NUOVI OSPEDALI. SANITÀ PER TUTTI O PROGETTI SPECULATIVI?

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Siamo in un epoca di sfrenata speculazione in ogni settore occupata dalla finanza, ma pensate che siano soddisfatti? Macché, ingordi come sono e consci di non avere più avversari nelle sedi istituzionali nazionali e regionali, anzi, di avere sinergie affaristiche in quelle sedi, ora puntano sull’edilizia speculativa anche sul terreno sanitario con la progettazione di nuovi ospedali, dopo che gli ospedali pubblici sono stati mal governati dal punto di vista manutentivo e di posti letto. Saranno mega strutture formalmente pubbliche ma pronte ad essere gestite dalle comuni sinergie di fondazioni, banche e strutture private come Humanitas (si parla anche di finanziamenti INAIL) che concorreranno alla costruzione manipolata dai loro obbiettivi di profitto.

Forse è lo stesso destino previsto per le case di comunità, dico forse perchè i territori negli ultimi vent’anni sono stati già invasi da strutture residenziali e poliambulatoriali che hanno sostituito quelle pubbliche abbandonate dalle Giunte regionali, al nord come al centro Italia. Al sud è stato molto più facile essendo queste strutture poche è malridotte.

L’influenza determinante della finanza speculativa è strettamente connessa alla privatizzazione dell’uso della cosa pubblica e si basa sulla trasformazione in enti privati dei beni comuni, della sanità come dell’acqua pubblica, tanto per fare due esempi vitali per la vita dei cittadini.

La proliferazione del business finanziario nel settore dell’edilizia pubblica e privata è attuata con marchingegni criminogeni atti ad alterare, ora anche per la sanità, la stessa economia di mercato (distorsione di domanda-offerta e della relazione committente-fornitore, assegnazione di una innaturale e preminente funzione al sistema finanziario e all’Agenzia delle Entrate) allo scopo di trasferire surrettiziamente risorse finanziarie pubbliche alle banche (in pratica, si tratta di prodotti finanziari ad elevato rendimento e a basso rischio per l’acquirente del credito, garantiti dallo Stato e spacciati per ciò che non sono: sostegno dell’economia reale).

Ora a proposito del nuovo ospedale Maria Vittoria nel parco della Pellerina se ne parla da trent’anni con ingenti risorse spese in progetti, nel mentre l’ospedale è stato soggetto da 20 anni a permanente ristrutturazione di interi reparti e dello stesso Pronto Soccorso: tanti milioni spesi inutilmente?
Il riparto, in sede nazionale, delle risorse riferite all’ex articolo 20 per l’edilizia sanitaria ha visto assegnare al Piemonte la cifra di 120 milioni di euro, utili a chi pensa solo al privato con la finanza di progetto e i fondi INAIL e prepara solo nuovi problemi per i cittadini e loro loro esigenze di salute, mentre avanzano i disagi:
– aumentano velocemente le già chilometriche liste d’attesa che si sono aggiunte a quelle storiche pre covid,
– ambulatori e centri analisi privati diffusi a macchia d’olio,
– Pronto Soccorso che esplodono, – reparti senza medici dipendenti, – gettonisti costosissimi per tentare di tappare le falle,
– abbandono dei professionisti pubblici a causa dei ritmi di lavoro e stress,
– interi reparti ospedalieri messi a gara per il privato,
– Non Autosufficienti costretti a pagarsi la continuità di cura,

Nel mentre si spendono milioni di euro in progetti, studi, conferenze.

L’ospedale Maria Vittoria, e l’ospedale Amedeo di Savoia con il suo parco, (già Centro regionale per le malattie infettive ed eccellenza nazionale, svuotato dalle giunte precedenti) rappresentano il caso più evidente di quale progetto speculativo è in atto – anche con l’occhio interessato delle immobiliari – per abbandonare strutture sempre funzionali e migliorabili con minime spese di ammodernamento e recupero di personale e specialità.

Intanto la sanità privata è sempre più invadente nell’occupare gli spazi lasciati dal servizio pubblico, con migliaia di dipendenti ridotti al silenzio della disperazione.

Di ospedali interamente pubblici se ne potrebbe parlare con una programmazione solo pubblica con lo Stato che si riprende la titolarità della sanità ripristinando il Titolo V originale; abolisce la convenzionata come concorrente; amplia gli organici almeno sugli standard europei; ripristina la Legge 833 del 1978; Tanto per iniziare!

Invece oggi con la secessione, (Autonomia Differenziata), è la fine dell’uguaglianza dei diritti dettati dalla Costituzione. Che senso ha oggi parlare di nuovi ospedali quando non hai più personale? Che senso ha se la “clientela”, nella logica aberrante dell’aziendalismo, si è drasticamente ridotta ed è stata costretta a rivolgersi alla concorrenza, perlopiù finanziata da fiumi di denaro pubblico?

Redazione di Lavoro e Salute


Dubbi e domande sul nuovo ospedale Maria Vittoria

UNA GRANDE SFIDA PER TORINO

Da qualche anno sul tavolo della politica cittadina pesa la questione dei due nuovi ospedali, che un ambizioso progetto regionale ha messo pista. Da una parte la ventennale vicenda del Parco della Salute, o meglio le nuove Molinette, e dall’altra il progetto del nuovo Maria Vittoria che dovrebbe essere costruito con fondi Inail e che dovrebbe inglobare anche l’Amedeo di Savoia.

Ma è proprio su quest’ultimo progetto che si accende dal 2022 la polemica. Già perché su indicazione comunale l’ospedale viene progettato in quell’area del parco della Pellerina oggi sede temporanea di circhi e giostrai. Una decisione che scavalca financo la Circoscrizione e che trova una decisa opposizione da parte della cittadinanza che si concretizza in due comitati (Assemblea Pellerina NoOspedale nel Parco e Salviamo la Pellerina).

Di qui si origina attraverso i comitati una operazione di informazione, elaborazione di osservazioni al progetto, invito alla partecipazione attraverso assemblee pubbliche etc. Una opposizione che unisce al rigore della contestazione nel merito lo strumento della democrazia partecipata. Ma che trova sino ad oggi una ostinata contrarietà delle istituzioni comunali e regionali.

Eppure se provate a spiegare alla prima persona che incontrate per strada che in quel fazzoletto di terra del parco della Pellerina compresso fra la Dora e corso Regina Margherita, corso Appio Claudio e corso Lecce, hanno deciso di costruirvi un ospedale di 6 torri da 5 piani più la “main street “ di collegamento e che l’ingresso per utenti ed ambulanze sarà a 6 metri di altezza per stare sopra il livello di esondazione della Dora, in genere il vostro interlocutore penserà che lo stiate prendendo in giro.

Perché anche un bambino capisce che se andate a piazzare un edificio di quelle dimensioni e ci aggiungete tutto quello che sarà a regime l’indotto che vi graviterà attorno, voi avrete la buona probabilità di devastare per sempre il restante parco adiacente. Subito dopo vi chiederà se non c’erano altre soluzioni ! E qui inizia l’altro aspetto di questa vicenda : quello delle domande senza risposta e delle omissioni.

E già perché ciò che nessuno sia tecnico che politico dice, ma è scritto nella relazione generale che accompagna il progetto, è che le dimensioni della location non consentono: la presenza di una farmacia con tutte le funzioni annesse, ne una emoteca con centro trasfusionale ne aule o laboratori per gli specializzandi in Malattie Infettive (l’Amedeo di Savoia è polo regionale universitario) ne le cucine. A queste assenze si ovvierà con citiamo testualmente “ una robusta rete informatica “.

Lasciamo al lettore la interpretazione di tale asserzione.

Quanto poi alla dotazione relativa ai servizi dedicati al personale interno, quelle cose come un servizio di babysitteraggio ad esempio che dovrebbero rendere più appetibile il lavorare nel servizio pubblico, neanche l’ombra. Perchè, considerato che ad oggi Maria Vittoria ed Amedeo di Savoia dispongono all’incirca di 370 posti letto, il nuovo ospedale è progettato per 503 posti letto? Perché per una dotazione di 503 p.l. sono previsti solo 770 posti auto mentre per il progetto del nuovo ospedale a Cambiano per 350 p.l. ne sono previsti oltre un migliaio?

Perché la sede alternativa di via Traves è stata scartata con la sola apodittica motivazione di una sua inaccettabile perifericità? Queste sono solo le prime osservazioni che vengono in mente ad una lettura superficiale delle relazioni progettuali.
In realtà il Dossier preparato da geologi, urbanisti, medici ed esperti di Diritto Ambientale dei due Comitati ed inviato a tecnici e politici contiene un esaustivo elenco di motivazioni che controindicano il progetto in esame nella sua allocazione attualmente designata. E allora come si fa a conciliare l’esigenza di avere un ospedale moderno per il quadrante Nord-Ovest di Torino con il rispetto rigoroso del territorio destinato a parco e il non perdere la opportunità di avere i finanziamenti Inail?

Bisogna avere il coraggio politico di un ripensamento della scelta fatta ed in nome della tanto sbandierata “concordia istituzionale“ fra Regione e Comune convocare un tavolo di concertazione cui far sedere tutti coloro, non importa a quale schieramento politico appartengano, che avendo ruoli istituzionali locali, regionali e nazionali possono contribuire a sciogliere il nodo del problema di tenere insieme soldi, salute, e la integrità di uno storico parco torinese.

Nel 2027 ci sarà una importante appuntamento elettorale che riguarda Torino e molti altri importanti Comuni dell’area metropolitana. C’è qualcuno di lor signori che pensa di possedere un consenso così granitico da infischiarsene del voto di quanti esplicitamente o silenziosamente hanno espresso il loro dissenso nelle vicende del Meisino o di corso Belgio e per l’ospedale alla Pellerina o per le altre numerose criticità che una città in trasformazione epocale sta attraversando?

Questo è un appello al vecchio ma assai prezioso buon senso.

Franco Rubiola

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