Uragano Melissa, zero morti a Cuba: i motivi del silenzio

Perché a Cuba, un Paese sottoposto a un regime di sanzioni brutali da parte degli Stati Uniti e in profonda crisi economica, non si sono registrati decessi?

L’uragano Melissa ha devastato parte della Giamaica, Haiti e Cuba, colpendo anche la Repubblica Dominicana e Panama. Le agenzie e i media parlano di ingenti danni materiali e di 64 vittime “al suo passaggio nei Caraibi”.

L’uragano ha lasciato “una scia di distruzione e morti ad Haiti, in Giamaica e a Cuba”, secondo quanto riportato da Televisión Española. In modo impreciso, perché in uno di questi paesi (Cuba) c’è stata sì un’enorme distruzione, ma non ci sono state vittime.

È un dato fondamentale che, curiosamente, nessun media corporativo sottolinea e analizza. Perché a Cuba, un paese sottoposto a un brutale regime di sanzioni da parte degli Stati Uniti e con una profonda crisi economica, non ci sono state vittime?

È un tema di enorme interesse umano, in quanto il cambiamento climatico sta aggravando gli effetti catastrofici degli uragani e di altri fenomeni naturali, in particolare nei paesi dei Caraibi.

Cuba presenta al mondo, soprattutto ai paesi del Sud, un modello di protezione civile estremamente efficiente, riconosciuto dalle agenzie delle Nazioni Unite. Ma su questo, a quanto pare, i media e le agenzie preferiscono non informare. Forse perché contraddirebbe la loro narrazione su Cuba, un “sistema che non funziona”, persino uno “Stato fallito”?

Uno “Stato fallito” che, con risorse minime, quasi senza carburante e in contrasto con i paesi circostanti, ha evacuato preventivamente in luoghi sicuri 740.000 persone; ne ha salvate più di tremila; e, nei giorni precedenti, ha attivato un sistema di informazione, ora per ora, per tutta la popolazione. Si tratta di un sistema che è stato perfezionato negli ultimi decenni. Si basa sulla prevenzione, sulla partecipazione di tutti i fattori della popolazione e sulla formazione nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro e nelle comunità.

Ma il contrasto non è solo tra Cuba e altri paesi con un simile sviluppo economico, come quelli citati dei Caraibi. È anche con i paesi del Nord del mondo, come gli stessi Stati Uniti. Ricordiamo che lì, nel 2024, l’uragano Helene ha causato più di 200 vittime mortali; nel 2022 Ian ha provocato 156 morti; e, nel 2017, il ciclone Maria quasi 3.000.

Non è forse giunto il momento che i media si interessino a questo esempio comprovato di protezione della vita umana in un piccolo paese bloccato? Quando oseranno revocare la censura su tutto ciò che Cuba può offrire al mondo, anche al “Primo Mondo”?

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

5/11/2025 https://italiacuba.it/

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *