Amianto Inps/Inail: situazione kafkiana a Ravenna (e non solo a Ravenna)

Al Presidente della Repubblica Italiana
On. Sergio Mattarella

I fatti in breve (è ovviamente disponibile tutta la documentazione dettagliata: sentenze, procedure, riscontri clinici, ecc.) :

• Un gruppo di lavoratori appartenenti alla più ampia coorte dei lavoratori del petrolchimico di Ravenna chiede il riconoscimento della pregressa esposizione ad amianto a fini di maggiorazione pensionistica
• La maggiorazione pensionistica è “concessa” a chi “convince” l’Inps di aver subito un’esposizione ad amianto superiore a 100 fibre/litro per almeno dieci anni
• E’ pure concessa a chi ha conseguito una patologia da amianto
• Questi lavoratori vengono riconosciuti esposti ad amianto del giudice del lavoro dr. Roberto Riverso; una sentenza secondo noi fondata e condivisibile
• Inps ricorre in appello, “perde” l’appello ma fa ricordo in Cassazione
• La Cassazione rinvia alla corte di appello di Bologna che in seconda battuta, con una ctu “discutibile” disconosce il diritto alla maggiorazione pensionistica
• Inps dunque chiede di recuperare le risorse economiche elargite
• Successivamente ad uno dei lavoratori a cu era stata disconosciuta l’esposizione a 100 ff/litro l’Inail di Ravenna riconosce la eziologia amiantifera di un tumore polmonare (che poi porterà al decesso il lavoratore)
• Ancora successivamente Inail riconosce un mesotelioma pleurico a carico di un altro lavoratore appartenente allo stesso gruppo dei disconosciuti dalla Corte di appello di Bologna
• La AEA (ASSOCIAZIONE ESPSOTI AMIANTO E RISCHI PER LA SALUTE) contatta Inail e Inps affinché prendano atto della nuova situazione e superino il diniego precedente anche alla luce del diritto alla maggiorazione pensionistica sancita per legge non solo in relazione al superamento delle 100 ff/litro ma anche in relazione ad una patologia da amianto acclarata (il riferimento è sempre la legge 257/1992)
• I nuovi e drammatici riscontri sanitari tuttavia non vengono interpretati come prova della erroneità della sentenza della corte di appello con conseguente riconoscimento della maggiorazione pensionistica a tutti i lavoratori che fecero ricorso al tribunale ma neppure per i due lavoratori che hanno contratto patologie tumorali da amianto dei quali uno deceduto e deceduto peraltro per patologia che la letteratura scientifica internazionale correla ad esposizioni, abitualmente, superiori a 100 ff/litro e per periodi anche superiori a 10 anni
• INPS dunque contro ogni evidenza non prende atto della erroneità della sentenza della corte di appello e continua a rivendicare la restituzione delle provvidenze economiche a tutti (compresa una signora vedova del lavoratore defunto) MA A PRESCINDERE DELLA INFONDATEZZA DELLA CTU E DELLA SENTENZA NON PRENDE ATTO NEANCHE DELLA MANIFESTAZIONE DELLE PATOLOGIE TUMORALI ASBESTO CORRELATE

• Dal punto di vista medico, sociale e umano la vicenda è assurda e richiede un deciso intervento delle istituzioni sanitarie e sociali in quanto non c’ è solo una questione di “giustizia” nei confronti di persone indebitamente esposte a fattori di rischio cancerogeno che avrebbero dovuto essere evitate ma è anche un problema , per tutti i cittadini, di credibilità delle istituzioni dello stato;
• Ravenna con i suoi cittadini e lavoratori ha subìto tanti lutti a causa dell’inquinamento e delle esposizioni professionali e , cosiddette, “para lavorative” (in realtà lavorative a tutti gli effetti) ad amianto; dobbiamo ricordare il procedimento penale amianto/Enichem/Ravenna conclusosi con la presa d’atto che si è effettivamente verificata una strage operaia a monte della quale la Cassazione ritenuto di non aver individuato responsabilità penali individuali (la strage tuttavia si è verificata anche se non si è consumata “nello stesso giorno” come quella della Mecnavi del 13 marzo 1987 ); né possiamo dimenticare il “caso” di mesotelioma accusato dalla moglie di uno dei lavoratori del petrolchimico che non ha ottenuto nessun riconoscimento né risarcimento (non che sia facile o possibile “risarcire” veramente).
L’impatto ambientale e sanitario delle produzioni nocive causa lutti e la burocrazia di Inail e Inps contribuisce a rendere più difficile la elaborazione dei lutti subiti causando sentimenti di frustrazione e distress psicosociale che devono essere assolutamente evitati
Le chiediamo signor Presidente di richiamare Inail /Inps di Ravenna nonché le istituzioni governative e parlamentari ad attivarsi per non ostacolare la giustizia e i diritti dei lavoratori (e delle loro famiglie) già duramente colpiti dalle malattie professionali ; non solo accade che venga loro negato il diritto alla prevenzione e alla salute ma anche il diritto al pur insufficiente risarcimento previsto dalle normative di legge in vigore nel nostro paese.

Vito Totire, medico del lavoro/psichiatra, presidente AEA -associazione esposti amianto e rischi per la salute via Polese 30 40122 Bologna
vitototire@gmail.com vitototire@pec.it
Ravenna, 9.4.2026

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