Walid al-Khalidi, architetto della storiografia palestinese moderna, muore a 100 anni

Lo storico palestinese Walid al-Khalidi, che ha dedicato la sua vita a documentare la storia palestinese, è venuto a mancare. (Foto: Wikipedia / Design copertina del libro: Palestine Chronicle)

Lo storico palestinese Walid al-Khalidi muore a 100 anni, ricordato per aver documentato la Nakba e aver plasmato la moderna erudizione palestinese.

Preservare la storia palestinese

La scomparsa di Walid Khalidi domenica 8 marzo 2026 a Cambridge, Massachusetts, ha segnato la fine di un viaggio intellettuale secolare dedicato a documentare l’esperienza palestinese e salvaguardarne la memoria storica.

Per più di sette decenni, Khalidi fu tra gli storici più influenti della Palestina. Il suo lavoro ha rimodellato radicalmente il modo in cui la Palestina veniva studiata nell’accademia occidentale e ha contribuito a stabilire la storiografia palestinese come un serio campo accademico.

In un periodo in cui le voci palestinesi erano in gran parte assenti dal discorso accademico in Europa e negli Stati Uniti, Khalidi produsse ricerche storiche meticolose che mettevano in discussione le narrazioni dominanti sulla creazione di Israele e sullo sfollamento dei palestinesi.

La sua attività accademica non era solo accademica. Fu una lunga lotta intellettuale per preservare la documentazione storica di un popolo la cui società era stata violentemente frammentata.

Gerusalemme, sionismo e la Nakba

Khalidi nacque a Gerusalemme nel 1925, in una famiglia intellettuale palestinese di rilievo. Suo padre, Ahmad Samih Khalidi, fu preside del Collegio Arabo di Gerusalemme.

Il mondo in cui era cresciuto stava cambiando rapidamente. L’ascesa del movimento sionista, sostenuta dalle politiche coloniali britanniche durante il periodo del Mandato, stava trasformando il panorama politico della Palestina.

Nel 1948, quando le milizie sioniste conquistarono gran parte della Palestina ed espulsero più di 700.000 palestinesi dalle loro case, il giovane studioso assistette alla distruzione della società in cui era nato.

Questo evento—noto dai palestinesi come la Nakba, o catastrofe—divenne il fulcro della sua vita accademica.

Khalidi dedicò decenni a documentare come le campagne militari sioniste abbiano spopolato centinaia di città e villaggi palestinesi. Studiò materiali d’archivio, piani militari e testimonianze oculari per ricostruire il resoconto storico di quella che molti storici oggi riconoscono come la pulizia etnica della Palestina.

Uno dei suoi argomenti più citati riguardava l’attuazione del Piano Dalet, una strategia militare sionista che portò all’occupazione e allo spopolamento di vaste parti della Palestina.

La sua ricerca contribuì a portare l’attenzione internazionale su questi eventi e fornì una base accademica per comprendere l’esodo palestinese.

Lo studioso e la sua visione

Per Walid al-Khalidi, scrivere la storia palestinese era un atto di preservazione contro la cancellazione. Il suo lavoro era radicato nella convinzione che la Palestina dovesse essere documentata con rigore, profondità e disciplina storica, specialmente dopo la distruzione e la spopolazione sionista della società palestinese nel 1948.

Gran parte della sua ricerca si è concentrata sulla Nakba non come una tragedia nazionale astratta, ma come un processo storico concreto portato avanti attraverso la sequestro di terre, la distruzione di villaggi e l’esodo forzato dei palestinesi dalle loro case. Dedicò anni a tracciare come intere comunità furono sradicate e come i loro mondi fisici, sociali e culturali furono distrutti.

Ciò che distingueva Khalidi era la sua insistenza sulle prove. Si è avvicinato alla storia palestinese attraverso archivi, mappe, registri demografici, documenti militari, fotografie e testimonianze. Il suo lavoro ha dato precisione storica a realtà che i palestinesi conoscevano e sopportavano da tempo. Così facendo, contribuì a stabilire una base documentaria per lo studio della colonizzazione sionista e della pulizia etnica che accompagnò la creazione di Israele.

La sua ricerca sconfitì anche il mito coloniale secondo cui la Palestina fosse vuota, marginale o storicamente indefinita prima del 1948. Attraverso opere come Before Their Diaspora e All That Remains, ricostruì una Palestina viva: le sue città e i suoi villaggi, le sue classi sociali, le sue istituzioni, la sua vita agricola e la sua vitalità culturale e intellettuale. Dimostrò che ciò che fu distrutto nel 1948 non era semplicemente territorio, ma una società profondamente radicata e complessa.

Il metodo storico di Khalidi era sia accademico che morale. Non trattò il destino dei villaggi palestinesi distrutti come una nota a piè di pagina della guerra, ma come un capitolo centrale della storia moderna palestinese. Il suo lavoro preservava i nomi, i luoghi e le storie delle comunità che il sionismo cercava di rimuovere non solo dalla terra ma dalla memoria stessa.

In questo senso, la sua eredità non risiede solo nei libri che scrisse, ma anche nel quadro storico che costruì. Ha contribuito a rendere la storia palestinese impossibile da ignorare, impossibile da oscurare e impossibile da staccare dalla realtà vissuta della spropriazione.

Libri più influenti

Nel corso della sua lunga carriera, Khalidi ha scritto e curato numerose opere influenti. Diversi di essi divennero riferimenti essenziali per storici, giornalisti e studiosi che studiavano la Palestina.

Tra i più importanti ci sono:

  • Prima della loro diaspora: una storia fotografica dei palestinesi, 1876–1948 (1984). Questo volume straordinario documentava la società palestinese prima della Nakba attraverso fotografie e materiali d’archivio, sfidando il mito coloniale secondo cui la Palestina era “una terra senza un popolo.”
  • Tutto ciò che resta: i villaggi palestinesi occupati e spopolati da Israele nel 1948 (1992). Forse l’opera più famosa di Khalidi, questo studio enciclopedico ha documentato più di 400 villaggi palestinesi distrutti o spopolati durante la creazione di Israele.
  • Dal rifugio alla conquista: letture sul sionismo e il problema palestinese fino al 1948 (1987). Una raccolta accademica ampiamente utilizzata che esamina l’ideologia sionista e lo sviluppo storico della questione palestinese.
  • Conflitto e violenza in Libano (1983). Un’analisi più ampia delle dinamiche politiche mediorientali durante la guerra civile libanese.
  • Palestine Reborn (1992). Una raccolta di saggi che affrontano il futuro politico della Palestina e l’autodeterminazione palestinese.

Questi lavori contribuirono a trasformare lo studio della Palestina da un tema marginale a un campo accademico completamente sviluppato.

Istituzioni di costruzione

Nel 1963, Khalidi co-fondò l’Istituto per gli Studi sulla Palestina a Beirut.

L’istituto divenne il più importante centro di ricerca indipendente dedicato allo studio della Palestina e del conflitto arabo-israeliano.

Sotto la guida di Khalidi, l’istituto costruì uno degli archivi più estesi al mondo sulla storia palestinese, contenente decine di migliaia di libri e documenti.

Le sue riviste e pubblicazioni plasmarono generazioni di studi accademici e offrirono ai ricercatori l’accesso a materiali storici altrimenti difficili da reperire.

Oggi, l’istituto rimane uno dei centri accademici più rispettati per gli studi palestinesi a livello mondiale.

Una generazione di intellettuali

Walid Khalidi apparteneva a una generazione straordinaria di intellettuali palestinesi che dedicarono la loro vita a documentare la storia del loro popolo e a difendere i loro diritti politici.

Tra gli studiosi che facevano parte di questo ambiente intellettuale vi erano figure come Constantine Zurayk, Rashid Khalidi ed Edward Said.

Insieme, questa generazione contribuì a costruire quella che in seguito divenne nota come storiografia palestinese—una tradizione accademica che combinava una rigorosa ricerca d’archivio con un’analisi critica delle narrazioni coloniali.

L’influenza di Khalidi si estese anche a giovani studiosi che avrebbero continuato il suo lavoro nelle università di tutto il mondo.

Molti storici della Palestina oggi fanno risalire la loro discendenza intellettuale alla pionieristica erudizione di Khalidi.

Architetto della Memoria

Oltre ai suoi scritti, Khalidi ebbe un ruolo importante come mentore.

Insegnò in istituzioni come l’American University of Beirut, l’Università di Harvard, la Princeton University e l’Università di Oxford, aiutando generazioni di studenti a conoscere la storia della Palestina.

Molti dei suoi studenti divennero in seguito studiosi, diplomatici e analisti politici di spicco.

Il suo lavoro influenzò anche il discorso politico palestinese. Si dice che abbia contribuito ai discorsi tenuti dai leader palestinesi e abbia preso parte a iniziative diplomatiche relative alla questione palestinese.

Eppure, per tutta la vita, Khalidi rimase soprattutto uno storico.

Un’eredità che durerà

La morte di Walid Khalidi segna la scomparsa di uno degli intellettuali palestinesi più importanti dell’era moderna. Nel corso di più di sette decenni, Khalidi dedicò la sua vita a documentare la storia della Palestina e a preservare la memoria di una società che fu violentemente frammentata durante la Nakba.

Attraverso una ricerca archivistica meticolosa, una leadership istituzionale e un insegnamento, contribuì a stabilire la storiografia palestinese come un campo accademico rigoroso. Il suo lavoro garantiva che le città, i villaggi, le istituzioni e le comunità distrutte nel 1948 rimanessero registrati nella ricerca storica e nella memoria collettiva.

Gli archivi che ha costruito, i libri che ha scritto e gli studiosi da lui mentori continuano a plasmare lo studio globale della Palestina.

Generazioni di storici, giornalisti e ricercatori si affidano ora alle fondamenta che lui ha contribuito a costruire—fondamenti fondati su documentazione, prove e chiarezza storica.

Walid al-Khalidi dedicò la sua vita a garantire che la storia della Palestina, e la memoria del suo popolo, non scomparissero mai. Il suo lavoro rimane una testimonianza duratura di tale impegno.

9/3/2026 https://www.palestinechronicle.com/

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