella riorganizzazione dal basso della sanità territoriale. Noi sosteniamo con convinzione tali proposte e ci battiamo per la loro attuazione.

Contro lo smantellamento della sanità negli ultimi anni si è sviluppato in Sardegna un importante movimento di protesta e di proposta in difesa della sanità pubblica.

Si è costituito un Coordinamento dei Comitati sardi per la sanità pubblica al quale hanno aderito molti comitati territoriali e associazioni, tra cui Medicina Democratica. Si sono promosse importanti manifestazioni di massa e si è aperto un confronto critico con le istituzioni comunali (compresa l’ANCI), regionali e con le singole ASL.

Tra le tante rivendicazioni il Coordinamento dei comitati si batte per il finanziamento della sanità pubblica, per garantire l’assistenza gratuita in tutti i territori, la realizzazione delle Case di comunità con relativo personale sanitario e amministrativo, per garantire le attività a livello distrettuale, permettere la gestione di prossimità e domiciliare; inoltre, si batte per l’istituzione del Registro Regionale dei Tumori.
Siamo convinti che la miglior cura sia la prevenzione, non la privatizzazione della sanità, né la mercificazione della salute.

NOTA DI REDAZIONE

Pubblicato sul numero n. 266-268 della rivista Medicina Democratica

Ruolo e utilità del registro dei tumori per il diritto alla salute in Sardegna e altrove.

  • Che cos’è un Registro Tumori?
  • Il ruolo del Registro Tumori
  • L’utilità del Registro Tumori
  • Ruolo del Registro Tumori
  • Occupational Cancer Monitoring (OCCAM): uno strumento per la mappatura dei tumori di sospetta origine professionale
  • L’esperienza del Registro Tumori della provincia di Sassari
  • Il Registro Tumori sud Sadegna: ASL Cagliari, Sulcis iglesiano e Campidano
  • Verso il Registro Regionale. Il Registro storico di Nuoro
  • Sinergie per il miglioramento dell’assistenza oncologica
  • Il Progetto SINTESI
  • Il ruolo del Registro Tumori: uno strumento necessario per la salute della collettività
  • Interventi e salute
  • Gli equivoci della prevenzione
  • La miglior cura è la prevenzione
  • Registro Tumori della Sardegna: sarà la volta buona?
    La sanità in Sardegna.

Il numero della rivista comprende anche altri temi di salute

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