Aggressione sionista a Roma, studenti speronati e picchiati per una bandiera palestinese

Aggressione sionista a due giovani di OSA e Cambiare Rotta sul Lungotevere: erano diretti a una manifestazione con bandiere palestinesi. L’aggressore ha urlato insulti contro i palestinesi prima di far cadere la loro moto e colpirli a terra.
A Roma due giovani militanti di OSA e Cambiare Rotta sono finiti in ospedale dopo essere stati speronati mentre viaggiavano in moto con alcune bandiere palestinesi e successivamente aggrediti mentre erano ancora a terra. È la grave denuncia diffusa dall’Unione Sindacale di Base e dalle organizzazioni studentesche che riferiscono dell’aggressione e del ricovero dei due studenti.
Secondo la ricostruzione dei ragazzi, l’episodio è avvenuto sul Lungotevere, nei pressi di piazza Cavour, mentre stavano raggiungendo una manifestazione. Il giovane seduto dietro reggeva le bandiere palestinesi quando un uomo a bordo di un’altra moto li avrebbe affiancati iniziando a insultarli. «Palestinesi di merda, fermatevi», avrebbe gridato, aggiungendo di essere sionista. Poco dopo, secondo la denuncia, avrebbe speronato da dietro la moto dei due studenti provocandone la caduta.
Ma l’aggressione non si sarebbe fermata lì. USB e i collettivi riferiscono che l’uomo sarebbe sceso dal proprio mezzo e avrebbe continuato a colpire i due giovani mentre si trovavano a terra, in parte incastrati sotto la moto. Solo l’arrivo di alcuni passanti avrebbe interrotto l’aggressione. L’uomo sarebbe quindi risalito sul proprio mezzo allontanandosi velocemente, ma alcuni presenti sarebbero riusciti a registrarne la targa. I due studenti sono stati portati in ospedale per ricevere le cure necessarie.
Non siamo davanti a una semplice lite stradale degenerata: siamo davanti a un’aggressione deliberata contro due ragazzi individuati come bersagli perché portavano con sé il simbolo della Palestina. È precisamente questo elemento a rendere politicamente gravissimo quanto accaduto.
USB parla apertamente di «ennesima aggressione sionista» e lega l’episodio al clima di criminalizzazione della solidarietà con il popolo palestinese. Una denuncia che non nasce nel vuoto. Roma ha conosciuto negli ultimi mesi numerosi episodi di tensione attorno alle mobilitazioni per Gaza e alla presenza della bandiera palestinese. Nell’aprile scorso, nell’aula autogestita “Gaza” dell’Università Roma Tre, furono strappati manifesti e rimossa una bandiera palestinese; sul muro comparve una Stella di David accompagnata dalla scritta “Aula Bibas”. Cambiare Rotta denunciò allora un tentativo di intimidazione nei confronti degli studenti antisionisti.
USB chiama direttamente in causa anche il clima politico costruito intorno alle mobilitazioni per Gaza. Da mesi manifestazioni, occupazioni universitarie, scioperi e iniziative studentesche vengono frequentemente raccontati attraverso la lente dell’ordine pubblico, dell’estremismo e dell’antisemitismo, con il rischio di sovrapporre deliberatamente critica a Israele, antisionismo e odio antiebraico. È una sovrapposizione che non protegge nessuno dall’antisemitismo reale e, al contrario, rischia di trasformare una categoria necessaria per riconoscere una forma storica e presente di razzismo in uno strumento per delegittimare il dissenso politico.
La questione diventa ancora più seria quando questo clima investe studenti molto giovani. OSA e Cambiare Rotta sono da tempo tra le organizzazioni protagoniste delle mobilitazioni romane contro la guerra e a sostegno della Palestina. Nel marzo scorso hanno partecipato insieme a USB e ad altre realtà al corteo romano contro guerra e riarmo; anche nelle scuole la mobilitazione studentesca sulla Palestina è stata particolarmente intensa. Criminalizzare sistematicamente questo movimento significa contribuire a creare un ambiente nel quale chi porta una kefiah o una bandiera palestinese può essere percepito come qualcuno contro cui l’aggressività è in qualche modo tollerabile.
È proprio su questo che le istituzioni romane e nazionali devono pronunciarsi. Non servono condanne selettive della violenza. Non può esistere una violenza politicamente esecrabile quando colpisce alcuni e derubricabile a episodio marginale quando colpisce chi manifesta per la Palestina.
USB ricorda inoltre precedenti episodi romani e chiede che questa volta l’identificazione dell’aggressore e l’accertamento delle responsabilità procedano rapidamente. Nel caso odierno esisterebbe un elemento concreto: la targa della moto, registrata durante la fuga. Se così è, le autorità dispongono di uno strumento importante per risalire al conducente e verificare la denuncia.
È quindi necessario evitare generalizzazioni, ma altrettanto necessario impedire che l’episodio venga minimizzato o rapidamente dimenticato. Se qualcuno ha deliberatamente speronato due ragazzi perché portavano una bandiera palestinese e li ha poi picchiati mentre erano a terra, siamo davanti a un fatto di una gravità enorme che richiede un’indagine rigorosa e una risposta pubblica altrettanto netta.
La solidarietà con il popolo palestinese non è un reato. Esporre una bandiera palestinese non può trasformare una persona in un bersaglio. Manifestare contro le politiche genocide del governo israeliano non significa odiare gli ebrei, così come essere ebrei non significa sostenere Israele o le politiche del suo governo. Proprio per questo ogni tentativo di utilizzare l’antisemitismo per silenziare la critica politica finisce anche per rendere più difficile riconoscere e combattere l’antisemitismo quando realmente si manifesta.
Ai due ragazzi aggrediti va tutta la solidarietà. Alle autorità spetta invece un compito molto concreto: identificare rapidamente l’aggressore, ricostruire quanto accaduto e accertare tutte le responsabilità senza zone d’ombra. Non può esserci alcuna impunità per chi aggredisce qualcuno perché porta con sé una bandiera palestinese.









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