Biopolitica del genocidio palestinese

di Alessandro Verona
La distruzione sistematica del sistema sanitario, il blocco degli aiuti umanitari, la fame diffusa e la negazione delle cure esemplificano una biopolitica del controllo sulla sopravvivenza che colpisce l’intera popolazione palestinese. L’escalation militare regionale iniziata con l’attacco congiunto Israele-USA all’Iran sta ulteriormente soffocando la sopravvivenza palestinese A Gaza, le autorità israeliane hanno chiuso tutti i valichi di accesso alla Striscia, sospendendo il flusso di aiuti umanitari e bloccando evacuazioni mediche, rotazioni del personale umanitario e rientri di palestinesi nel territorio
La Palestina – comprendente la Striscia di Gaza e la Cisgiordania – rappresenta oggi il fulcro della più grave crisi umanitaria e sanitaria globale, aggravata dall’escalation regionale seguita agli attacchi congiunti Israele-USA contro l’Iran. Già prima di tale escalation, l’Organizzazione Mondiale della Sanità identificava (febbraio 2026) nella regione del Mediterraneo orientale i bisogni umanitari e sanitari più elevati al mondo, con i territori palestinesi occupati al centro di questa emergenza (1). All’1 marzo 2026 si registrano, tra Gaza e Cisgiordania, oltre 73.216 morti palestinesi complessivi e 183.552 feriti (2)(3), (Figura 1). Tra le vittime figurano almeno 753 operatori sanitari uccisi dall’ottobre 2023, uno dei bilanci più gravi mai documentati per il personale medico in un singolo conflitto contemporaneo (4). A ciò si aggiunge la negazione sistematica di cure mediche a circa 18.500–20.000 pazienti critici in attesa di evacuazione sanitaria, molti dei quali bambini (5) (6).
Figura 1 – WHO, Health cluster oPt, vittime palestinesi a Gaza e in Cisgiordania dal 7/10/2023. Dati elaborati da WHO sui report del ministero della salute palestinese, aggiornati al 1/3/2026 (7)

Accanto alle cifre ufficiali del Ministero della Salute di Gaza, la comunità scientifica ha evidenziato una significativa sottostima dei decessi, dovuta al collasso del sistema sanitario e alle difficoltà di registrazione (es. corpi irrecuperabili sotto macerie) (8). Uno studio recentemente pubblicato sul The Lancet Global Health stima, per il periodo 7 ottobre 2023 – 5 gennaio 2025, 75.200 morti violente (+34,7-50% sulle 49.090 ufficiali), pari al 3,4% della popolazione pre-conflitto (~2,23 milioni), di cui il 56% rappresentato da donne, bambini, anziani (9). Inoltre, documenta 16.300 morti non violente, di cui 8540 in eccesso rispetto al baseline pre-conflitto, indicando come sottostimati i decessi da carenza di cure, malnutrizione, infezioni correlate al collasso igienico-sanitario e distruzione infrastrutturale (9). La letteratura epidemiologica indica che, in conflitti prolungati, le morti indirette superano 3-15 volte le dirette, confermando la sottostima sostanziale delle cifre ufficiali (8) (10) (11).
Parallelamente, la distruzione di almeno l’81% delle strutture sanitarie, il rischio di epidemie – come dimostrato dalla ricomparsa della poliomielite (agosto 2024) – e l’interruzione sistematica delle cure croniche delineano un annichilimento sanitario su larga scala (12) (13) (14). Gli attacchi dello stato occupante sono stati oggetto di analisi giuridiche e umanitarie di alto livello, che evidenziano la compatibilità con atti genocidari. La Corte Internazionale di Giustizia ha emesso misure provvisorie intimando a Israele di garantire aiuti umanitari e accesso investigatori, ordinando misure per proteggere i civili palestinesi (15). Rapporti dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e della Relatrice Speciale per i territori palestinesi descrivono i metodi di guerra come coerenti con caratteristiche di genocidio, inclusa la distruzione intenzionale di infrastrutture sanitarie e sistemi alimentari attraverso restrizioni sistematiche (16) (17).
Questo scenario rappresenta non solo una catastrofe umanitaria, ma anche un precedente politico e biomedico che rischia di minare il principio universale del diritto alla salute sancito dal diritto internazionale umanitario.
Attacchi sistematici al sistema sanitario
Nei territori palestinesi occupati, dall’ottobre 2023 al gennaio 2026 sono stati documentati oltre 3.000 attacchi contro strutture e personale sanitario (4) (Figura 2). Ospedali, cliniche, ambulanze e centri di assistenza primaria sono stati colpiti o resi inoperativi, mentre intere reti assistenziali sono collassate per mancanza di elettricità, acqua, carburante e farmaci.
Figura 2: Attacchi al sistema sanitario dal 7/10/2023 al 30/12/2025, Insecurity Insight (4)

Con l’81% delle strutture sanitarie di Gaza non operative o solo parzialmente funzionanti (18), il sistema sanitario è stato definito dalle Nazioni Unite come estremamente compromesso (19). Anche in Cisgiordania si registra una crescente restrizione all’accesso alle cure, con posti di blocco, incursioni e limitazioni alla mobilità che compromettono gravemente la continuità assistenziale (20). Le conseguenze sono immediate: interruzione delle terapie oncologiche e dialitiche, impossibilità di interventi chirurgici complessi, collasso dei servizi materno-infantili e riabilitativi. Migliaia di feriti con amputazioni o lesioni permanenti restano senza accesso a protesi o riabilitazione adeguata (21).
Espulsione delle organizzazioni umanitarie e blocco degli aiuti
Dal gennaio 2026 le autorità israeliane hanno revocato o non rinnovato le licenze operative a 37 ONG internazionali presenti nei territori palestinesi, imponendo la cessazione delle attività entro 60 giorni. Questa decisione rischia di eliminare gli ultimi attori umanitari indipendenti sul terreno, lasciando centinaia di migliaia di persone senza assistenza sanitaria e alimentare (22). Giustificata come “mancata registrazione”, quando la stessa prevedeva condizioni inaccettabili per la deontologia di qualsiasi organizzazione umanitaria, ed accusando le ONG di “terrorismo” senza alcuna prova, questa azione israeliana potrebbe eliminare la presenza salvavita di attori internazionali, ultimi sostegni esterni alla popolazione palestinese insieme alle Nazioni Unite, ed ultimi testimoni stranieri rimasti (22). AIDA (Alliance for International Development Action), che unisce le principali NGO internazionali in Palestina, denuncia che tale misura viola i principi di neutralità ed indipendenza umanitaria, lasciando 500.000 persone senza cure salvavita (22).
Il 28 febbraio 2026, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha emesso un’ingiunzione provvisoria che blocca temporaneamente l’espulsione delle ONG, sospendendo l’entrata in vigore del ban previsto per il 1° marzo (23). Tuttavia, questa misura temporanea non risolve la situazione strutturale: le organizzazioni restano in un limbo giuridico, impossibilitate a pianificare operazioni a medio-lungo termine, mentre il governo israeliano mantiene la possibilità di riproporre l’espulsione una volta concluso l’esame del ricorso (23). L’Humanitarian Country Team delle Nazioni Unite nei territori palestinesi occupati ha sottolineato che queste organizzazioni forniscono servizi essenziali — cibo, acqua, cure mediche, riparo, nutrizione, istruzione e protezione — particolarmente nella Striscia di Gaza, dove i bisogni persistono a livelli critici (24). Le restrizioni all’accesso umanitario restano pervasive: una quota significativa delle missioni coordinate dalle Nazioni Unite viene negata o impedita, con ritardi e ostacoli che compromettono la distribuzione di aiuti essenziali (2) (3). L’insieme di queste misure configura un contesto in cui la sopravvivenza della popolazione civile dipende da corridoi umanitari intermittenti e altamente politicizzati.
L’attacco all’Iran come moltiplicatore della crisi palestinese
L’attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziato il 29 febbraio 2026, ha immediatamente prodotto ulteriori gravi conseguenze devastanti sulla situazione umanitaria in Palestina. A Gaza, le autorità israeliane hanno chiuso tutti i valichi di accesso alla Striscia — incluso il valico di Rafah verso l’Egitto e il valico di Kerem Shalom/Karem Abu Salem — sospendendo il flusso di aiuti umanitari e bloccando evacuazioni mediche, rotazioni del personale umanitario e rientri di palestinesi nel territorio (25) (26). In un briefing del 2 marzo 2026, il portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato: “È imperativo che tutti i valichi siano riaperti il prima possibile” (25). Il personale umanitario è stato costretto a razionare il carburante, dando priorità alle operazioni salvavita a capacità ridotta mentre le scorte locali si esauriscono. Servizi critici come forni, ospedali e impianti di desalinizzazione sono stati colpiti, mentre la raccolta dei rifiuti solidi è stata sospesa (25).
La popolazione di Gaza, che dipende interamente dal flusso costante di beni umanitari e commerciali dall’esterno data la capacità di stoccaggio limitata e la distruzione infrastrutturale diffusa, si trova ora esposta al rischio di una nuova crisi alimentare acuta (26). In alcune aree di Gaza City, la ridotta produzione di acqua ha lasciato le persone con appena due litri di acqua potabile al giorno, mentre i prezzi dei beni di prima necessità stanno già aumentando (25). Esperti di sicurezza alimentare internazionale stimano che Gaza disponga attualmente di circa una settimana di prodotti freschi, dieci giorni di farina per i forni locali che servono le persone più vulnerabili, e due settimane di pacchi alimentari di aiuto (27).
Questa nuova chiusura totale dei valichi giunge in un momento in cui, nonostante il cessate il fuoco dichiarato a ottobre 2025, la popolazione palestinese già affrontava carenze critiche di beni essenziali. Human Rights Watch ha documentato come le restrizioni israeliane abbiano esacerbato la scarsità di forniture mediche, materiali da costruzione, cibo e acqua nel territorio, con la deliberata limitazione degli aiuti che costituisce crimine di guerra quando equivale all’uso della fame come arma di guerra (28). In Cisgiordania, le forze di occupazione hanno mantenuto chiusi la maggior parte dei posti di blocco, in un contesto di crescenti violenze da parte dei coloni, impedendo in gran parte gli spostamenti tra città e governatorati palestinesi, con impatto immediato sull’accesso ai mezzi di sussistenza, ai servizi di base e alle operazioni umanitarie (25). Il Segretario Generale António Guterres ha espresso grave preoccupazione per la rapida espansione della crisi umanitaria regionale, con crescenti vittime civili e distruzione infrastrutturale, ribadendo l’obbligo del diritto internazionale umanitario di proteggere i civili e garantire aiuti senza ostacoli (25).
Fame e malnutrizione su scala di massa
Nel 2025 l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha dichiarato condizioni di carestia in alcune aree della Striscia di Gaza, con livelli estremi di mortalità e malnutrizione (29). Sebbene alcuni indicatori siano temporaneamente migliorati dopo la dichiarazione di cessate il fuoco, la maggioranza della popolazione rimane in condizioni di crisi o emergenza alimentare. Le proiezioni per il 2026 indicano un ulteriore deterioramento: fino a 1,8 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare grave e livelli elevati di malnutrizione acuta tra i bambini. I centri nutrizionali, dove ancora operativi, risultano sovraccarichi e privi di forniture adeguate (30) (Figure 3 e 4). In Cisgiordania, l’IPC classifica 400.000 di persone in fasi di crisi o emergenza alimentare (IPC Fase 3-4), aggravate da violenze, restrizioni di movimento e impatti economici, con UNICEF che segnala un aumento della malnutrizione infantile (5).
Figura 3 – Situazione della malnutrizione a Novembre 2025, e proiezione sino ad Aprile 2026, Integrated Food Security Phase Classification (IPC) (29)

Figura 4 – Malnutrizione attesa, Integrated Food Security Phase Classification (IPC) (29)

Malattie croniche, oncologia ed evacuazioni negate
A Gaza le malattie non trasmissibili continuano a mietere vittime silenziose. Studi recenti documentano interruzioni diffuse delle cure per diabete, ipertensione e patologie cardiovascolari, con un aumento significativo della mortalità evitabile (31) (32). Nel campo oncologico, il blocco delle forniture farmacologiche e l’assenza di radioterapia a Gaza da oltre vent’anni rendono impossibile il trattamento adeguato di migliaia di pazienti, in particolare bambini (33) (34). Oltre il 95% dei farmaci chemioterapici essenziali risulta non disponibile (33).Le evacuazioni mediche restano estremamente limitate: il totale dall’inizio della guerra ammonta a soltanto 3.599 pazienti (dato aggiornato al 27/2/2026), e sole poche centinaia di pazienti sono stati autorizzati a lasciare Gaza nei primi mesi del 2026, a fronte di decine di migliaia in attesa (Figura 5). Al ritmo attuale, l’evacuazione di tutti i pazienti critici richiederebbe circa 4.5 anni (5) (6) (35).
Figura 5 – WHO, Health cluster oPt, medical evacuation dei pazienti da Gaza, aggiornati al 27/2/2026. (7)

Salute mentale: una crisi psicosociale senza precedenti
A Gaza, dopo oltre due anni di bombardamenti, sfollamenti e assedio, la crisi di salute mentale è senza precedenti. Una review narrativa OMS EMRO del febbraio 2026 indica livelli estremamente elevati di disturbo post-traumatico (54% nei bambini, 40% negli adulti), depressione (41-45%) e ansia (34-37%) legati a violenza cronica e dislocamento (36) (37).
Anche in Cisgiordania, l’escalation di violenze e restrizioni ha determinato un drammatico peggioramento degli indicatori di benessere psicologico (5). I servizi di supporto psicosociale sono ridotti al minimo a causa della distruzione infrastrutturale e della carenza di personale specializzato. Operatori sanitari e soccorritori lavorano in condizioni di stress estremo, spesso costretti a decisioni cliniche impossibili per mancanza di risorse (38).
Infocidio e invisibilizzazione
Alla distruzione materiale si accompagna una progressiva eliminazione della capacità di testimonianza. Il numero di giornalisti palestinesi uccisi a Gaza, almeno 234, rappresenta il più alto mai registrato in un singolo conflitto contemporaneo, mentre l’accesso dei giornalisti internazionali resta impedito a Gaza e limitato in Cisgiordania. A ciò si aggiunge ora il rischio di eliminazione delle organizzazioni umanitarie internazionali in tutta la Palestina, che oltre ai servizi alla popolazione, sono elementi di testimonianza diretta dal campo (39) (40) (41). Questa combinazione di violenza diretta e restrizioni all’informazione contribuisce a un processo di relativizzazione ed invisibilizzazione della crisi, che riduce la capacità della comunità internazionale di monitorare e documentare le violazioni del diritto umanitario.
Conclusioni
La distruzione sistematica del sistema sanitario, il blocco degli aiuti umanitari, la fame diffusa e la negazione delle cure esemplificano una biopolitica del controllo sulla sopravvivenza che colpisce l’intera popolazione palestinese.
L’escalation militare regionale iniziata con l’attacco congiunto Israele-USA all’Iran sta ulteriormente soffocando la sopravvivenza palestinese attraverso restrizioni totali degli aiuti. La chiusura immediata dei valichi, la sospensione degli aiuti umanitari e delle evacuazioni mediche, e il rischio di una nuova crisi alimentare acuta dimostrano come la popolazione palestinese rimanga ostaggio di dinamiche geopolitiche che ne strumentalizzano la sopravvivenza.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha avvertito che “la situazione regionale è al collasso totale”, sottolineando l’estrema precarietà della situazione regionale (25). In questo contesto, Gaza rimane il territorio più vulnerabile, privato di ogni capacità di resistenza dopo oltre due anni di assedio e distruzione sistematica.
La comunità scientifica e sanitaria internazionale è chiamata a riconoscere e denunciare le implicazioni di questa crisi non solo per la Palestina, ma per la tenuta stessa del diritto internazionale umanitario e del principio universale del diritto alla salute.
Ogni giorno di ritardo nell’azione politica e diplomatica contribuisce ad aggravare un terribile costo umano che, come indicato dalla letteratura epidemiologica, è probabilmente già molto superiore alle cifre ufficiali. La sovrapposizione della crisi regionale rischia di rendere la Palestina definitivamente invisibile, mentre la sua popolazione continua a morire sotto assedio.
Alessandro Verona, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Università di Firenze
Riferimenti
(1) WHO EMRO, Humanitarian health needs in WHO’s Eastern Mediterranean Region remain highest globally in 2026, febbraio 2026, https://www.emro.who.int/media/news/humanitarian-health-needs-in-whos-eastern-mediterranean-region-remain-highest-globally-in-2026.html
(2) OCHA oPt, Gaza Humanitarian Response Situation Report No. 66, febbraio 2026, https://www.ochaopt.org/content/gaza-humanitarian-response-situation-report-no-66
(3) OCHA, Humanitarian Situation Update #357 – Gaza Strip, febbraio 2026, https://www.un.org/unispal/document/ocha-humanitarian-situation-update-357-gaza-strip/
(4) Insecurity Insight, Attacks on Health Care in the occupied Palestinian territory, febbraio 2026, https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/attacks-health-care-occupied-palestinian-territory-21-january-03-feb-2026
(5) WHO, Occupied Palestinian Territory: Health Emergency Appeal 2026, dicembre 2025, https://www.who.int/publications/m/item/occupied-palestinian-territory–who-health-emergency-appeal-2026
(6) UN News, Rafah reopening offers lifeline for patients, but aid flow still far from enough, febbraio 2026, https://news.un.org/en/story/2026/02/1166881
(7) WHO Health Cluster (2026). Occupied Palestinian Territory (oPt) Unified Dashboard — Gaza and West Bank. World Health Organization Eastern Mediterranean Regional Office (EMRO). Accesso: 17 febbraio 2026.
(8) Khatib R, McKee M, Yusuf S, Counting the dead in Gaza: difficult but essential, The Lancet, luglio 2024, https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01169-3/fulltext
(9) Spagat M et al. Violent and non-violent death tolls for the Gaza conflict. Lancet Glob Health. 2026. doi:10.1016/S2214-109X(25)00522-4
(10) Rashid T, et al., Traumatic injury mortality in the Gaza Strip from Oct 7, 2023, to June 30, 2024: a capture-recapture analysis, The Lancet, febbraio 2025, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39799952/
(11) Yusuf S, Spagat M, et al., From enumeration to inference: what the Gaza Mortality Survey reveals—and misses—about counting deaths in the Gaza Strip, The Lancet Global Health, febbraio 2026, https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(26)00015-X/fulltext
(12) Jamaluddine Z, Rashid T, et al., Mortalità da lesioni traumatiche nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023 al 30 giugno 2024: un’analisi capture-recapture, The Lancet, febbraio 2025, https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)02678-3
(13) Organizzazione Mondiale della Sanità, Il sistema sanitario al punto di rottura mentre le ostilità si intensificano ulteriormente a Gaza, maggio 2025, https://www.who.int/news/item/22-05-2025-health-system-on-brink-gaza-escalation
(14) Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Rapporto tematico: Attacchi agli ospedali durante il conflitto a Gaza, dicembre 2024, https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/countries/opt/20241231-attacks-hospitals-gaza-en.pdf
(15) Corte Internazionale di Giustizia, Applicazione della Convenzione sul genocidio nella Striscia di Gaza: ordinanza sulle misure provvisorie, gennaio 2024, https://www.icj-cij.org/case/192
(16) Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Albanese F., The long human tragedy of the Nakba and Israel’s settler colonial genocide, ottobre 2024, https://www.ohchr.org/en/press-releases/2024/10/long-human-tragedy-nakba-and-israels-settler-colonial-genocide-un-expert
(17) Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Albanese F., A/80/492: Genocidio a Gaza: un crimine collettivo. Rapporto della Relatrice Speciale, ottobre 2025, https://reliefweb.int/report/world/a80492-gaza-genocide-collective-crime-report-special-rapporteur
(18) OCHA, Reported impact snapshot Gaza Strip, gennaio 2026, https://www.ochaopt.org/sites/default/files/Gaza_Reported_Impact_Snapshot_06_January_2026.pdf
(19) UN News, Gaza’s maternal and newborn health system decimated, dicembre 2025, https://www.ungeneva.org/en/news-media/news/2025/12/113879/gazas-maternal-and-newborn-health-system-decimated-un-warns
(20) OCHA, Humanitarian Situation Update West Bank, febbraio 2026, https://www.un.org/unispal/document/ocha-humanitarian-situation-update-356-west-bank/
(21) Al-Hajj S et al., Rehabilitation needs in Gaza, International Journal of Quality in Health Care, ottobre 2025, https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/estimating-trauma-rehabilitation-needs-gaza-september-2025-update
(22) AIDA, Joint Statement by International Humanitarian Organizations on INGO Registration Expiration, gennaio 2026, https://www.aerztederwelt.org/wp-content/uploads/2026/01/aida-statement-ingo-registration-expiration-aerztederwelt-01-2026.pdf
(23) BBC News, Israeli court temporarily halts ban on foreign aid groups in Gaza, 28 febbraio 2026, https://www.bbc.com/news/articles/cd6z382de8yo
(24) OCHA oPt, Statement by the Humanitarian Country Team of the Occupied Palestinian Territory, marzo 2026, https://www.ochaopt.org/content/statement-humanitarian-country-team-occupied-palestinian-territory
(25) United Nations, Daily Press Briefing by the Office of the Spokesperson for the Secretary-General, 2 marzo 2026, https://press.un.org/en/2026/db260302.doc.htm
(26) UN News, UN News Today 03 March 2026, marzo 2026, https://news.un.org/en/audio/2026/03/1167073
(27) The Guardian, ‘We’ll run out of food this week’: how attacks on Iran leave Gaza under siege, 2 marzo 2026, https://www.theguardian.com/world/2026/mar/02/iran-attacks-gaza-under-siege
(28) Human Rights Watch, Israel: Aid Groups Barred From Gaza, West Bank, febbraio 2026, https://www.hrw.org/news/2026/02/24/israel-aid-groups-barred-from-gaza-west-bank
(29) IPC, Gaza Strip: Acute Food Insecurity Analysis, dicembre 2025, https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/gaza-strip-ipc-acute-food-insecurity-analysis-special-brief-october-2025
(30) UNICEF, Nutrition Cluster Bulletin Gaza Strip, novembre 2025, https://www.unicef.org/oPt/media/16781/file/Gaza-Nutrition-Cluster-Bulletin-November-2025.pdf
(31) Alser M et al., Continuity of chronic disease care in Gaza, novembre 2025, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12638478/
(32) Qaddoumi I et al., War and chronic illness: a health center-based study of Palestinians with non-communicable diseases in Gaza, giugno 2025, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40556013/
(33) Abu-El-Noor NI et al., Challenges of access to care for children with cancer living in the Gaza Strip, gennaio 2026, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41500662/
(34) Al Jazeera, Gaza’s cancer patients die waiting for treatment, gennaio 2026, https://www.aljazeera.com/news/2026/1/15/gaza-cancer-patients-die-waiting-treatment
(35) Save the Children, Urgent medical evacuations through Rafah predicted to take over four years, febbraio 2026, https://www.savethechildren.net/news/news-quote-urgent-medical-evacuations-through-rafah-predicted-take-over-four-years-trapping
(36) WHO EMRO, A narrative review of mental health and psychosocial impact of the war in Gaza, febbraio 2026, https://www.emro.who.int/afg/a-narrative-review-of-mental-health-and-psychosocial-impact-of-the-war-in-gaza.html
(37) Thabet A et al., Trauma and mental health burden of Gaza’s displaced children, gennaio 2026, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41588524/
(38) Abuleaish I et al., Reviving and rebuilding the health system in Gaza, febbraio 2026, https://www.emro.who.int/emhj-volume-31-2025/volume-31-issue-2/reviving-and-rebuilding-the-health-system-in-gaza.html
(39) Committee to Protect Journalists, Journalist casualties in the Israel-Gaza war, 2026, https://cpj.org/2023/10/journalist-casualties-in-the-israel-gaza-conflict/
(40) International Federation of Journalists, Palestine: At least 226 journalists and media workers killed in Gaza (ultimo report), gennaio 2026, https://www.ifj.org/media-centre/reports/detail/palestine-at-least-226-journalists-and-media-workers-killed-in-gaza
(41) The Guardian, The deadly toll on journalists in the Gaza war, settembre 2025, https://www.theguardian.com/global-development/ng-interactive/2025/sep/01/israel-gaza-war-media-palestinian-journalists-killed-ceasefire










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