Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata. Chris Hedges
di Marco Pondrelli
Un piccolo consiglio: guardate qualsiasi trasmissione televisiva di approfondimento politico, aspettate la fine della pubblicità, ascoltate attentamente la presentazione degli ospiti e poi… spegnete la televisione e leggete il libro di Chris Hedges. Mentre in televisione vi viene rappresentato un mondo inesistente, in questo volume troverete la realtà per come essa è, senza mediazioni e senza giustificazioni ipocrite del tipo “tutto quello che succede è colpa di Hamas”.
Il libro, pubblicato da Fazi Editore, è impreziosito dalla prefazione di Piergiorgio Odifreddi e dal rapporto redatto da Francesca Albanese per le Nazioni Unite. Nella sua prefazione, Odifreddi ha il merito di mettere in relazione il genocidio che si sta consumando con il colonialismo, tema già presente nel suo libro sull’Occidente. Il libro di Hedges ci descrive questa situazione attraverso lo sguardo non solo di un Premio Pulitzer, ma soprattutto di un inviato di guerra che non si limita a leggere agenzie di stampa preconfezionate, ma rischia la propria vita per raccontare ciò che accade.
Quello che succede a Gaza non compare sulle nostre televisioni, scrive l’Autore: “molti gazawi hanno cominciato a scrivere il loro nome su mani e gambe, a penna o con un pennarello indelebile, in modo da poter essere identificati quando arriva la morte” [pag. 15].
Chris Hedges ha il coraggio di guardare la realtà con occhi diversi. Di Hamas scrive che non è un’organizzazione terroristica: essa nacque nel 1987 e solo successivamente (1992) costituì la sua ala militare, le Brigate al-Qassam, guadagnandosi “un ampio sostegno tra i palestinesi di Gaza realizzando scuole, campi estivi, banchi alimentari e ambulatori medici” [pag. 27]. Il ricorso a violenza può indignare molte coscienze occidentali, che dovrebbero però ricordare che i primi ministri e presidenti israeliani non avevano un curriculum molto diverso da coloro che oggi Israele vuole colpire.
Purtroppo tutto questo non fa parte del dibattito pubblico perché, ricorda Hedges, Israele è difeso da una potente lobby: “se Israele non è chiamato a rispondere delle sue violazioni del diritto internazionale, dell’occupazione dei territori palestinesi e del genocidio a Gaza, è perché ha creato una lobby dotata di imponenti risorse finanziarie e una macchina ben rodata che sostiene i politici che appoggiano lo Stato di apartheid e allo stesso tempo promuove campagne diffamatorie per far cadere politici che difendono i diritti dei palestinesi” [pag. 33].
Questa enorme forza occulta una realtà: dal 7 ottobre 2023 al 22 settembre 2024 sono state sganciate su Gaza oltre 83.000 tonnellate di esplosivi, più di tutte quelle fatte cadere su Dresda, Amburgo e Londra durante la Seconda guerra mondiale messe insieme [pag. 57]. Bastano questi numeri, insieme alle dichiarazioni dei leader israeliani, a far capire come tutti i palestinesi siano considerati responsabili del 7 ottobre.
La politica e la stampa, con lodevoli eccezioni, in Italia ripetono a pappagallo queste menzogne. Come ricorda Hedges: “Israele è tenuto in piedi dalle menzogne. La menzogna che Israele voglia una pace giusta ed equa e che sosterrà uno Stato palestinese. La menzogna che Israele sia «l’unica democrazia del Medio Oriente». La menzogna che Israele sia un «avamposto della civiltà in un mare di barbarie». La menzogna che Israele rispetti lo Stato di diritto e i diritti umani” [pag. 64]. Queste menzogne permettono di giustificare qualsiasi azione: se Israele bombarda un ospedale, lo fa perché è un covo di Hamas. Non c’è bisogno di prove: basta affermarlo per essere creduti, e i credenti trovano consolazione e conferma della loro superiorità morale.
Per spiegare tutto questo, torna centrale il tema sollevato da Odifreddi nella prefazione: il colonialismo, perché “quando gli occupanti rifiutano di sottomettersi, quando continuano a resistere, facciamo cadere ogni finzione della nostra missione ‘civilizzatrice’ e scateniamo, come a Gaza, un’orgia di massacri e distruzioni” [pag. 94]. Sia detto chiaramente che il sostegno degli Stati Uniti a questo genocidio e a queste politiche è bipartisan. È ridicolo sentire esponenti della sinistra italiana criticare Trump, quando Biden non ha fatto nulla di diverso.
La risposta dei palestinesi è quella che l’Autore definisce “la rivolta degli schiavi, episodi” di cui la storia è piena. Purtroppo “il dibattito pubblico sui massacri di Gaza ruota intorno all’assurda invenzione che sia Israele a vedere minacciata la propria sicurezza e dignità, non i palestinesi” [pag. 98].
Il genocidio a Gaza ha prodotto proteste in tutto il mondo, anche nei campus universitari statunitensi, proteste che a suo tempo furono duramente attaccate da Biden, che definì gli studenti membri di “gruppi d’odio” [pag. 149]. Da una parte si accusa gli studenti di antisemitismo, dall’altra li si espelle o li si arresta, poiché si finanzia l’ateneo che prende tali decisioni.
Il libro di Chris Hedges è un’opera che non fa sconti, che dice cose politicamente scorrette, ed è per questo che non ne sentiremo mai parlare in televisione. Tuttavia, esso va letto e divulgato, perché non dobbiamo convincerci che ciò che facciamo, anche nel nostro piccolo, possa bastare: dobbiamo continuare a denunciare i crimini che si stanno commettendo, e questo libro ci aiuta a farlo.
30/8/2025 https://www.marx21.it/










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