Università di medicina: Poca formazione, tanta competizione, troppo stress.

Il fallimento del Semestre filtro

a cura del Segretariato Italiano Studenti in Medicina

Poca formazione, tanta competizione, troppo stress. Tanta propaganda governativa e nessun investimento nell’Università. Non è così che si entra nella carriera di medico.  Un’indagine degli studenti di medicina.

Non sono stati gli studenti a fallire il Semestre Filtro; ma è stato il Semestre Filtro a fallire i suoi stessi studenti. Agli aspiranti medici, odontoiatri e veterinari questa nuova modalità di accesso ai corsi di laurea era stata narrata come una rivoluzione che avrebbe portato alla fine delle scuole di preparazione, degli infiniti ricorsi, a un accesso più equo e meritocratico. Invece, le notizie pervenute a seguito dei due tentativi e le manovre per poter porre rimedio alla carenza di promossi hanno dipinto un quadro molto diverso. Tra tutti i commenti nei post o articoli di giornale sulla prevedibilità del fallimento o sulla facilità dei test, sembriamo dimenticarci dei veri protagonisti, principalmente in silenzio perché troppo occupati a studiare per sostenere questa nuova modalità di test. A volte sembra che le loro voci si perdano in questa confusione digitale, offuscate da chi si scontra sostenendo posizioni opposte.

Come SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina), abbiamo provato a sentire chi veramente si è ritrovato a sperimentare un “nuovo test” attraverso una survey nazionale esplorativa condotta tramite un Google form anonimo che, pur non potendo vantare la solidità metodologia propria di uno studio scientifico, è riuscita nell’intento di farci raccogliere informazioni e commenti da studenti da quasi tutti gli atenei italiani pubblici con CdLM in Medicina e Chirurgia attivo. Tramite questa survey abbiamo raccolto le opinioni degli studenti riguardo diversi elementi di nostro interesse, in particolare:

  • qualità e organizzazione del Semestre Filtro;
  • adeguatezza delle strutture universitarie;
  • benessere psicologico, motivazione e qualità della vita degli studenti.

In ognuna di queste sezioni i risultati sono stati allarmanti.

Sul piano della qualità e dell’organizzazione del semestre filtro, gli studenti hanno espresso lamentele sotto quasi tutti gli aspetti indagati: chiarezza del programma didattico, varietà di metodologie formative (quasi sempre lezioni frontali, in particolare a distanza), risultando una completa insoddisfazione generale. Sono state riportate anche una serie di criticità specifiche, tra le principali: vastità del programma, incertezza riguardo le future modalità di esame, le fonti di studio e la poca chiarezza del syllabus. In questa sezione, agli studenti non è solo stato chiesto un giudizio tecnico, ma anche di dare suggerimenti per un possibile miglioramento della riforma in vista del prossimo anno accademico. A sostegno del completo fallimento del semestre filtro, quasi la metà delle risposte a questa domanda invocava un’abolizione di questo sistema: se  alla domanda “come lo miglioreresti?”, chi ha vissuto in prima persona il semestre filtro risponde in questo modo, riteniamo che si tratti di un campanello d’allarme da non ignorare. In ogni caso, volendo guardare l’altra metà delle risposte, molte delle soluzioni proposte risultano le stesse: riduzione del programma didattico, aumento del tempo a disposizione per lo studio e distribuzione delle prove delle diverse materie in giorni diversi. Non dimentichiamoci mai che gli studenti sottoposti a queste condizioni sono ragazzi e ragazze appena maggiorenni, appena usciti dalle superiori. Il passaggio da un’aula liceale ad una universitaria o ad uno schermo del computer di casa, rappresenta un ulteriore fattore critico. Questo sommato alle specifiche difficoltà sulla durata incerta delle lezioni, mancanza di chiarezza sulle modalità del test, difficoltà nello studio di materie universitarie con soli due mesi di tempo e appelli molto ravvicinati tra loro.

Non possono (e non devono) passare in secondo piano la salute e il benessere psico-fisico degli studenti. Tra le risposte della survey, infatti, una maggioranza schiacciante ha riportato elevatissimi livelli di stress, forte mancanza di controllo sulle cose importanti della propria vita e incapacità di superare gli imprevisti e le difficoltà. Da non sottovalutare è poi la percezione dell’ambiente universitario come competitivo e ostile. Per molti concorrenti al Semestre Filtro, questa è stata la prima esperienza con il mondo accademico universitario,  ragazzi e ragazze da poco maggiorenni, appena usciti dalle superiori. È già stato spiegato molteplici volte e dimostrato da numerosi studi come lo stress, se presente in misura eccessiva, sia controproducente per l’apprendimento. Basti pensare agli studi di Yerkes e Dodson, che già nel 1908 avevano individuato la correlazione tra stress elevato e crollo della performance. Eppure, a più di un secolo di distanza, sembra che non siano ancora stati pienamente compresi né recepiti gli studi condotti in ambito di pedagogia e metodologie di apprendimento, se si considera che, alla data del 1° settembre 2025, sono partite le cosiddette “attività formative” del semestre filtro. Moltissime persone che hanno letto i dati, o che si sono limitate ad osservare i test somministrati agli studenti, sembrano essersi dimenticate di quanto possa essere difficile gestire una situazione caratterizzata da una forte incertezza sul futuro, in un contesto in cui, seduti accanto a sé, non ci sono più compagni di studio, ma competitor. Perché il semestre filtro non è formazione universitaria, ma a tutti gli effetti un concorso pubblico. Tutto questo, oltre al devastante e non trascurabile impatto sulla vita personale, ha inficiato enormemente anche sull’equità della selezione: riteniamo davvero che tali livelli di stress e di malessere siano le condizioni ideali in cui valutare gli studenti?

Le risposte ottenute attraverso questa survey portano all’attenzione un insieme di problemi da noi più volte ribaditi nel corso degli ultimi mesi. Il sistema universitario italiano di Medicina e Chirurgia, infatti, presentava già da prima dell’entrata in vigore di questa riforma delle forti criticità a cui era doveroso prestare attenzione: il carente spazio destinato alla pratica e ad attività di gruppo, la povertà di metodologie formative, la scarsa integrazione del curriculum, l’insufficiente coinvolgimento degli studenti (analisi disponibile nel nostro dossier). L’implementazione del Semestre Filtro, quindi, ha impoverito ulteriormente un sistema che già presentava evidenti limiti (basti pensare al massiccio ricorso alla didattica a distanza e il quasi totale abbandono di attività pratiche/laboratoriali). Inoltre, non si può fare a meno di notare la vastità e la poca chiarezza dei programmi didattici previsti per le tre materie (Biologia, Fisica e Chimica). In particolare, la lunghezza del syllabus ha costretto i professori a trattare con superficialità molti argomenti previsti, erogando una formazione limitata, il che ha costretto gli studenti a dedicare ancora più tempo allo studio individuale. Ciò non ha fatto altro che rendere lo studio ancora più nozionistico e aggravare ulteriormente il carico psicologico degli studenti.

Inoltre, si è verificata una estrema eterogeneità nella formazione tra i diversi atenei.

Se l’obiettivo dichiarato era quello di garantire un’istruzione il più possibile uniforme a tutti gli studenti, i dati hanno già chiarito come tale obiettivo non sia stato raggiunto. Al contrario, il sistema ha contribuito a far emergere in maniera ancora più evidente quanto il background di partenza incida sull’accesso e sulle possibilità di successo. Infatti, in assenza di linee guida precise, ogni professore si è ritrovato a organizzare il proprio corso e le lezioni in modo assolutamente diverso, venendo così meno al principio cardine per cui la riforma stessa era stata introdotta: garantire una selezione più equa, giusta e accessibile. Un’altra criticità dal punto di vista formativo è l’introduzione della deroga ai requisiti minimi di docenza come da Art. 4 c. 4 del Decreto Ministeriale. Il numero di docenti dei corsi del semestre filtro, infatti, non ha seguito proporzionalmente il numero di studenti afferenti ai corsi, aumentando ulteriormente il rapporto studenti/docenti. Insomma, più studenti per lo stesso numero di docenti. Di fronte a problemi reali, concreti e percepiti dagli studenti, sono state investite (insufficienti) risorse per una riforma che guardava da tutt’altra parte e ha anche fallito nel venire incontro al suo obiettivo dichiarato.

La situazione appare ancora più grave se contestualizzata con il mancato aumento di finanziamenti adeguati agli Atenei. Il MUR ha infatti stanziato una somma assolutamente inadeguata alle risorse degli atenei, che neanche sommata alle quote richieste agli studenti entranti, è paragonabile al costo richiesto per la formazione di uno studente di medicina.
Inevitabilmente, quando aumentano le necessità, ma non le risorse destinate a soddisfarle, l’impoverimento della qualità dei servizi è il prezzo da pagare. Tutto questo si va a inserire in un pre-esistente quadro di sotto-finanziamento delle università: l’Italia dedica appena lo 0,3% del PIL stanziati per la formazione universitaria contro lo 0,8% di media europea.

Se essere un professionista della salute va oltre la pura conoscenza delle caratteristiche dei farmaci, se sono richieste ulteriori competenze per approcciarsi alla professione, da quelle più tecniche a quelle più relazionali, allora questa riforma si muove nella direzione opposta a quella necessaria.

Ci auguriamo sinceramente che chi è riuscito a superare questo test possa vivere un percorso formativo arricchente, non solo dal punto di vista medico-biologico, ma soprattutto da quello umano, ricco di relazioni, empatia e attenzione al prossimo. A chi non ha potuto raggiungere questo obiettivo quest’anno, invitiamo a non abbattersi e non demoralizzarsi, un test (soprattutto in queste modalità) non è assolutamente indice della qualità della persona che si è e del professionista della salute che si potrà divenire. Invitiamo, invece, i lettori di questo articolo, docenti, ricercatori, studenti e cittadini, a interrogarsi quali caratteristiche e quale tipo di esperienze ci auspichiamo abbiano i professionisti sanitari a cui ci affideremo in futuro quando saremo noi ad essere fragili.

Al Ministero e a chi esercita il potere per tutelare la vita e i diritti dei cittadini italiani chiediamo di rivalutare le modalità di accesso affinché siano veramente il più eque e accessibili possibile, senza trasformare il futuro e le aspettative dei giovani in un mero strumento di propaganda.

Federico Delle Castelle, Eleonora Anna Marta Curatella, Luciano Orabona e Gabriele Castelli (membri del direttivo del SISM Nazionale)

30/3/2026 https://www.saluteinternazionale.info

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